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Luciano Tavazza, il "profeta" della solidarietà raccontato ai nuovi volontari

A 18 anni dalla sua scomparsa, un libro di Renato Frisanco ripercorre la vita, le opere e il pensiero di uno dei protagonisti del volontariato italiano. L’autore: “Non è un’operazione nostalgica. Oggi la solidarietà è quasi un reato. C'è la necessità che il volontariato recuperi il ruolo di tessitore di legami sociali”

29 ottobre 2018

Luciano Tavazza, FOTO INTERNA libro Renato Frisanco

ROMA - È stato uno dei protagonisti del volontariato italiano, ha lavorato per unire le forze all’interno di questo vasto e variegato mondo “superando steccati e coagulando intelligenze” con l’obiettivo di farne un “movimento coeso e consapevole della sua dimensione moderna”. Eppure non ha mai amato stare sul piedistallo: preferiva agire dietro le quinte, suscitando processi e portando avanti l’idea di un volontariato come “modalità innovativa di fare politica” basata sulla “cittadinanza attiva”. A 18 anni dalla sua scomparsa, la figura e il pensiero di Luciano Tavazza sono più attuali che mai, in una società dove si fa largo un volontariato post-moderno caratterizzato da un impegno spesso occasionale, legato piuttosto ad un progetto che ad una appartenenza associativa e sempre più al singolare. È per questo che Renato Frisanco, storico analista del mondo del volontariato e del terzo settore e vicepresidente Associazione Luciano Tavazza, dedica a questa figura un’intera pubblicazione dal titolo “Luciano Tavazza e il Volontariato: dalla memoria al futuro. L’avventura di un profeta della solidarietà”, pubblicato da Palombi Editori. Un libro che “non è un’operazione nostalgica”, ci tiene a precisare l’autore, ma una sorta di passaggio di consegne al volontariato di oggi, affinché non si disperda questo “patrimonio” di idee e valori. “In questa società si è smarrito il concetto di solidarietà - sottolinea Frisanco -. Disuguaglianze, intolleranza, discriminazione… Si parla più di sicurezza che di solidarietà. Oggi la solidarietà è quasi un reato. C'è una crisi della coesione sociale e quindi c’è la necessità che il volontariato recuperi il ruolo di tessitore di legami sociali”.

Il testo è un viaggio nella vita e nell’opera di Luciano Tavazza. Un percorso ricco di passaggi cruciali per tutto il mondo del volontariato italiano e non solo. Si va dagli anni della formazione universitaria all’esperienza nell’Azione Cattolica, dalla nascita del Movimento del Volontariato Italiano (MoVI), fondato dallo stesso Tavazza, al ruolo di segretario generale della Fondazione italiana per il volontariato (Fivol), dagli anni della Conferenza permanente delle associazioni, federazioni e reti di volontariato  (Convol), fondato e diretto ancora una volta da Tavazza, al suo importante contributo alle norme che riguardano il volontariato, come la legge quadro sul volontariato n.266 del 91, e il terzo settore. “Dalla pubblicazione emerge il ‘pensiero lungo’ di Tavazza - spiega Frisanco -, profeta di un fenomeno moderno di gruppi e di movimenti capaci di confrontarsi con istituzioni pubbliche, altri corpi intermedi e realtà profit. Ha favorito, insieme ad altre importanti figure come Mons. Giovanni Nervo e Maria Eletta Martini, la legittimazione del volontariato attraverso la legge-quadro, ne ha indicato i valori e i riferimenti ideali, gli obiettivi ad essi coerenti e le mete, senza trascurare i mezzi e la necessaria organizzazione. E operando perché si dotasse di alcuni attrezzi di lavoro indispensabili, in primis la formazione, ma anche la progettazione, la comunicazione e la valutazione, da sostenere attraverso apposite agenzie come i Centri di Servizio per il Volontariato che ha prefigurato con l’esperienza della Fondazione italiana per il volontariato da lui guidata negli ultimi 10 anni di vita. Il suo merito maggiore è stato forse quello di aver dato al volontariato lo statuto di fenomeno di partecipazione sociale, di ‘religione civile’ in vista del ‘cambiamento’, parola d’ordine irrinunciabile della sua mission”.

Tavazza, spiega ancora Frisanco, era “una figura che univa”. Aveva capito che “il volontariato poteva avere radici diverse - continua l’autore -: una matrice laica, religiosa, socialista, liberale, ma tutte dovevano convergere verso un disegno partecipativo rispetto alla società. Non più un volontariato basato sulla carità, sulla beneficenza, ma volontariato basato sulla partecipazione dei cittadini. Lui diceva che il volontariato è un modo diverso di fare politica”. Proprio per questa intensa partecipazione alla vita del volontariato, la storia di Luciano Tavazza raccontata nel libro di Frisanco diventa anche un viaggio nell’ultimo quarto del secolo scorso e allo stesso tempo una cartina di tornasole rispetto all’inedito scenario attuale. “A fronte di una società attraversata da varie sfide, il volontariato oggi si presenta anche con dei problemi propri, interni - spiega Frisanco -. Apparentemente il fenomeno si è esteso, si è ampliata la platea dei cittadini solidali. Ce lo dicono tutte le rilevazioni dell’Istat. Si è consolidata la struttura organizzativa, è un fenomeno che è andato professionalizzandosi, talvolta anche troppo. C'è una maggiore interazione con le istituzioni pubbliche, ma a questa non corrisponde una capacità di operare in partnership come soggetto politico capace di condizionare le politiche pubbliche. Sempre più spesso diventa stampella del welfare, un soggetto che fa da ammortizzatore sociale”.

Per Frisanco, l’orizzonte di un volontariato coeso immaginato da Tavazza, si è un po’ allontanato. “Oggi si va in una direzione diversa - spiega l’autore -: è un fenomeno che si è riframmentato, che fatica a mettersi insieme, costruire reti e il Codice del terzo settore ha il sicuramente il merito di incentivare il ruolo delle reti associative”. Per Frisanco, si è attenuato anche ruolo educativo e di advocacy. “Tende più al fare che all’agire consapevole e guidato da un pensiero connotato da una visione e da una prospettiva - aggiunge -. È scarsamente in grado di difendere le conquiste del welfare quindi dei diritti dei cittadini. Dovrebbe recuperare un nuovo progetto strategico, e deve rideclinare un nuovo patto intergenerazionale”. Un patto che renda i giovani di nuovo protagonisti. “Come Tavazza ha insegnato - continua Frisanco -, perché lui si è speso e ha fatto di tutto per mobilitare i migliori giovani che poteva trovare. Ha girato l’Italia e ha determinato anche i destini di molti giovani che poi si sono spesi come dirigenti nel mondo del volontariato, che hanno lavorato nelle università e che sono diventati studiosi del fenomeno. Il successo del volontariato negli anni 80 e 90 si deve proprio l'adesione delle giovani generazioni che Tavazza per primo ha saputo coinvolgere. È stato capace di avvalersi del loro protagonismo, della loro partecipazione sociale per un progetto che all'epoca era più connotato rispetto ad oggi da una capacità innovativa ed era finalizzato al cambiamento. Oggi questo un po' manca”. 

Oltre al “giusto riconoscimento” dell’opera di Tavazza, la pubblicazione è anche uno stimolo per il volontariato di oggi. È quanto sottolinea nella prefazione Emanuele Alecci, presidente del Csv di Padova e amico di Luciano Tavazza. “Finalmente un testo che può diventare un manifesto per un rinnovato impegno nella solidarietà organizzata - scrive Alecci -. Non è una nuova strada ma è un rileggere quanto profeticamente Tavazza aveva già indicato con lucida e caparbia convinzione nella sua vita. Sono convinto che questo libro potrà ispirare molti arditi, giovani e non a riprendere ed a osare la ricerca della felicità attraverso l’impegno solidale”.(ga)

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Tag: volontariato

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