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“Il servizio civile? Mi ha cambiato la vita, ho imparato il rispetto dell’altro”

Daniele Salvi, 28 anni, aveva inizialmente rifiutato di fare il servizio civile. Poi ha accettato un progetto di un anno alla Caritas. Da allora la sua vita è cambiata. “Un’esperienza per misurarsi con la propria fragilità e con quella altrui”. Oggi è stato assunto in Caritas

30 ottobre 2018

Daniele Salvi
Daniele Salvi

FIRENZE - “La prima volta che sentii parlare di servizio civile, misi tutto in un cassetto e lo dimenticati”. Oggi però, proprio grazie a quella prima esperienza inizialmente un po’ bistrattata, Daniele Salvi, 28 anni, ha fatto dell’aiuto alle persone più fragili una ragione di vita. E ha trovato lavoro nell’associazionismo, in un centro di educazione Caritas, la stessa associazione in cui aveva fatto il servizio civile. 

“La prima volta che sentii parlare della possibilità di dedicare un anno della propria vita a un’esperienza di servizio fu negli anni della scuola, quando si hanno in testa mille progetti, lo studio riempie la maggior parte delle proprie giornate e al mondo del volontariato non ci si pensa. Ricordo che ci fu raccontato come nacque il Servizio Civile, anche come conseguenza dell’obiezione di coscienza, disobbedienza civile in opposizione alla guerra. Cose che esercitano un certo fascino negli anni ribelli dell’adolescenza. Misi tutto in un cassetto e lo dimenticai”. 

Poi però si cresce, le cose cambiano. “Me ne ricordai qualche tempo dopo, quando un po’ per caso mi sono ritrovato a fare domanda di volontariato in “Caritas”. Capitai in una comunità a dimensione familiare che accoglie minori stranieri non accompagnati e minori italiani inviati dai servizi sociali del territorio: era un mondo del tutto nuovo per me e decisamente non sapevo cosa aspettarmi. All’inizio avevo persino un po’ di paura, non sapevo come relazionarmi coi ragazzi e non capivo che ruolo avrei potuto avere all’interno della struttura: “volontariato” è infatti una parola troppo generica che racchiude al suo interno tante sfaccettature diverse. Ma i timori scomparvero presto, al loro posto un mucchio di pensieri e tanta voglia di fare. La comunità mi apparve fin da subito accogliente e non fu difficile per me sentirmi a casa, o quanto meno nel posto giusto al momento giusto. Forse era quello di cui avevo bisogno. Fu allora che mi ritornò in mente la possibilità di prestare Servizio Civile: non ci pensai troppo e, consigliato dagli operatori, feci domanda”. 

Adesso, dopo un anno dentro la Caritas, “posso parlare di un’esperienza importante, per la mia crescita personale e per le competenze che mi ha donato. I dodici mesi sono stati intensi, impegnativi, a volte difficili: il Servizio Civile – almeno nel contesto che ho sperimentato – non è una passeggiata, ma è un’esperienza che va fatta. Per crescere, per imparare, per misurarsi con la fragilità propria e altrui. È un’esperienza da affrontare in punta di piedi, con umiltà e determinazione. Allora può aprire strade inaspettate e far scoprire aspetti inediti di sé”. 

L’esperienza di Daniele è stata raccontata lo scorso 16 ottobre nell’ambito dell’evento ‘Caritas e scuola si raccontano’, promosso al Cinema La Compagnia da Caritas Toscana in collaborazione con la Regione Toscana. In quest’occasione, Daniele ha raccontato nei dettagli la sua esperienza di servizio civile: “Il tempo in comunità mi ha regalato emozioni e pensieri, spesso contrastanti ma sempre veri e profondi. Ogni giornata trascorsa poteva offrire sorrisi o lacrime, abbracci o distanze, parole d’affetto o parole dure; un vortice di emozioni alternate e instabili, come i sentimenti e i caratteri dei ragazzi incontrati. Per questo sono importanti l’umiltà, la pazienza, la determinazione.

Come nei pomeriggi passati accanto ai ragazzi a fare i compiti o a creare giochi e attività; pomeriggi che potevano risolversi in una risata o in una crisi. L’unica certezza era quella di non essere mai da soli, ma sempre in squadra. Gli educatori e gli operatori sono stati fondamentali in questo, persone d’esperienza capaci di consigliare e accompagnare il cammino. Come in una famiglia” 

Per tutti questi motivi Daniele consiglia a tutti l’esperienza del servizio civile: “Perché è una scuola di accoglienza, di rispetto dell’altro, di delicatezza, di ascolto profondo. Funziona se si è disposti a mettersi in gioco. Allora ti forma, ti cambia, ti parla: suggerisce strade per il futuro, talvolta fa rimettere in discussione decisioni già prese. Un’esperienza che cambia? Sicuramente sì, ma il cambiamento va cercato, accolto e interpretato. È sicuramente un’esperienza diversa per ciascuno; ma ciascuno, come in un bel viaggio, può trovarci qualcosa. Basta saper cercare”.

 

 

 

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