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Affido condiviso, centri antiviolenza mobilitati: “Il ddl Pillon è pericoloso”

La Rete Dire che riunisce 80 associazioni di donne che gestiscono oltre 100 centri e case rifugio in 18 regioni lanciano una raccolta firme e una manifestazione per il 10 novembre. “Chi ha scritto il testo non tiene conto di ciò che accade in tribunali, territori e tra le mura domestiche”

29 ottobre 2018

ROMA - “Il disegno di legge Pillon su separazione e affido è un pericoloso dispositivo nel quale rischiano di rimanere intrappolate le donne che decidono di porre fine a una relazione con un partner violento e i loro figli”. Inizia con queste parole l'appello con cui Dire, la rete nazionale che riunisce 80 organizzazioni indipendenti di donne che gestiscono oltre 100 centri antiviolenza e case rifugio in 18 regioni italiane, lancia una mobilitazione on line per contrastare il ddl di cui è primo firmatario il senatore leghista Simone Pillon con una raccolta firme su Change.org (che ha già superato le 96 mila adesioni su un obiettivo di 150 mila) e una mobilitazione a Roma per il 10 novembre. “Il disegno di legge fa pensare che chi ha redatto il testo sia completamente decontestualizzato e non tenga conto di cosa accade nei tribunali, nei territori e soprattutto tra le mura domestiche”.

“Mentre i media riportano quotidianamente storie di femminicidi, di stupri, di violenze e abusi, non solo continuiamo a sentire parlare del problema come di un'emergenza sociale a dispetto dell'evidenza dei dati che dimostrano come la violenza maschile contro le donne sia un problema strutturale e profondamente radicato nel nostro Paese, ma registriamo l'avanzare indisturbato di proposte di legge che, se approvate, favorirebbero inevitabilmente il persistere della violenza, in particolare quella intrafamiliare”, si legge nell'appello. “Riteniamo che il disegno di legge presentato dal senatore Pillon e altri rappresenti la sistematizzazione di un processo di riappropriazione del potere maschile minacciato dalle nuove norme transnazionali e, in particolare, dalla Convenzione di Istanbul”.

“Noi come centri antiviolenza con la nostra esperienza trentennale di lavoro con le donne, come movimento delle donne, come singole, riteniamo inaccettabile che tale provvedimento possa procedere nel suo iter di approvazione e ci opporremo con tutte le modalità possibili per bloccarlo dichiarandone il vero intento liberticida e il pericolo che rappresenta”. L'invito è dunque quello a scendere in piazza a Roma il 10 novembre per una mobilitazione generale di donne, uomini, associazioni, terzo settore, ordini professionali, sindacati e di “chi ritiene urgente in questa complessa fase politica ripristinare la piena agibilità democratica e contrastare la crescente negazione di diritti e delle libertà a partire dalla libertà delle donne”. (lp)

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