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Migranti, votato il decreto sicurezza. Le associazioni: “Ingiustizia è fatta”

Dopo il voto di fiducia di ieri alla Camera dei deputati, le reazioni delle associazioni. Centro Astalli: “Un passo indietro di cui non si vede la logica, se non quella di alimentare l’allarme sociale”. Arci: “Trasformata in legge la campagna di criminalizzazione dei migranti”. Anci: "Pericoloso arretramento"

28 novembre 2018

ROMA - Il Centro Astalli in una nota esprime “allarme” per gli effetti dell’entrata in vigore del Decreto Sicurezza, su cui la Camera dei Deputati ha votato la fiducia al Governo, senza aver avuto la possibilità di entrare nel merito delle questioni contenute nel testo proposto.
Afferma l’associazione: “Le migrazioni non sono materia contingente o imprevedibile tale da richiedere la decretazione d’urgenza o peggio la necessità di ricorrere alla fiducia alle Camere. 
Eliminando ogni forma di approfondimento e confronto sul merito delle norme contenute nel provvedimento, si elimina ogni possibilità di gestire un fenomeno complesso con una legge ordinaria, espressione del potere legislativo affidato alle Camere dai cittadini”.
Oltre alle procedure di approvazione imposte dal Governo sul Decreto Sicurezza, secondo il Centro Astalli “preoccupano soprattutto le misure in esso contenute che sono incompatibili con diversi principi costituzionali e di diritto internazionale, e che avranno ricadute negative sulla vita delle persone migranti e su tutta la società”.
“In particolare desta allarme, perché contrario alla Costituzione, l’introduzione della detenzione amministrativa, fino a oltre 6 mesi, per persone che non hanno commesso alcun crimine ma solo per verificarne l’identità. A questo sia aggiunge la previsione di una lista di Paesi sicuri stilata dal Governo, per cui un richiedente originario di uno Stato considerato sicuro, non può presentare domanda d’asilo, in aperta violazione del principio di non respingimento, contenuto nella Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato”.

Sempre secondo il Centro Astalli, “l’abolizione della protezione umanitaria e l’esclusione dei richiedenti asilo dal Sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) sono misure irrazionali e incoerenti rispetto all’esigenza del Governo di aumentare la sicurezza dei cittadini. Ampliando la marginalità e riducendo di molto le possibilità di accompagnamento di tanti migranti forzati, tra cui anche molti portatori di gravi vulnerabilità, si aumentano le fasce di irregolarità, di esclusione sociale e di illegalità”.
Insomma, “un passo indietro di cui non si vede la logica, se non quella di alimentare l’allarme sociale per distogliere l’opinione pubblica dalle vere urgenze del Paese e ottenere consensi politici senza preoccuparsi di trovare soluzioni strutturali a temi complessi. Con maggior determinazione continueremo ad accompagnare i migranti forzati nel loro percorso di integrazione, perché siamo convinti che solo lavorando per la legalità, il rispetto dei diritti umani e la dignità delle persone, saremo tutti più sicuri”.

Arci: “Ingiustizia è fatta”
. “Il Governo ha raggiunto l’obiettivo di trasformare in legge la campagna di criminalizzazione del diritto d’asilo e, più in generale, dell’immigrazione”. Anche l’Arci non usa mezze misure nel commentare l’approvazione del dl sicurezza. E afferma: “Gli effetti della nuova legge saranno pessimi, per il Paese e per le persone: adesso le città saranno più insicure, le comunità locali e i sindaci si troveranno a gestire più disagio sociale e un numero crescente di irregolari, dovranno  far fronte a  più conflitti , a una lacerazione sociale maggiore, che sappiamo essere foriera di paure, di una maggiore diffusione del razzismo”.
“Nelle aule dei tribunali, nazionali e internazionali, negli spazi pubblici, in quelli delle organizzazioni sociali, nelle piazze, toccherà a noi, a tutte e a tutti quelli che hanno a cuore la democrazia e la Costituzione, la salvaguardia dei diritti umani, mettere in campo una campagna di resistenza verso questa legge – aggiunge l’Arci -. Una campagna a tutela delle persone che saranno costrette a nascondersi, a lavorare in nero, che saranno ricattate e sfruttate perché rese più deboli da una legge che impedisce loro di avere un titolo di soggiorno, che inibisce la possibilità di vivere dignitosamente nel nostro Paese, anche quando ce ne sarebbero le condizioni. L’Arci non le lascerà mai sole di fronte alle ingiustizie e al razzismo  di questo governo”.

Anci: “Pericoloso arretramento sulle politiche relative all’immigrazione”
. Il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, afferma: “Nel decreto, rispetto alla sicurezza urbana rileviamo quel passo in avanti nel contrasto di alcuni fenomeni che provocano allarme sociale: penso alla attività estorsiva dei parcheggiatori molesti, per esempio. Tuttavia senza risorse anche le migliori intenzioni rischiano di scontrarsi con l’impossibilità di attuarle. Anche qui un esempio su tutti: c’è un allentamento dei vincoli per l’assunzione di vigili, ma le nuove assunzioni costano e risorse, nella legge di bilancio, non ce ne sono. Anzi, si profilano dei tagli a carico dei Comuni”.
“Radicalmente diverso è il giudizio formulato da noi sindaci sul dl Salvini riguardo alle politiche relative all’immigrazione. C’è un arretramento. Si cancella un percorso faticosamente costruito, fondato sull’accoglienza diffusa, che si è rivelata l’unica strada per evitare tensioni sociali tra ospiti e popolazione residente. Si cancella la protezione umanitaria che però non cancellerà i migranti: nella migliore delle ipotesi diventeranno irregolari che possono solo occupare immobili o lavorare in nero, nella peggiore si trasformeranno in manovalanza per la criminalità organizzata. Non sono state accolte le poche ed essenziali modifiche che noi sindaci chiedevamo: estensione del sistema di accoglienza Sprar per migranti appartenenti a due sole categorie, vulnerabili e nuclei familiari”.

Don Colmegna: “Aumenterà l’illegalità, mettendo a rischio la coesione sociale”. Anche la Casa della carità di Milano esprime “forte preoccupazione” per gli effetti del Decreto Sicurezza che, contrariamente a quando affermato dal ministro Salvini, non porterà "tranquillità, ordine, regole e serenità nelle città italiane".
"Le misure contenute nel provvedimento, invece – spiega il presidente della Fondazione, don Virginio Colmegna -, soprattutto quelle in materia di immigrazione, non faranno altro che aumentare l'illegalità, mettendo a rischio la coesione sociale dei territori, sui quali sarà scaricata tutta la gestione di un fenomeno complesso".
"Per far crescere la sicurezza, ne siamo convinti e lo ribadiamo con forza, bisogna andare in direzione opposta, e promuovere una cultura e delle politiche di apertura e di solidarietà ed è su questo che la Casa della carità continuerà a impegnarsi e lavorare ogni giorno", dice ancora don Colmegna.
"Ci permettiamo infine di dire che imporre la fiducia in entrambi i rami del Parlamento, è stato un fatto grave, perché ha impedito un'ampia discussione sulle misure previste dal decreto e la proposizione di emendamenti migliorativi su temi complessi, richiedono una profonda unità di intenti e non possono essere affrontati, come invece ha scelto di fare questo governo, con slogan e semplificazioni che ricorrono alla ricerca di capri espiatori, a cominciare dai più fragili e dallo straniero", conclude il presidente della Casa della carità.

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