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Empori solidali. Oltre 325 mila beneficiari, quasi 6 su dieci sono italiani

Fanno la spesa usando una tessera, ma agli utenti vengono offerti anche servizi. Oltre 5 mila i volontari coinvolti e 178 gli operatori retribuiti. I dati nel primo rapporto nazionale curato da Caritas e Csvnet. “Volontariato protagonista. Sa cambiare e adattarsi”

05 dicembre 2018

- ROMA - Più di 99 mila famiglie e oltre 325 mila persone servite dall’avvio dell’esperienza degli empori solidali in Italia al 30 giugno 2018. È quanto riporta il primo rapporto sugli empori solidali curato da Caritas Italiana e Csvnet e presentato oggi a Roma in occasione della Giornata internazionale del volontariato. I dati raccolti da 177 empori rispondenti su 178 complessivi, mostrano un’utenza anagraficamente molto giovane: il 27,4 per cento (di cui un quinto neonati) ha meno di 15 anni, appena il 6,4 per cento supera i 65 anni. La popolazione straniera, invece, riguarda il 44,1 per cento del totale.  Tra i dati raccolti emerge anche quello dei beneficiari disabili, 3.777, e di quello dei senza fissa dimora, 1.477. Solo il 2017, inoltre, le famiglie beneficiarie sono state oltre 30 mila e le persone 105 mila.

L’accesso agli empori avviene in base alla verifica delle condizioni di difficoltà in cui versa il potenziale beneficiario, spiega il report. Vengono verificate le condizioni economiche (soglia Isee, Irpef), ma vengono svolti anche colloqui individuali. Le famiglie fanno la spesa gratis utilizzando in più di 150 una tessera (elettronica o manuale) a punti da scalare; in altri empori si utilizzano sistemi simili”. La maggior parte degli empori, inoltre, pone un limite temporale di accesso, rinnovabile per almeno una volta, con l’obiettivo di sostenere le famiglie in difficoltà economica. “A questo scopo, l’86 per cento degli empori presta ulteriori servizi ai beneficiari - spiega il rapporto -: come accoglienza e ascolto, orientamento al volontariato e alla ricerca di lavoro, terapia familiare, educativa alimentare o gestione del proprio bilancio, consulenza legale ecc. Inoltre, il 55 per cento delle strutture propone ai beneficiari lo svolgimento di attività di volontariato, sia all’interno che presso altre realtà”.

Sono i volontari il motore degli empori solidali italiani. Secondo il rapporto, infatti, i volontari sono presenti in tutte le strutture. “Sono stati 5.200 quelli dichiarati nell’attività di questi anni e 3.700 quelli attivi al momento della rilevazione”, spiega la ricerca. Volontari impegnati non solo nell’approvvigionamento e nella distribuzione, ma anche nell’amministrazione e nella governance. Interessante, infine, la partecipazione di volontari stranieri, presenti fino ad oggi in quasi la metà degli empori ed oggi in un terzo, con una media di 4 per servizio. Sono 178, invece, gli operatori retribuiti dichiarati da 83 empori: 54 di questi ha solo personale part-time; le persone a tempo pieno sono 49 distribuite nei restanti 29 empori, mentre sono 44 i giovani in servizio civile.

“Di fronte al disagio di beneficiari ‘altri’ da quelli tradizionali, e a bisogni e richieste diverse e molteplici; davanti alla insufficienza e inadeguatezza dei mezzi a disposizione; nel riscontrare la necessità di competenze ‘plurime’, per fronteggiare i problemi; ci sono state comunità capaci di scegliere alleanze inedite per costruirsi più coese e solidali attorno a un servizio nuovo - affermano nelle riflessioni conclusive il direttore di Caritas Italiana don Francesco Soddu e il presidente di CSVnet Stefano Tabò -. Ad attivare questa capacità c’è sempre, come protagonista, un volontariato che sa costantemente cambiare e adattarsi. Ma attorno a un emporio non si muovono solo i ‘buoni’, o quelli che ‘devono’, né gli ‘eroi’, ma può condensarsi progressivamente una partecipazione più ampia: gli enti locali, il terzo settore, le imprese, il settore produttivo, i professionisti, l’associazionismo non esclusivamente sociale, la scuola, fino ai privati cittadini”.

 

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