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Donare il plasma, al via la campagna "Va di moda il giallo. Distinguiti"

Avis invita gli italiani a donare il plasma, prezioso per la cura dell'emofilia e di altre patologie. Secondo un'indagine Ipsos, i due terzi degli italiani associa la parola plasma al mondo del sangue, ma non sa qual è la differenza dal donare il sangue intero. "Abbiamo bisogno di donatori"

07 novembre 2018

MILANO - Oltre i due terzi degli italiani (69%) associano in prima battuta la parola plasma al mondo del sangue, mentre solo il 16% al televisore. Buon segno, anche se poi  ben 4 italiani su 5 non sanno qual è la differenza tra la donazione di sangue intero e quella di plasma. È quanto emerge dal sondaggio che l'Associazione volontari italiane del sangue (Avis) ha commissionato a Ipsos per lanciare a Milano la prima campagna nazionale per la promozione della donazione del plasma. "Questa campagna è la prima nel suo genere in Italia – spiega il presidente nazionale di Avis Gianpietro Briola –  e punta a ricordare a tutti quanto sia importante per il nostro sistema trasfusionale e i nostri pazienti la donazione di plasma. Abbiamo bisogno sempre più di volontari, complice anche il calo demografico, ma necessitiamo soprattutto di donazioni programmate e pianificate, che vadano realmente incontro ai bisogni trasfusionali dei nostri ammalati". Filo conduttore della campagna è il giallo, colore del plasma. Il claim scelto è: “Da quest’anno va di moda il giallo. Distinguiti, dona il plasma”.



Il plasma è la parte liquida del sangue. È costituito prevalentemente da acqua, nella quale sono trasportate molte sostanze quali proteine, zuccheri, grassi, sali minerali, ormoni, vitamine, anticorpi e fattori della coagulazione. Da questo prezioso elemento è possibile ottenere dei veri e propri farmaci: fattori per la cura dell'emofilia, le immunoglobuline (come quelle anti tetano) e l’albumina, impiegata in alcune patologie del fegato e dei reni. Ogni anno più di 800mila chili di plasma vengono inviati alle aziende farmaceutiche per la produzione di medicinali insostituibili nella cura di molte malattie. Poiché il fabbisogno nazionale rende necessario importare dall’estero alcune scorte di tali farmaci, è fondamentale incrementare il numero di donatori e di donazioni, come indicato anche dal primo programma nazionale plasma 2016-2020. Ed è questo il motivo per cui è nata la campagna sul plasma. Attraverso un linguaggio visivo legato al mondo della moda, dell’eleganza, del design, dell’arte e della cucina, la campagna punta a presentare la donazione come un gesto di tendenza. La campagna comprende uno spot tv e radio, nelle versioni da 30 e 15 secondi, e 5 scatti fotografici disponibili in diverse varianti (manifesti 70x100, 50x70, A4, copertine e immagini per social). Nata prendendo spunto da una campagna regionale di Avis Marche del 2014, “Distinguiti, dona il plasma” è stata ideato dall’agenzia Damco e curata dalla casa di produzione Withstand.

Va di moda il giallo, campagna avis 2

Il sondaggio è stato realizzato su un campione rappresentativo di 800 persone. Per il 44% degli italiani la donazione di sangue è un dovere sociale e un gesto di solidarietà e altruismo, mentre per un altro 42% è un gesto che nasce dalla consapevolezza che il sangue non si fabbrica in laboratorio. C’è poi un 36% per cento di italiani che è abbastanza convinto di prendere in considerazione per il futuro la scelta di donare, un’analoga percentuale che non lo farà mai e una parte significativa (28%) che non sa dare una risposta precisa.
Per quanto riguarda i motivi che ostacolano l’idea di diventare donatori di plasma, i problemi di salute (54%) hanno il sopravvento su una sensazione di paura (22%), sul non averci mai pensato prima (12%) e sulla mancanza di tempo (8%). Il senso di paura per gli aghi è prevalente nella fascia dei più giovani (18-34 anni), mentre le problematiche di salute incidono soprattutto sulle donne e su chi ha tra i 45 e i 60 anni. Un’ulteriore domanda ha riguardato la notorietà di AVIS tra la popolazione. L’81% degli italiani afferma di conoscere bene o molto bene il brand dell’Associazione, mentre un 18% dichiara di averla sentita nominare qualche volta e solo l’1% di non conoscerla affatto. (dp)

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