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Suicidi in carcere, in Toscana formazione agli agenti per prevenirli

La Regione vara un programma di prevenzione tra i detenuti e gli operatori di tutti i penitenziari della Toscana. Un investimento di 78mila euro che sarà impiegato per la formazione del personale sanitario e penitenziario. Saccardi: "Il carcere sia luogo rieducativo"

25 ottobre 2018

FIRENZE – Suicidi in carcere, la Regione Toscana vara un programma di prevenzione tra i detenuti e gli operatori di tutti i penitenziari della Toscana. Un investimento di 78mila euro che sarà impiegato per la formazione del personale sanitario e penitenziario. La formazione sarà organizzata dall'Agenzia per la formazione dell'Azienda USL Toscana Centro con sede a Empoli e si svolgerà con il supporto del Centro di Riferimento regionale sulle Criticità Relazionali dell'Azienda ospedaliera universitaria di Careggi. Docenti di questa formazione saranno psichiatri e psicologi che saranno individuati all'interno delle Aziende USL. La formazione sarà in primis rivolta agli operatori del carcere, tra cui agenti penitenziari e personale medico, dopodiché saranno coinvolti direttamente i reclusi, alcuni dei quali saranno a loro volta formatori verso altri detenuti. 

Un programma, quello messo a punto dalla Regione, che intende prevenire non soltanto il suicidio tra le sbarre, ma anche i frequenti atti di autolesionismo dei reclusi. Un progetto sviluppato nell’ambito dell’approvazione, da parte della Conferenza Unificata, del Piano Nazionale per la prevenzione delle condotte suicidarie nel sistema penitenziario per adulti. La delibera della giunta regionale toscana su “Prevenzione del suicidio nel sistema penitenziario” impegna le Aziende USL a redigere, concordemente con l'Amministrazione penitenziaria, il proprio piano locale, uno per ogni Istituto penitenziario. Fornisce inoltre gli strumenti clinici utili per gli operatori sanitari al fine di individuare il livello di rischio suicidario nelle persone adulte detenute, prevede una formazione in materia del personale sanitario, del personale dell'amministrazione penitenziaria, dei detenuti.

“Intendiamo potenziare il sistema sanitario all’interno dei penitenziari toscani, affinché il carcere non sia soltanto il luogo della reclusione e della marginalità, ma uno spazio di pena rieducativo che fa parte dell’architettura delle città – ha detto l’assessore regionale alle politiche sociali e alla sanità Stefania Saccardi - Per questo riteniamo fondamentale destinare parte delle risorse per la sanità in carcere alla prevenzione dei suicidi e degli atti di autolesionismo tra i detenuti. E lo faremo potenziando l’aspetto psicologico nei penitenziari, attraverso l’impiego di psicologi delle aziende sanitarie toscane che formeranno adeguatamente gli agenti e gli operatori del carcere ad affrontare situazioni di potenziale rischio. Aiutare al reinserimento chi vive recluso nel carcere è un aiuto a tutta la comunità”.

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