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"Una cella in classe", per sperimentare come si vive in carcere

Al via a Lodi l’8 novembre l’evento di punta di un percorso di formazione sul carcere. La cella sarà ospitata per due settimane dall’istituto "Volta": chiunque potrà entrare e provare cosa significa viverci dentro

03 novembre 2018

LODI – Spunta una cella nell’istituto “Volta” di Lodi: una cella di dimensioni reali, con le inferriate, la porta blindata, i letti a castello e il bagno. Come fosse un carcere, invece siamo in classe. Chiunque potrà entrare e provare cosa significa viverci dentro per molte ore al giorno, tutti i giorni, insieme a tante persone, in pochi metri quadrati.
-“Come vive una persona in prigione?” è la domanda con la quale le associazioni che hanno promosso l’evento invitano studenti, insegnanti e liberi cittadini a calarsi nei panni di un detenuto “per capire, anche solo per brevissimo tempo – spiegano gli organizzatori -, che cos’è l’assenza di libertà, cosa significa non avere a disposizione nemmeno lo spazio vitale che consente i gesti quotidiani e quanto una detenzione in certe condizioni sia in antitesi con il tentativo di recupero della persona che ogni istituto penitenziario dovrebbe, secondo la Costituzione, mettere in atto”.

L’esperienza, che nasce con la collaborazione della Conferenza Regionale Giustizia, è programmata dall’8 al 20 novembre. Le scuole potranno accedere dal lunedì al sabato, dalle 9.00 alle 13.00, inviando una mail per appuntamento a loscarcere.lodi@gmail.com. I cittadini il sabato (10 e 17 novembre), sempre dalle 9.00 alle 13.00, o su appuntamento, inviando una mail allo stesso indirizzo di posta elettronica.

“Il nostro istituto – si legge nella lettera inviata dal dirigente scolastico alle altre scuole della provincia - ospiterà all’interno di un’aula una cella di prigione di dimensioni reali realizzata da Caritas Ambrosiana. L’iniziativa rientra nel progetto Sis.AcT (Sistema di Accoglienza Territoriale) che ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e favorire il reinserimento di persone che hanno avuto problemi di giustizia e che fa capo all’Ufficio di Piano. Le volontarie e i volontari dell’associazione ‘Loscarcere’, partner del progetto, insieme ad un gruppo di studentesse dell’IIS ‘Maffeo Vegio’ di Lodi accompagneranno le classi in una visita guidata che permetterà agli studenti di fare un’esperienza simulata della condizione in cui vivono le persone detenute. Contemporaneamente sarà possibile visitare anche una mostra fotografica che illustra la realtà di antiche carceri. La durata complessiva della visita è di un’ora. L’attività si inserisce nei progetti di Cittadinanza e Costituzione e ha lo scopo di fornire informazioni e stimoli sulla condizione carceraria in accordo con l’attuazione dell’articolo 27 della Costituzione Italiana”.

L’evento costituisce uno dei momenti di punta di un progetto rivolto alle scuole secondarie di secondo grado della provincia di Lodi attraverso il quale è stato proposto un percorso di informazione e sensibilizzazione sul carcere promosso nell’ambito delle iniziative sostenute da Regione Lombardia tramite il Fondo Sociale Europeo 2017-2020, Asse Opportunità e Inclusione, e realizzato da un partenariato territoriale composto da Ufficio di Piano, Associazioni Loscarcere, Il Gabbiano e Progetto Insieme, Consorzio per la formazione professionale e l’educazione permanente, CESVIP, in rete con Csv Lombardia Sud, Provincia e Comune di Lodi.

Tra gli obiettivi del progetto: avvicinare il mondo scolastico al carcere per abbattere i pregiudizi e favorire l’integrazione, mettere l’esperienza degli ex detenuti al servizio degli studenti affinché i giovani imparino dagli errori delle persone che sono state recluse e riescano a comprendere fino in fondo quali sono i rischi dei comportamenti devianti, promuovere un cambiamento culturale sui temi delle pene, del carcere e della giustizia riparativa, promuovere il reinserimento personale e l’inclusione sociale degli ex detenuti.

“Siamo un’associazione che si è formalmente costituita nel 2007 – spiega Grazia Grena, dell’associazione ‘Loscarcere’ - ma già da tempo i suoi membri operavano all’interno della Casa Circondariale di Lodi, occupandosi di assistenza sociale, formazione, orientamento e inserimento lavorativo, di risocializzazione, di tutela dei diritti, di promozione e di valorizzazione della cultura con attività direttamente rivolte ai detenuti e con interventi sul territorio rivolti ai famigliari dei reclusi e tesi a diffondere una cultura del reinserimento sociale e della riconciliazione e della convivenza. Crediamo fermamente nella necessità di dare concretezza alla funzione della rieducazione e del reinserimento prevista dal nostro ordinamento, anche nella consapevolezza di come spesso, e soprattutto in tempi recenti, il carcere paia essere diventato la soluzione a problemi sociali, come disagio psichico, dipendenze, nuove povertà, emarginazione, immigrazione, che meriterebbero ben altre politiche di intervento”. (Teresa Valiani)

© Copyright Redattore Sociale

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