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Filippine, a Marawi la scia del terrorismo ostacola la pace

È passato un anno, ma la pace sbandierata dal presidente Rodrigo Duterte non è ancora realtà nella città devastata dall'Isis. A tutt’oggi ci sono 27 mila famiglie ospitate in centri di evacuazione. Una situazione destinata a prolungarsi. Il timore è che la città diventi centro miliare o finanziario

08 novembre 2018

È passato un anno, ma la pace sbandierata il 17 ottobre 2017 dal presidente Rodrigo Duterte non è ancora realtà nella città di Marawi, nelle Filippine. Un territorio segnato dall’attività dei terroristi Maute e Abu Sayyaf, affiliati all’Isis, che avevano provato a instaurare il primo Califfato della zona il 23 maggio dell’anno scorso. Un conflitto che nel giro di appena 5 mesi ha causato più di 1.000 morti e 400 mila sfollati. E che si è lasciato dietro una scia ancora ben visibile: Marawi resta distrutta e vi si trovano esplosivi inesplosi lasciati sia dai terroristi, sia dalle forze governative.

Terrore a sud. Nella parte meridionale dell’isola si continuano a registrare poi alcuni scontri tra gruppi locali, che hanno deciso di restare fedeli allo Stato Islamico, e le forze armate di Manila. Una situazione ad alta tensione, in cui gli attentati non si sono ancora fermati. Come nel caso dello scorso 31 luglio, quando un’autobomba è saltata in aria a Lamina, uccidendo 11 persone, tra le quali anche un ragazzino di appena 10 anni d’età.

La normalità resta un miraggio. A tutt’oggi ci sono 27 mila famiglie ospitate in centri di evacuazione messi in piedi a Iligan, una quarantina di chilometri da Marawi, oppure da familiari. Una situazione che si prolungherà ancora a lungo, dato che le stesse istituzioni prevedono di completare la ricostruzione per il 2020-2022. "Nonostante il governo ci abbia promesso la ricostruzione delle nostre case, viviamo ancora nelle tendopoli e in rifugi temporanei", dice Drieza Abato Lininding, responsabile del Bangsamoro National Movement for Peace. E oltre a una situazione che non muta, la paura è che Marawi si trasformi in centro militare o in un importante centro finanziario.

La joint venture che viene dalla Cina. In un primo tempo la ricostruzione sembrava dover essere affidata a una compagnia locale, che aveva anche già presentato un progetto, ma il tavolo è saltato a giugno 2018. A questo punto i lavori dovrebbero essere realizzati dal BangonMarawiConsortium a guida cinese. Si tratta di 9 società, di cui 5 con base in Cina e altre 4 nelle Filippine. Tra le prime c’è anche la China State Construction Engineering Corporation Limited, una enorme compagnia di costruzioni - la più grande al mondo, quanto ad entrate - gestita direttamente dal governo cinese. In ogni caso manca ancora l’assegnazione ufficiale dei lavori, per un contratto che vale circa 17,22 miliardi di peso filippini, pari a 328 milioni di dollari. 

L’articolo integrale di Fabio Polese, che scrive da Chiang Mai (Thailandia), “Filippine: la guerra all’Isis non è ancora vinta a Marawi”, può essere letto su Osservatorio Diritti

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