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"Stanze rosa" nelle caserme per accogliere le donne che denunciano la violenza

Dopo la prima inaugurata a Castenaso (Bologna) ne apriranno altre 6 nel 2019. “Ritrovarsi in uno spazio accogliente per la donna può fare la differenza”, afferma Silvia Carboni, psicoterapeuta della Casa delle donne. Se ne parla in un convegno all'interno del festival la Violenza illustrata

14 novembre 2018

Stanza per accogliere donne vittime di violenza

BOLOGNA – Nel bolognese c'è già una “stanza rosa” operativa nella caserma dei Carabinieri del Comune di Castenaso, inaugurata a giugno, e un'altra mezza dozzina dovrebbe vedere la luce nel 2019. “L'idea è nata nel 2017 dall'esigenza espressa dall'allora comandante provinciale dei carabinieri Valerio Giardina di avere uno spazio apposito gestito dall'Arma per ricevere le donne e i minori che abbiano subito violenza e per le audizioni protette, con personale formato e preparato”, spiega Elisabetta Scalambra, consigliere delegato per la Pari opportunità della Città metropolitana di Bologna. L'obiettivo di avere una “stanza rosa” per ogni Unione dei Comuni dell'area metropolitana è stato messo nero su bianco a giugno, in un accordo fra la Città Metropolitana di Bologna e l'Arma provinciale dei Carabinieri. “Castelmaggiore è stato il primo a decidere di realizzarla, ma i tempi sono stati più lunghi perché dovevano costruire una nuova caserma”, spiega Scalambra che è anche assessore alle Pari opportunità di Castenaso. “Dalla consultazione coi 55 sindaci dell'area metropolitana è emerso un buon risultato – aggiunge la consigliera – una dozzina hanno espresso l'intenzione di creare questo spazio. Naturalmente è più facile laddove la caserma sia di proprietà comunale, mentre in caso di proprietà demaniale i tempi si allungano per permessi e autorizzazioni”.

Lo spazio inaugurato a Castenaso ha le pareti dipinte di un rosa mattone tenue, mobili in legno e un divano, oltre che uno spazio dedicato ai bambini. “C'è anche la possibilità di offrire una tisana, tutto è pensato per mettere la persona a proprio agio, per rasserenare chi arriva in stato di ansia e con uno stress elevato. Non solo donne e bambini, penso anche ad adolescenti, anziani e persone con disabilità – precisa Scalambra –. Stanze di questo tipo so che esistono nelle Questure e nei tribunali dei minori per fare audizioni, per ragioni professionali ho potuto vedere quella della Questura di Bologna. Ma l'idea di crearla nelle caserme dei Carabinieri, per quanto ne so, nasce qui. Per l'arredo ci siamo ispirati a esperienze esistenti e agli studi disponibili”. A Castenaso è stato creato uno spazio riservato, con l'ingresso separato rispetto a quello generale. “Ritrovarsi in un luogo accogliente può fare la differenza, anche per l'esito del percorso successivo - spiega Silvia Carboni, psicoterapeuta responsabile del servizio rivolto ai minori della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna - Penso che il progetto delle stanze rosa sia molto positivo, perché permette alle donne e ai bambini che spesso le accompagnano di essere accolte in una situazione di maggiore serenità, per quanto sia possibile, in un luogo più accogliente e più a misura della condizione in cui si trovano, rispetto a quello che potrebbe avvenire altrove”.

Non è l'arredamento in sé che fa la differenza, ma il fatto che dietro vi sia il riconoscimento di quello che la donna sta vivendo. “Essere accolte in un luogo senza via vai di persone, dove c'è uno spazio in cui i bambini possono leggere o giocare, permette alla donna di recuperare un aspetto di cura in una situazione in cui è stata estremamente esposta a esperienza traumatiche – continua Carboni - Bisogna pensare che quella donna sta chiedendo aiuto in un momento di emergenza, non è una situazione che ha pianificato, si trova catapultata fuori di casa spesso senza aver portato appresso niente per sé e per i figli, è pervasa da paura e da confusione, spesso si vergogna, si sente giudicata. Entrare in un luogo brutto e spoglio aumenta il suo senso di autosvalutazione. Uno spazio dedicato in cui si senta ascoltata, accolta in modo non giudicante, allevia la sua condizione ed è un tassello che può aiutare a costruire un lungo percorso. Quando l'accoglienza avviene in questo modo le donne lo riportano all'interno dei percorsi che fanno al centro antiviolenza, ne traggono beneficio”.

Anche i Carabinieri stanno investendo molto nella formazione del personale, sia maschile che femminile destinato ad accogliere le donne che chiedono aiuto - sottolinea Carboni -. Come accade al pronto soccorso, per la donna vittima di violenza intrafamiliare o sessuale è molto diverso parlare con o farsi visitare da un uomo o da una donna. Per il suo vissuto avere a che fare con un'operatrice in questa fase le evita di riattivare il trauma”.

Di stanze rosa si parla oggi nell'ambito del festival La violenza illustrata, al seminario “Organizzazione e utilizzo della rete di stanze rosa. Ascolto e trattazione delle vittime vulnerabili. Fra gli interventi anche quello del nuovo comandante provinciale dei Carabinieri Pierluigi Solazzo e della prefetta Patrizia Impresa, oltre che della psicologa dell'arma capitano Martina Panerai. L'incontro si svolge nella Sala Monicello del Comando di Bologna, in via dei Bersaglieri 3 dalle 15 alle 17. Di stanze rosa di parlerà anche a Castenaso dalle 20 al centro sociale L'airone, nell'incontro “Oltre la stanza rosa: donne, minori, soggetti sensibili, uomini maltrattanti e azioni a sostegno”. Sarà proiettato il film “Ma l'amore c'entra?” con cui la regista Elisabetta Lodoli racconta la storia del centro LdV - Liberiamoci dalla violenza di Modena, il primo in Italia creato e gestito dall’Azienda Usl per uomini violenti. (Benedetta Aledda)

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