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Cooperazione, aiuti europei in calo del 4%: "E' la prima volta dal 2012"

La diminuzione della spesa per gli aiuti allo sviluppo della Commissione europea legata al calo degli arrivi e minor costo dell’accoglienza: lo denuncia l'ultimo rapporto Aid Watch 2018 di Concord Europa. Petrelli (Concord Italia e Oxfam): "Sotto la voce Aps anche l'accoglienza, ora le risorse rese disponibili dal minor afflusso migranti come saranno reinvestite?"

02 novembre 2018

ROMA - Per la prima volta dal 2012 la spesa per gli aiuti allo sviluppo della Commissione europea è diminuita. A rivelarlo è l’ultimo rapporto Aid Watch 2018 di Concord Europa, la confederazione che raccoglie 2600 ong dei 28 paesi Ue. Un calo legato paradossalmente al costo dell’accoglienza e alla riduzione degli arrivi in Europa. Questo si spiega, secondo il rapporto, con il fenomeno dell’aiuto "gonfiato" (di cui le spese per i rifugiati fanno parte) che ha fatto in modo di poter conteggiare all’interno della voce cooperazione anche le risorse di fatto non concretamente trasferite ai paesi in via di sviluppo.

Secondo Openpolis nonostante la riduzione evidenziata nel rapporto Aid Watch la spesa “gonfiata” per la cooperazione “costituisce ancora il 19 per cento del bilancio totale degli aiuti dell’Ue nel 2017 con quasi 14 miliardi di euro (rappresentava il 22 per cento del budget comunitario per la cooperazione nel 2016 con 16,4 miliardi)”. Dell’aiuto "gonfiato" fanno parte, oltre alle spese per i rifugiati nel paese donatore e la riduzione del debito, anche le risorse destinate a pagare gli interessi sul debito, i costi sostenuti per gli studenti dei paesi in via di sviluppo in Europa e gli aiuti legati, ovvero concessi ai paesi poveri solo a condizione che vengano usati per fare acquisti nei paesi donatori. “Il rapporto di Concord Europa ci restituisce la somma dell’Aps europeo, che fa dell’Europa il primo donatore a livello globale - spiega Francesco Petrelli, portavoce di Concord Italia e di Oxfam- . Quest’anno per la prima volta dal 2012 si registra una diminuzione pari al 4 per cento dell’aiuto pubblico allo sviluppo. E questo per noi è un segnale. Il calo è principalmente dovuto alla riduzione da parte di alcuni forti donatori europei ed è legato alla diminuzione della voce 'costi per i rifugiati'. In Europa si avvertono, cioè, gli effetti del decremento dei flussi migratori in arrivo rispetto al picco registrato tra il 2015 e il 2016”.

Parallelamente aumentano però altre due voci: i finanziamenti ad aziende private e gli investimenti in sicurezza. “Il rischio è lo scivolamento - aggiunge Petrelli -, l’Ocse Dac ha ridefinito nel corso di questo ultimo anno e mezzo le regole su ciò che si può far rientrare sotto la voce “costi per i rifugiati” e quello che è imputabile a “peace and security”, allargando le maglie per alcune spese. Questo non vuol dire che ci sono spese per la militarizzazione, ma ci possono essere spese che vanno ad incrementare fenomeni di esternalizzazione delle frontiere, e che, in maniera indiretta, finanziano la sicurezza”.

La tendenza europea di ridurre gli aiuti allo sviluppo può avere effetti anche sul nostro paese. Come spiega ancora Petrelli “l’Italia ha raggiunto lo 0,30 dell’Aps con tre anni di anticipo: l’obiettivo era previsto per il 2020. E questo perché c’è stato un aumento di alcune voci della cooperazione, ma anche un aumento dei costi per i rifugiati, in particolare in relazione all’accoglienza. Quest’ultima componente si aggira intorno al 30 per cento del totale e questo elemento va analizzato in termini di qualità dell’aiuto -aggiunge -. Il punto è questo: abbiamo un dato che quantitativamente è positivo ma che contiene un terzo di aiuto non genuino". Come denunciato da Aoi, Cini e Concord Italia nelle note di aggiornamento della Legge di Bilancio si dice, inoltre, che l’Italia ha come obiettivo per il 2019 il raggiungimento dello 0,33 per cento, nel 2020 dello 0,36 e nel 2021 lo 0,40. Viene prevista cioè un’ulteriore accelerazione. "Lo prendiamo come un dato positivo, ma ci chiediamo se quella diminuzione che vediamo registrata per alcuni paesi europei, varrà anche qui. E come le risorse rese disponibili dal minore afflusso di migranti verranno allocate? - continua Petrelli -. Si parla di un risparmio di circa un miliardo, verrà impiegato in maniera coerente secondo i principi della cooperazione, con quello che viene definito da Concord Europa ‘aiuto autentico e genuino’ o ci sarà sempre il problema dell’aiuto gonfiato?”. La richiesta del mondo della cooperazione è proprio questa: reinvestire in aiuto allo sviluppo in maniera coerente, altrimenti spiega il portavoce di Concord Italia il rischio è che “non raggiungeremo i promessi 0,33- 0,36-0,40,i tornando indietro non solo a livello qualitativo ma anche quantitativo e facendo sfumare definitivamente il famoso Piano Marshall per l'Africa di cui spesso si parla”. (ec)

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