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Aiuto ai malati oncologici, compie 50 anni l'associazione Amso

L'associazione sostiene i malati oncologici e le famiglie all'ospedale Ifo - Regina Elena di Roma: "Fieri di una storia così lunga, la via è l'umanizzazione degli ospedali". C'è anche una struttura di accoglienza. Capulli: "E' necessaria una formazione specifica". Di Donato: "Sono volontaria dopo essere stata a mia volta aiutata"

04 dicembre 2018

ROMA - Ascolto, empatia, vicinanza. Non fare sentire mai sole le persone che stringono tra le mani la diagnosi “K”, il cancro. È questo il ruolo dei volontari nei reparti oncologici iscritti all'AMSO, Assistenza morale e sociale negli istituti oncologici, associazione nata nel 1968 con lo scopo di sostenere ed aiutare i malati oncologici e le loro famiglie presso l'ospedale Regina Elena, oggi IFO. L'associazione ha spento le sue 50 candeline lo scorso venerdì 30 novembre, presso la sala della Protomoteca del Campidoglio. All'evento erano presenti oltre 250 persone, tra cui i 160 volontari che svolgono ogni giorno il loro lavoro gratuitamente. Ad aprire i lavori è stato il presidente dell'AMSO Edmondo Terzoli, oncologo della struttura ospedaliera. “Siamo fieri di essere qui oggi per festeggiare la nostra storia, così lunga, che ha portato ad una vera umanizzazione degli ospedali”.
 
L'associazione ha aperto dal 1994 una casa di accoglienza per le famiglie di malati oncologici con 11 posti letto e una cucina. La struttura - sita vicino alla stazione Termini - ha consentito negli anni a oltre 4mila pazienti di potersi curare presso l'IFO senza costi aggiuntivi per il soggiorno: la casa ospita infatti gratuitamente coloro che ne fanno richiesta. “Gli ospiti in questi 23 anni sono venuti dal Sud Italia e da altri paesi – ha raccontato Edmondo Terzoli, oncologo IFO e presidente dell'AMSO – potendo accedere a delle cure che, se non avessero avuto una struttura in cui vivere gratuitamente, non avrebbero potuto avere”.
 
Oggi l'AMSO opera nei 14 reparti del Regina Elena offrendo supporto e assitenza ai malati oncologici in modo trasversale e prendendosi cura anche delle famiglie “spesso quelle che vivono una situazione, paradossalmente, di maggiore fragilità”, ha sottolineato Maria Teresa Capulli, volontaria storica dell'AMSO dal 1987. Sono diversi i servizi che vengono offerti dall'associazione: sostegno e informazione negli ambulatori e nell'atrio degli istituti, parrucchiere gratuito, servizio parrucche e copricapi e turbanti che vengono forniti gratuitamente ai pazienti che, a causa della chemioterapia, perdono i capelli, contributi economici ai pazienti particolarmente indigenti, gestione di una biblioteca per i pazienti oncologici e corsi di formazione per i volontari. “Molto presto abbiamo capito che era necessaria una formazione specifica per prestare un servizio efficiente e significativo nei reparti di oncologia – ha spiegato uno dei relatori Aldo Nardini – per questo è stato istituito un corso di formazione base per gli aspiranti volontari e poi uno permanente per gli altri: con l'aiuto di medici e psicologi abbiamo potuto conoscere nel dettaglio cos'è un carcinoma, quali sono le terapie, quali gli effetti collaterali, quali segnali riconoscere sia fisici che psicologici per dare il nostro aiuto nel modo migliore”.
 

"Dal punto di vista etico - ha affermato Pina Cervini, segretaria generale di Amso - il volontario dell'associazione è attento a prendersi cura del paziente sempre con l'atteggiamento di una persona che condivide un disagio. Si parla tanto di umanizzazione di un ospedale, per via di tanti bisogni espressi e inespressi, e il paziente oltre le cure ha bisogno di parola, di accoglienza, di ciò che è capace di trasformare il suo dolore. Deve essere chiamato a trovare le risorse per andare avanti, altrimenti sente il vuoto". E' necessario che il volontario possegga competenze e professionalità e per questo - ha sottolineato Cervini -  esistono due percorsi di formazione, una base e una permanente: "Ci si sofferma molto sulla preperazione psicologica, le tappe progressive aiutano il volontariato ad essere consapevole del proprio ruolo, permettendogli di diventare una risorsa di qualità sia per la famiglia sia per il paziente. La sfida per il futuro - ha concluso - è salvaguardare e portare avanti quei valori per i quali l'AMSO è stata fondata 50 anni fa".

A parlare di volontariato è stata anche Flavia Di Donato, neo volontaria AMSO, che ha deciso di prestare servizio dopo essere guarita lei stessa da un melanoma, esperienza che ha raccontato in un libro “Blu. prima di un altro inizio”. “Quando sono con loro non sono più Flavia, ma una donna che diventa orecchio, parola, sguardo che può lenire, anche solo per pochi attimi, la sofferenza di una diagnosi infausta, il dolore della solitudine. Ho scelto di diventare volontaria perchè io stessa sono stata supportata e assistita con molta dedizione da una persona che mi è stata vicina nei momenti tragici della mia lotta contro il melanoma”. 

 

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