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Nigeria, la licenza petrolifera che sottrae due anni di scuola e salute

Secondo un report del centro di ricerche Rdc, Shell e Eni Nigeria hanno siglato col governo un contratto per la licenza estrattiva di petrolio Opl 245 ingiusto sul piano del regime fiscale. Il danno corrisponderebbe a un biennio di spesa pubblica per istruzione e sanità. Ma le due compagnie criticano la metodologia usata dal report

03 dicembre 2018

Foto: Milieudefensie / Marten van Dijl
Nigeria - Pezzo osservatorio diritti

Una nuova ricerca del Resources for Development Consulting (Rdc) denuncia che la presunta maxi-tangente da più di un miliardo di dollari versata da Shell ed Eni al governo della Nigeria in relazione alla licenza del giacimento Opl 245, per la quale è in corso un processo a Milano, avrebbe causato importanti danni alla società locale. Stando al report, infatti, la forma fiscale utilizzata per il contratto avrebbe consentito ai due giganti petroliferi di risparmiare quasi 6 miliardi di dollari in minori tasse. Detto in altri termini, la cifra persa dal Paese africano è pari a due anni di spesa pubblica in sanità e istruzione.

La ricerca di Rdc è stata commissionata da Re:Common, Global Witness, Heda e The Corner House. Queste stesse ong sono quelle che avevano depositato l’esposto che ha poi portato al procedimento giudiziario.

La posizione delle società. La stessa Rdc ha interpellato Shell ed Eni, chiedendo un commento. Shell ha dichiarato che il report ha "una metodologia difettosa che non rispetta standard qualitativi adeguati". Eni, da parte sua, ha risposto che "le affermazioni sul piano tecnico e contrattuale adottate come base del rapporto sono parziali e inaccurate, se non fuorvianti".

Il nodo fiscale. Rdc scrive che "le clausole fiscali che al momento regolano il Blocco 245 non seguono, secondo la nostra opinione, l’essenza di un normale sistema di produzione condivisa". Secondo questa analisi, Eni e Shell non avrebbero seguito i “contratti di produzione condivisa” (Psc), ossia le logiche contrattuali comunemente previste dagli anni Novanta per sfruttare giacimenti petroliferi. Sempre stando a quanto riportato da Rdc, in particolare, l’accordo fatto avrebbe tagliato l’accisa “Profit Oil”, un’entrata di estrema importanza per la Nigeria.

Il calcolo. Per poter arrivare a circa 6 miliardi di dollari, Rdc utilizza la stima di Eni, che parla di una produzione di almeno 560 milioni di barili in 13 anni a prezzo costante di 70 centesimi al barile. Ebbene, utilizzando le regole del contratto firmato nel 2011, Opl 245 avrebbe reso 9,8 miliardi di dollari, mentre con quelle del 2003 il governo di Abuja avrebbe ottenuto 14,3 miliardi di dollari e, ancora di più, prendendo a riferimento i termini in vigore nel 2005 si sarebbe arrivati a 15,6 miliardi: una differenza, dunque, di poco meno di 6 miliardi di dollari.

La vicenda. La licenza di Opl 245 nel 1998 era di Malabu Oil&Gas, società riconducibile a Dan Etete, che allora aveva lasciato da poco il posto di ministro del Petrolio. Nel 2001, poi, il governo aveva dato la licenza a un’altra società, Snud, controllata interamente da Shell. Un passaggio caratterizzato da un contratto Psc, firmato dal colosso anglo-olandese e dalla nigeriana Nnpc. Tra il 2003 e il 2006 Shell aveva trovato due giacimenti all’interno di Opl, ma nel frattempo, nel 2006, Malabu aveva vinto la causa per riavere indietro la licenza. Alla fine, riassumendo, nel 2011 la licenza Opl 245 è stata assegnata a Eni e Shell ed è in quel contesto che venne firmato il contratto che avrebbe fatto poi perdere soldi allo Stato nigeriano.

L’articolo integrale di Lorenzo Bagnoli, “Eni Nigeria, la licenza Opl 245 'priva il Paese di 6 miliardi di dollari'”, può essere letto su Osservatorio Diritti

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