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Terzo sgombero per il Baobab. “Accanimento, le persone non svaniscono"

La denuncia della Rete legale che sta seguendo il caso dei migranti rimasti senza accoglienza. “Stiamo incontrando le singole persone e valutando la loro posizioni. Non si dissolveranno a colpi di ruspe. Assicurare loro la sistemazione a cui hanno diritto”

21 novembre 2018

ROMA – L’ultimo intervento c’è stato questa mattina, ma già ieri le forze dell’ordine erano arrivate a Piazzale Spadolini per sgomberare di nuovo l’accampamento spontaneo delle persone, che lì avevano trovato riparo dopo la chiusura del presidio del Baobab di piazzale Maslax. Persone che erano per strada perché non avevano ancora avuto la possibilità di essere inserite nel sistema di accoglienza del Comune di Roma e in quello dei Cas gestito dalla Prefettura. Almeno 40 di queste persone –  censite dalla rete legale composta da A buon Diritto onlus, Baobab Experience, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Radicali Roma – "in base alla loro posizione giuridica hanno diritto a essere accolte. Inoltre, gli ultimi sgomberi sono avvenuti senza la presenza della Sos del Comune di Roma, che invece nelle scorse settimane ha collaborato con i volontari e con gli operatori della rete legale per individuare e attivare da subito le soluzioni di accoglienza disponibili". 

“Siamo molto preoccupati. Queste persone non possono dissolversi nel nulla a colpi di ruspe. L’unico modo per non averle più per strada è farle finalmente accedere al circuito di accoglienza, assicurando loro la sistemazione a cui hanno diritto - sottolinea in una nota la Rete legale -. A questo stavamo lavorando, incontrando le singole persone e valutando la loro posizione giuridica con l’obiettivo di condividere con l’assessorato e gli operatori della Sala operativa sociale questo lavoro preliminare, ma siamo stati ancora una volta interrotti da uno sgombero che finirà per aggravare ulteriormente le condizioni di vita di queste persone e avrà conseguenze su tutto il territorio cittadino in termini di aumento di marginalità ed esclusione sociale”, concludono gli operatori della Rete legale.

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