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Dl sicurezza verso l’approvazione, tra dubbi politici e associazioni critiche

Arriva domani alla Camera, dopo il voto ottenuto al Senato, il decreto Salvini. Il ministro dell'Interno annuncia che non ci sarà nessun passo indietro. Ma nel Movimento 5 stelle ci sono diverse posizioni critiche. Possibile nuova fiducia. Intanto anche il Csm approva un documento in cui rileva profili di incostituzionalità

22 novembre 2018

ROMA - Arriva domani alla Camera il dl 113, del 4 ottobre 2018, il contestato “decreto sicurezza”. Il provvedimento è già passato al Senato con il voto di fiducia. E non si è esclude che la questione di fiducia venga posta nuovamente alla Camera, per blindare il testo, sul quale anche all’interno delle forze di maggioranza sono state chieste modifiche. In particolare, 18 esponenti del Movimento 5 stelle hanno scritto una lettera  al capogruppo Francesco Uva per esprimere criticità rispetto al testo del decreto e chiedere di cambiare le parti ritenute inammissibili. Secondo alcune testate, due dissidenti grilline sarebbero state sostituite in Commissione proprio per evitare scontri. Il leader della Lega, Matteo Salvini continua a dirsi però fiducioso. E in un’intervista a Rai 1, questa mattina, ha detto di fidarsi di Luigi Di Maio, “persona coerente, rispettosa”. “Se prende un impegno lo porta avanti, come me. Gli emendamenti al decreto Sicurezza sono già stati ritirati e va approvato entro il 3 dicembre perché è troppo importante - afferma -. Passi indietro non ne facciamo”.

Cosa prevede il decreto sicurezza. Il testo del decreto è stato sostituito alla Camera con maxiemendamento in cui sono state inserite alcune novità, che riguardano, in particolare, la videosorveglianza, gli sgomberi degli immobili occupati (prima di procedere se il prefetto ravvede la presenza di soggetti in situazioni di fragilità, istituisce una cabina di regia per reperire entro 90 giorni una soluzione alternativa), il Fondo per la sicurezza urbana e l'utilizzo dei droni. Per quanto riguarda il sistema di asilo si conferma il provvedimento di sospensione dell'esame della domanda di protezione nel caso il richiedente abbia commesso alcuni reati considerati gravi. In caso di condanna in primo grado, il Questore deve darne tempestiva comunicazione alla Commissione territoriale competente, che è quindi tenuta a provvedere immediatamente all'audizione dell'interessato e adottare contestuale decisione. A quel punto lo straniero può essere obbligato a lasciare il territorio nazionale. Resta la decisione di prolungare da 3 a 6 mesi il trattenimento nei Cpr e il ridimensionamento del Sistema di accoglienza Sprar a cui potranno avere accesso solo coloro che sono già titolari di protezione internazionale e i minori non accompagnati. I richiedenti asilo saranno invece ospitati nei Cara. Viene abolita la protezione umanitaria, sostituita o da una protezione speciale o da un permesso temporaneo che può essere rilasciato in 6 casi speciali (vittime di grave sfruttamento, motivi di salute, violenza domestica, calamità nel paese d'origine, cure mediche, atti di particolare valore civile). Tra le novità introdotte c’è anche la lista dei paesi di origine sicuri e delle aree interne sicure, che verranno identificati sulla base di informazioni rilasciate dalla Commissione nazionale o da fonti internazionali come Unhcr, Consiglio d’Europa ed Easo. Tra gli elementi per identificare la sicurezza di un paese ci sono l’ordinamento giuridico, l’applicazione delle norme, la non sussistenza di atti persecutori, tortura, trattamenti inumani e degradanti. Viene introdotta anche la procedura per la domanda manifestatamente infondata. Inoltre nel maxiemendamento vengono estesi i “luoghi idonei” per il trattenimento dei migranti irregolari in attesa di rimpatrio nell’ indisponibilità di posti all’interno dei luoghi preposti, cioè i Cpr. Il tribunale potrà dunque disporre la temporanea permanenza dello straniero in strutture diverse e idonee nella disponibilità dell’Autorità giudiziaria. Tra questi ci sono anche i locali degli uffici di frontiera.

Le critiche. In questi mesi diverse organizzazioni umanitarie hanno espresso dure critiche sul provvedimento. Secondo gli esperti l’abolizione del permesso per motivi umanitari farà crescere esponenzialmente il numero di coloro che si ritroveranno in una situazione di irregolarità sul territorio. Secondo il ricercatore Matteo Villa, di Ispi,entro il 2020 in Italia avremo 60.000 nuovi irregolari, che andranno ad aggiungersi agli oltre 70.000 nuovi irregolari nello scenario di status quo. La stima è di almeno 130/140mila migranti che perderanno il titolo di soggiorno. La preoccupazione è contenuta in un appello che il Tavolo asilo ha lanciato ai parlamentari: “decine di migliaia di persone che versano in condizioni di seria vulnerabilità non avranno più diritto a un titolo di soggiorno regolare”. A preoccupare sono anche  “i rischi di smantellamento del sistema pubblico d’accoglienza (Sprar) a favore di una gestione privata e poco qualificata con grandi centri collettivi che alimentano il clima d’intolleranza, purtroppo già largamente diffuso” aggiungono. Anche alcuni sindaci e amministratori locali hanno espresso preoccupazione sulla situazione che si verrebbe a creare nei territori.“Chiediamo al Parlamento un passo indietro sul decreto sicurezza. Il rischio concreto è quello di avere più persone in strada, a rischio criminalità, e meno persone integrate. Il decreto dà risposte opposte a quelle che servono nelle comunità. Consiglio al Governo di ascoltare i sindaci, di qualsiasi appartenenza politica, per capire perché siamo tutti così preoccupati”. ha detto Matteo Biffoni, sindaco di Prato e responsabile immigrazione di Anci. Anche il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) ha espresso diverse critiche rispetto alle modifiche apportate dal maxiemendamento. In particolare, sull’introduzione dell’elenco dei paesi sicuri: “si tratta di previsioni limitano fortemente le possibilità di protezione per i richedenti asilo e non sembrano compatibili, con i diritti garantiti dalla nostra Costituzione”. Se il richiedente proviene da uno dei paesi in elenco, infatti, la domanda viene trattata in via prioritaria, ed i termini sono raddoppiati rispetto a quelli previsti per la procedura accelerata. Questo, secondo il Cir, “comprime le garanzie procedurali”. “Si introducono nuove ipotesi per la qualificazione della domanda d’asilo come domanda manfestatamente infondata che viene rigettatata dando diritto ad alcuna forma di protezione. Salvo che ricorrano le scarse ipotesi di rilascio di protezione speciale”. Inoltre sarà il richiedente a dover dimostrare l’esistenza di gravi motivi per ritenere non sicura la sua nazione: “con un’inversione dell’onere della prova – conclude il Cir -. In contrasto con il principio generale che prevede un onere ripartito tra Stato ed il richiedente”. Da ultimo anche il Consiglio superiore della magistratura ha approvato a larga maggioranza un documento in cui esprime  parere critico, rilevando nel decreto "criticità" e garanzie costituzionali a rischio su trattenimenti e asilo di migranti. Intanto secondo diversi esperti tra i primi effetti del decreto, oltre all'aumento delle persone in strada ci sarà una corsa al rinnovo dei permessi per lavoro, anche con contratti "dubbi" pur di rimanere nella regolarità". (ec)

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