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Magatti: "Viviamo in una Babele tecnoeconomica"

L'intervento del sociologo al seminario di Redattore sociale. "Oggi mettersi d'accordo su uno straccio di pensiero è impossibile. E' il frutto dell'idea dominante negli ultimi 50 anni per cui ciascuno esiste solo in quanto individuo". Ma una via d'uscita c'è. "Nell'Enciclica Laudato sì c'è tutto"

30 novembre 2018

Mauro Magatti e Marino Sinibaldi
Mauro Magatti e Marino Sinibaldi - Solitudini 2018 2

MILANO - "Viviamo in un'epoca di caos totale. Oggi mettersi d'accordo su uno straccio di pensiero è praticamente impossibile. E questo è il frutto dell'idea dominante negli ultimi 50 anni per cui ciascuno di noi esiste solo in quanto individuo": Mauro Magatti, sociologo ed economista dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, tratteggia con toni crudi il ritratto della società in cui viviamo. Intervistato da Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3, su "Individui e collettività: la sfida di un nuovo stare insieme" al seminario di Redattore Sociale, Magatti risale al '68 per descrivere la situazione di oggi. "Il '68 aveva un'istanza collettiva ma allo stesso tempo di forte soggettività - spiega - . Sia la destra che la sinistra hanno col tempo fatto propria l'idea che al centro di tutto ci sia l'individuo. Ma questa idea si sta rivelando falsa". Un'idea falsa perché un insieme di individui, ciascuno solo nella propria libertà, non porta altro che al caos. "Allo stato attuale è impossibile avere un'idea che ci accomuna. Ed è anche per questo che si finisce per affidarsi a leader che hanno lo slogan migliore del giorno e che il giorno dopo può cambiare". 

Un'altra conseguenza dell'idea che conta solo l'individuo è la formazione di una società che si affida alla tecnica e all'economia. "Viviamo in un'epoca nichilistica, in cui ci basiamo solo su economia e tecnica. Dato che siamo in una vera e concreta babele, l'unica via d'uscita è affidarsi alla tecnoeconomia. Ma la società tecnica è una società performante e chi non riesce a stare al passo è fuori". La libertà di cui, almeno in teoria godiamo, non riusciamo a gestirla nella relazioni con l'altro. "Stiamo pagando il fatto che non abbiamo riflettuto abbastanza su cosa vuol dire essere individui. Oggi nessuno vuol sentire parlare dell'altro, per questo c'è anche questa costante richiesta di sicurezza. Non si è riflettuto abbastanza sull'idea della libertà degli individui. La libertà è immensa e il disorientamento porta proprio a cercare la guida nella sicurezza". 

Tutto è perso dunque? "No io sono fiducioso - sottolinea Magatti - . Sono fiducioso sul fatto che siamo in grado di essere critici e di prendere le distanze. Da questa crisi, che non è solo economica ma di senso, possiamo uscire. Il magistero di Papa Francesco ci sta indicando una via. Nell'enciclica "Laudato sì" c'è tutto". Magatti è tra i fondatori, inoltre, dell'archivio della Generatività sociale (www.generativita.it), che propone storie ed esperienze di approccio alla realtà e alla società capaci di dare una visione nuova delle relazioni. "La generatività sociale è un nuovo modo di pensare e di agire personale e collettivo che racconta la possibilità di un tipo di azione socialmente orientata, creativa, connettiva, produttiva e responsabile, capace di impattare positivamente sulle forme del produrre, dell’innovare, dell’abitare, del prendersi cura, dell’organizzare, dell’investire, immettendovi nuova vita". (dp)

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