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Accoglienza migranti, "negli ultimi anni meno bandi ma con importi più elevati"

Report di Openpolis. Tra il 2012 e il 2017 sono stati oltre 10 mila i contratti pubblici con cui è stato finanziato il sistema di accoglienza “che oggi viene ribaltato con una decretazione d'urgenza senza mettere sul tavolo dati di fatto”. Nel 2018 le presenze nei Cas sono oltre 138 mila, mentre quelle nello Sprar sono 25.600

09 novembre 2018

BOLOGNA – Negli ultimi anni sono cresciuti costantemente gli importi messi a bando per la gestione dell'accoglienza in Italia, e anche il numero di bandi è cresciuto ma non in maniera proporzionale agli importi. C'è stata una riduzione delle procedure di affidamento diretto a favore di modalità più trasparenti e competitive. Sono aumentati i posti nei Centri di accoglienza straordinaria (nel 2017 oltre l'80% delle presenze è nei Cas) e molto meno quelli nello Sprar. Sono alcuni dei dati che emergono dall'analisi degli oltre 10 mila contratti pubblici con cui è stato finanziato il sistema di accoglienza in Italia tra il 2012 e il 2017. Quei numeri contengono informazioni importanti su chi li ha messi a bando, chi se li è aggiudicati, le modalità di aggiudicazione e il preventivo di spesa richiesto. Openpolis ha ricostruito, in collaborazione con ActionAid, queste informazioni in maniera strutturata, catalogando e sistematizzando i dati amministrativi in un Report.

“In questi anni la mancanza di strumenti di analisi del sistema ha permesso che temi come quello del 'business dell'accoglienza' potessero svilupparsi nella loro ambiguità gettando un'ombra di sospetto sull'intero settore e screditando il concetto stesso di accoglienza senza distinzioni”, si legge nel Report che esce a poche ore dall'approvazione al Senato del Decreto Sicurezza con cui il sistema viene completamente ribaltato. “Uno dei principali effetti del decreto è la destrutturazione del modello Sprar – scrive Openpolis – Eppure, a sentire coloro che il sistema di accoglienza lo conoscono, si tratta dell'unico modello funzionante nel nostro Paese, un modello che fino a poco fa si cercava di far crescere e che adesso viene smantellato, lasciando come unica alternativa i Centri di accoglienza straordinaria che, per definizione, rispondono a una logica emergenziale. Eppure è proprio nell'emergenza e nell'amministrazione non ordinata che possono più facilmente annidarsi la cattiva gestione e il malaffare”. E continua: “Nonostante questi elementi, si decide di ribaltare con una decretazione d'urgenza il sistema di accoglienza senza che si sia proceduto, con una qualche evidenza pubblica, a un'analisi attenta della realtà su cui basare le nuove politiche, senza mettere sul tavolo dati di fatto”.

Sbarchi e sistema di accoglienza. Tra il 2014 e il 2016 il numero di persone accolte in Italia è passato da circa 66 mila a 176 mila e il sistema ha dovuto adattarsi. Nel 2017 i dati non si discostano molto dall'anno precedente, mentre i dati del 2018 mostrano un calo moderato nonostante il numero di arrivi si sia considerevolmente ridotto. “La ragione per cui la riduzione degli arrivi non ha coinciso con una diminuzione equivalente nel numero di persone in accoglienza è da cercare nei tempi di permanenza nei centri – si legge nel Report – Nel 2017 erano necessari 18 mesi alle commissioni territoriali per valutare le richieste di asilo”.

Cas e Sprar. A partire dal 2014 all'aumento degli arrivi è stata data risposta attraverso un maggior numero di posti nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) gestiti dalle Prefetture e non nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) costituito da una rete di enti locali che operano insieme al Terzo settore. I posti nello Sprar tra il 2014 e il 2018 sono cresciuti di meno di 5 mila unità. Nel 2013 le presenze totali in accoglienza erano poco più di 22 mila, nel 2014 sono suddivisi tra Cas (35 mila presenze), prima accoglienza (9.500) e Sprar (quasi 21 mila). Nel 2017 l'80,7% delle persone accolte si trova nei Cas. Nel 2018 le presenze nei Cas sono oltre 138 mila, mentre quelle nello Sprar sono 25.600 circa.

Quanto costa l'accoglienza? Tra il 2012 e il 2017 sono cresciuti costantemente gli importi messo a bando per la gestione dei centri. Anche il numero di bandi è cresciuto costantemente, ma non in modo proporzionale all'importo, infatti a crescere è anche il valore medio dei contratti. Nel 2012 i bandi erano 608 per un importo totale di 181 milioni di euro e un valore medio di 299 mila euro, nel 2017 i contratti sono 2.952, l'importo totale è di oltre 3,8 miliardi di euro per un valore medio di 1,2 milioni di euro. In totale tra il 2012 e il 2017 sono stati fatti oltre 10 mila contratti per la gestione dei centri. “La tendenza quindi è a fare meno bandi ma con importi più elevati”.

Come vengono assegnati i contratti? Dai dati risulta negli anni una progressiva riduzione negli anni nell'utilizzo dell'affidamento diretto (una procedura poco trasparente e che non permette alcun tipo di competizione) e un contestuale aumento della quota di procedure aperte e di accordi quadro (due procedure molto trasparenti e concorrenziali). “La tendenza è senza dubbio positiva, visto che porta a una riduzione delle zone d'ombra e a un aumento degli importi assegnati con procedure trasparenti e verificabili”.

Differenze territoriali. Gli importi stanziati variano a seconda della prefettura e i primi posti in classifica sono occupati da città molto esposte al fenomeno migratorio. Ad esempio, la prefettura di Roma tra il 2012 e il 2018 ha messo a bando oltre 639 milioni di euro, quella di Napoli 376 milioni, Milano 319 milioni e Bari 233 milioni di euro, mentre Genova ne ha messi a bando 134 milioni. Rispetto alle procedure scelte per assegnare i contratti, le prefetture hanno avuto negli anni comportamenti molto diversi: ad esempio la sola Trapani ha messo a bando tra il 2012 e il 2018 più di 73 milioni di euro con 337 contratti di affidamento diretto ovvero il 20% circa di tutti i contratti in affidamento diretto fatti dalle prefetture italiane in materia di accoglienza negli anni considerati. “Come importo complessivo il dato di Trapani è davvero rilevante ma l'importo medio per contratto non risulta elevato, collocandosi al di sotto della media nazionale – si legge nel Report - Osservare l'importo medio è utile perché è una cosa da assegnare con una procedura non competitiva e non trasparente importi relativamente bassi, magari per prorogare un affidamento in attesa di un nuovo bando, un'altra è assegnare con una procedura di questo tipo contratti con un valore economico molto elevato”. (lp)

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