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Sport e disabilità. Istat: "Migliora la percezione della qualità della vita"

Il 75% delle persone disabili che praticano sport dicono di essere soddisfatti della loro vita. In Italia 3 milioni e 119 mila disabili gravi, oltre 2 milioni non fanno sport. Franzini, presidente Istat: "Serve un rapporto annuale su disabilità per aprire dibattito politico"

22 novembre 2018

ROMA - "Svolgere attività sportive e attività sociali migliora di molto la qualità della vita percepita dai disabili. Il 75 per cento dei disabili praticano sport dicono di essere soddisfatti della loro vita. Soltanto il 2 per cento di quelli che non praticano sport sono soddisfatti". Lo ha detto Maurizio Franzini, presidente dell'Istat, intervenendo oggi al primo Festival della Cultura Paralimpica, in corso presso la Stazione Tiburtina a Roma, organizzato da organizzato dal Comitato italiano paralimpico, con la collaborazione di Inail, Ferrovie dello Stato e SuperAbile Inail. "Lo sport è un fattore che migliora di molto la percezione della qualità della vita", ha aggiunto Franzini, ma i dati sui disabili che praticano attività sportive sono ancora la minoranza.

Gli ultimi dati snocciolati dal presidente dell'Istat, parlano di 3 milioni e 119 mila persone in Italia che dichiarano di avere una disabilità grave. "Un numero abbastanza consistente - ha spiegato Franzini -. Questo numero, diviso per fasce d'età, ovviamente è concentrato nelle fasce d'età più avanzate. Ci sono, però, 120 mila disabili gravi tra gli under25. Un numero non irrilevante di giovani che danno questa definizione di se stessi". I dati dell'Istat, inoltre, mostrano le distanze tra  alcune percentuali registrate tra le persone con disabilità e la popolazione in generale.  Ad esempio, sul titolo di studio. "I disabili che hanno almeno un diploma di scuola secondaria sono soltanto il 21,7 per cento - ha spiegato Franzini -. Nella popolazione generale è più del 55 per cento. Se prendiamo gli occupati, i disabili occupati sono l'11 per cento, mentre nell'intera popolazione siamo oltre il 55 per cento. Da questo si capisce che apppartenere all'insieme dei disabili significa avere una minore probabilità di completare gli studi e una minore probabilità di trovare un'occupazione".

Le distanze non cambiano quando si parla di attività culturali, sportive e sociali. "Meno del 20 per cento dice di andare al cinema, al teatro e attività del genere. Nel resto della popolazione siamo a percentuali praticamente doppie - ha aggiunto Franzini -. La vita del disabile è scarsamente orientata alle attività culturali". Stessa storia per le attività sociali, come la partecipazione ad associazioni o altro. Soltanto il 18 per cento dei disabili dice di praticare questo tipo di attività. I numeri calano ancora quando si parla di sport e attività fisiche. "Tra coloro che dicono di avere limitazioni gravi, quindi sugli oltre 3 milioni, soltanto 269 mila dichiarano di svolgere un'attività sportiva. Si tratta dell'8,5 per cento dei disabili", ha spiegato il presidente dell'Istat. Gli uomini praticano sport più delle donne, ma il dato che più preoccupa è quello che riguarda i 2 milioni 416 mila disabili gravi che non praticano attività sportiva. "Siamo di fronte ad un serbatoio potenziale molto ampio - ha spiegato Franzini -. Tra i 3 e 14 anni fa sport il 45,6 per cento, mentre nella popolazione sono il 60 per cento".

Per il presidente dell'Istat, pesa ancora il fattore percezione sulla vita dei disabili. "Le differenze che ci sono nelle percentuali riferite ai disabili rispetto a quelle riferite alla popolazione generale possono essere dovute a diverse circostanze. A maggiori difficoltà oggettive, ma anche a freni interiori che derivano dalla percezione che uno ha di se stesso. L'impressione che ho, leggendo questi dati, è che la percezione di negatività che ancora persiste, molto minore di prima, è un fattore che limita lo svolgimento di attività che potrebbero migliorare di molto la qualità della vita delle persone e lo sport occupa un posto molto importante". A chiusura del suo intervento, Franzini ha anche lanciato una proposta. Ovvero di "una sorta di rapporto annuale sullo stato delle disabilità" in Italia, ha aggiunto, "sfruttando le informazioni statistiche che l'Istat può mettere a disposizione e cogliendo l'occasione per aprire un dibattito politico".(ga)

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