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Il cinema? "Uno specchio per guardare l'altro": torna il Reggio Film Festival

"Specchio-Mirror” è il tema della diciassettesima edizione della manifestazione che si terrà a Reggio Emilia dal 10 al 19 novembre. Il fil rouge che unisce le proiezioni, gli incontri e gli eventi è il dialogo interculturale. In programma anche “Cosa dirà la gente” di Iram Haq l

04 novembre 2018

REGGIO EMILIA - “In questo momento storico con l'Europa in difficoltà nel creare ponti e nel trovare un equilibrio nel ragionamento sulla multiculturalità, abbiamo ritenuto, in accordo con l'amministrazione, di dover aprire una finestra sul tema città-mondo”. A parlare è Alessandro Scillitani, ideatore e direttore artistico del Reggio Film Festival la cui diciassettesima edizione (Reggio Emilia, 10-19 novembre) ha come tema/titolo “Specchio/Mirror” ed è dedicata al dialogo interculturale. “In realtà, questo festival, implicitamente, si è sempre occupato di dialogo interculturale, per vocazione, per la pluralità del linguaggio – racconta Scillitani –: il cinema di per sé apre finestre su altri mondi, ti permette di guardare, di apprezzare, di capire cosa ti può offrire l'altro. E anche lo 'specchio', un tema tipicamente cinematografico, è al tempo stesso uno strumento per guardare l'altro e specchiarci nell'altro”. In quasi vent'anni di storia, il Reggio Film Festival ha selezionato oltre 15 mila cortometraggi provenienti da 71 Paesi diversi, dall'Afghanistan all'Australia, dagli Emirati Arabi all'Indonesia, fino al Sudafrica e alla Mongolia. Quest'anno il fil rouge è quello delle migrazioni, della convivenza, della fatica dello stare insieme. “Oggi non riusciamo più a immedesimarci nell'altro, c'è un distacco tremendo, sembra che ci siano solo due fazioni, pro e contro, ma non si capisce bene a cosa – continua il direttore artistico – Manca il dialogo, il guardare in modo critico, analizzare, distinguere, per poter creare ponti, comunque la si pensi. Mettiamo l'accento sul fatto che chi viene a vedere le proiezioni del festival, sceglie di vedere altre parti del mondo, di ascoltare punti diversi dal proprio che possono aiutare a capire meglio, anche se stessi”.

Tra le proiezioni in programma c'è quella di “Cosa dirà la gente”, il film della regista norvegese-pakistana Iram Haq, candidato agli Oscar 2019, che racconta la storia di Nisha, 16enne di origine pakistana che vive in Norvegia. Perfetta figlia di pakistani in casa, Nisha fuori casa vive come un'adolescente norvegese. Quando il padre la sorprende in casa di notte con il suo ragazzo, decide di portarla in Pakistan contro la sua volontà dove, affidata a una zia, è costretta ad adattarsi alla cultura da cui provengono i genitori. In prima nazionale, inoltre, sarà proiettato il documentario “Storie dal tricolore” con le storie dei ragazzi provenienti da ogni parte del mondo che hanno partecipato ai Giochi del tricolore a Reggio Emilia e il corto “Io sono Rosa Parks” di Alessandro Garilli, vincitore del Bando MigrArti 2018 e già presentato al Festival di Venezia.

Il dialogo interculturale sarà il tema anche di alcune tavole rotonde e presentazioni di libri. Il 15 novembre alla Libreria Punto Einaudi – Strand si parlerà di “Contro la bellezza” (Sperling&Kupfer), il libro di Viviano Domenici sulla sfida di salvare l'arte dalla furia dell'Isis,m entre il 16 novembre verrà presentato “Non aspettarmi vivo” (Einaudi), il libro delle giornaliste Anna Mingotto e Stefania Miretti che restituiscono le voci di una generazione in bilico tra Europa e Califfato. Il 18 novembre al Teatro San Prospero è in programma “Lo specchio del mare”, una tavola rotonda per capire cosa sta succedendo nel Mediterraneo, “con le voci di chi c'è stato”, a cui partecipano Alessandro Porro, membro dell'equipaggio della nave Aquarius e il giornalista Duccio Facchini, Pierluigi Sgarbi del Comitato cittadini di via Roma, Monica Morini del Teatro dell'Orsa, e Serena Foracchia, assessora a Città internazionale di Reggio Emilia. (lp)

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