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Rogoredo e il "ritorno dell'eroina": ecco perché non ci sono dati certi

Gli ultimi dati dell'Osservatorio dipendenze di Milano sono del 2016. Proprio mentre in città si torna a parlare di eroina. Cristiano (Ala onlus): “Rogoredo colpisce, ma il consumo di droghe avviene in situazioni normali”. Scopelliti (Sert Opera e Tribunale): “Non è emergenza sociale”

17 novembre 2018

box MILANO - Il ritorno dell'eroina fra i giovani, l'allarme sociale e gli occhi di Milano da mesi puntati sulla stazione di Rogoredo, porta sud-est della città, considerata tra le più grandi piazze di spaccio d'Italia e d'Europa. Ma dati e cifre certe, nel capoluogo lombardo, mancano. L'ultima relazione triennale dettagliata dell'osservatorio dipendenze risale al 2016. Il motivo? “L'ennesima riorganizzazione sanitaria che ha cambiato le carte in tavola – spiega Vincenzo Cristiano, presidente di Ala Milano Onlus, branca dell'Associazione nazionale lotta all'Aids, che dal 1996 lavora sulle dipendenze da sostanze stupefacenti –: Questo ha comportato difficoltà per l'Osservatorio dipendenze”.

È successo ad aprile 2017. Quando la riorganizzazione interna a tutti i servizi socio-assistenziali lombardi ha scorporato le funzioni dell'ex Dipartimento Dipendenze, distribuendole su enti diversi. Un modello solo milanese, costruito in quarant'anni di evoluzione, si è sgretolato: dalle 20 unità sanitarie locali iniziali, ognuna con un Sert, con approccio territoriale, non specialistico e accesso diretto come nei consultori, si è passati alle 6 Usl con servizi per le dipendenze differenti. Poi ad un'unica Asl, un unico servizio sul territorio omogeneo della città, per intervenire precocemente sulle dipendenze di persone socialmente inserite e non solo sulla devianza e l'emarginazione. Nasce in questo contesto la sede di via Gola: un dipartimento gestionale con risorse proprie, anche per organizzare bandi rivolti la mondo del privato sociale. Sul Naviglio convivono per anni Direzione, settore amministrativo, prevenzione specifica e Osservatorio dipendenze con il compito di studiare l'evoluzione del fenomeno, ipotizzare scenari futuri e, su queste basi, organizzare prevenzione, formazione personale, la geografia delle sedi, dei servizi di cura e la distribuzione delle risorse economiche.

Proprio negli anni in cui in città si torna a parlare di eroina, con la politica che litiga e discute su cosa fare a Rogoredo, mentre giovani e meno giovani accedono a oppiacei iniettati in vena e fumati con facilità, in quella piazza di spaccio, la struttura viene meno: la prevenzione passa all'Ats (ex Asl), con competenza territoriale estesa all'hinterland e fino a Lodi-Melegnano, ben oltre i confini cittadini. Viene inserita in un settore che si occupa di prevenzione generale da qualsiasi patologia e con un'identità fondata sulla promozione degli stili di vita sani, inclusa l'assenza di dipendenze. La prevenzione specifica sugli stupefacenti perde mordente, come anche l'intervento precoce e l'osservatorio di studio. I servizi invece vengono spezzettati su tre Aziende Socio Sanitarie Territoriali (Asst) diverse: Santi Paolo e Carlo, Fatebenefratelli-Sacco e Niguarda. Quest'ultima non gestisce alcun Sert ma ha un pronto soccorso fra i più importanti della città. L'idea è di integrare i servizi per le dipendenze con quelli clinici, con gli ospedali e con il Dipartimento di salute mentale. Una ratio che offre, in prospettiva, possibilità e vantaggi: aprire orizzonti più ampi, cogliendo l'aspetto “psichico” della dipendenza. Ma allo stesso tempo dà una stretta sulle risorse. Perché salute mentale e dipendenze ora viaggiano a braccetto. Meno potere contrattuale, meno soldi. Una scelta che estremizza anche il concetto di guerra alla droga, dove la dipendenza è solo quella da sostanze illecite e con il rischio che i servizi diventino il luogo dove si curano soltanto un certo tipo di persone. Luoghi dove chi non ha una patologia mentale non viene, abbandonando così la tradizione della branca originale che metteva assieme medicina interna, tossicologia, psichiatria e infettivologia.

A Milano la riforma rompe equilibri storici. Il frazionamento non avviene nelle altre città lombarde. Perché altrove c'è una sola Asst, massimo due, e l'impatto della riorganizzazione in questo senso non si vede, visto che personale e funzioni migrano da un ufficio ad un altro. Il problema sul capoluogo viene intravisto. Si decide allora di costituire un altro Dipartimento funzionale. Viene chiamato “Interaziendale prestazioni erogate nell'area dipendenze”. Vi partecipano le tre Asst e nel comitato siedono i capi dipartimento di ognuna e i direttori dei Sert. Devono trovare procedure comuni e dare un indirizzo a servizi che fanno parte di aziende diverse, con obiettivi differenti. Non c'è uno staff.

Ci sarebbe bisogno di numeri per parlare di droga, di eroina consumata fra i giovani, in quali fasce di età. In assenza di questi ci si affida alle impressioni e ai pareri, per quanto autorevoli. Francesco Scopelliti, psicoterapeuta a capo del Sert nel carcere milanese di Opera e del team di assistenti sociali che lavora in pianta stabile al tribunale di Milano, invita alla cautela e a non canalizzare psicosi dopo i casi di cronaca come quello di Desirée Mariottini a Roma: “Il trend è in aumento e l'eroina viene venduta sottocosto con la produzione che c'è stata in Afghanistan e che va smerciata – spiega Scopelliti –, ma non c'è allarme sociale perché venti anni fa, in piazza Vetra, nel pieno centro di Milano, non si riusciva nemmeno a passare, era un delirio di tossicodipendenza con ragazzine appartate a prostituirsi”. Per questo “la situazione è solo embrionale e se dovesse scoppiare avremo un'altra volta la strage dei giovani ma ne dubito”. Per il Presidente di Ala Milano Onlus, Vincenzo Cristiano, che per esempio ha un progetto sulla vita notturna in città “oltre al caso molto particolare di Rogoredo, dove il costo della droga e la dimensione del fenomeno colpiscono, i consumi delle droghe in generale sono tutti rientrati in contesti di normalità, finalizzati al piacere. Ci sono inoltre alcune situazioni specifiche su comunità etniche o nazionali”.

L'unità di strada del progetto WelcHome, finanziato da Regione Lombardia, è una di quelle che a Rogoredo ci va per fare operazioni di riduzione del danno. Come anche City Angels e Ordine di Malta. Esce quattro volte a settimana, tre ore ad uscita con tre operatori, nel cuore del “bosco della droga”. Loro incontrano fino a cento persone ogni giorno. Stimano che i tossicodipendenti a passare di lì siano un migliaio. Per Riccardo Gatti, direttore dell'Area penale e penitenziaria del Servizio dipendenze della Asst Santi Paolo e Carlo “non c'è solo a Rogoredo” e “quella stazione è un simbolo”. Perché per lo psichiatra, già capo del Dipartimento dipendenze, dietro a un mercato a cielo aperto di stupefacenti con queste dimensioni  potrebbero nascondersi altre strategie di conquista del territorio da parte delle organizzazioni criminali. Un'inchiesta del Corriere della Sera sui morti da overdose e le nuove rotte del traffico internazionale, pubblicata l'11 novembre, parla di consumo di eroina salito del 9,7 per cento nel 2017 in tutta Italia. Dati della Direzione centrale servizi antidroga. A Milano i morti da overdose sarebbero 14, dietro a Venezia (20), Bologna (18) e Napoli (15). Numeri che vengono rilasciati dal portale online geoverdose.it, progetto della Società Italiana Tossicodipendenze. (Francesco Floris)

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