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Giornata del volontariato. "Ieri era militanza, oggi è esperienza"

Operatorie e esperienze a confronto di Caritas, Csvnet e Forum Terzo settore che, insieme, possono contare su 340 mila organizzazioni e 5,5 milioni volontari. Fiasco: "Il volontariato oggi ha vinto". Tabò: "Nostra radice nei valori della Costituzione". Marsico: "Volontariato è esserci"

05 dicembre 2018

ROMA - Dalla coesione sociale al dono, da i beni comuni all’innovazione sociale. Sono stati questi i temi al centro di “Quando le persone fanno la differenza”, l’evento organizzato a Roma da Caritas italiana, Csvnet e Forum del Terzo settore, in occasione della Giornata internazionale del volontariato. Per la prima volta insieme, le tre organizzazioni hanno ragionato di come costruire sinergie e affrontare le nuove sfide del volontariato. Un pezzo del tessuto sociale che conta 340 mila organizzazioni, in cui operano 5,5 milioni volontari e 800mila dipendenti. Nel corso della giornata è stato presentato anche il Primo rapporto sugli empori solidali, realizzato da Caritas e Csvnet.

Il volontariato oggi ha vinto perché con la riforma del Terzo settore si riconosce  per la prima volta l’agire dei cittadini responsabili e solidali - sottolinea Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del Terzo settore -. Il primo aspetto su cui dobbiamo riflettere è proprio quello della coesione sociale, cioè la capacità di creare legami all’interno delle comunità e portare avanti una partecipazione democratica. Il mondo del terzo settore costruisce un modo diverso di creare relazioni. In questo i ruolo del volontario è fondamentale, le persone sono il motore”. Per Fiaschi il dono del volontario è innanzitutto un dono di tempo, che porta  rigenerare il tempo degli altri”. I numeri ci dicono che il volume del volontariato cresce e cresce il servizio civile. Il ruolo dei Csv e dei servizi di volontariato all’interno alla riforma è una storia lunga che parte fin dalle origini e credo che oggi apra una stagione nuova. Per questo la collaborazione tra Forum e Csv è di lunga data ed è strategico proseguire”.

Sulla stessa scia anche Stefano Tabò che si augura una collaborazione duratura nel tempo. “Riconoscere nel volontariato un elemento qualificante del modo di stare insieme e interpretare la vita sociale è un elemento di cultura, a cui non possiamo rinunciare - afferma -. Se queste sinergie non partono da noi che ne siamo protagonisti, credo sia difficile immaginare che possano venire naturalmente. In questa fase c’è bisogno di riprendere una riflessione sul volontariato che da un punto di vista generale è stata abbandonata da tanto tempo - aggiunge -. Bisogna saper riconoscere elementi identitari, se il volontariato ha avuto un riconoscimento pubblico è proprio grazie alla sua concretezza. L’esperienza pratica ha bisogno di chiavi interpretative e prospettive dei valori condivise. Quando si parla di una cultura del volontariato, vuol dire individuare fili comuni. La nostra radice è nei valori della Costituzione e da quelli dobbiamo ripartire”.

Per Francesco Marsico, responsabile dell’area nazionale di Caritas italiana a fare da spartiacque oggi è la Riforma del terzo settore che ha recepito  la “liquidità del volontariato”. “Abbiamo un volontariato diverso oggi, ieri era militanza, oggi è esperienza - sottolinea - E’ necessario interrogassi su come oggi esso sia cambiato e metterlo al servizio dei processi. Bisogna pensare a un’azione che sia contestualmente culturale e di advocacy. In fondo, alla fine, la vocazione unificante del volontariato è esserci, essere dentro le questioni irrisolte del mondo. Un dibattito reale serve a capire senza pregiudizi e costruire alleanze inedite”.

All’iniziativa era stato invitato il sottosegretario al lavoro e alle politiche sociali Claudio Durigon, che però ha declinato per “intensi e inderogabili impegni istituzionali”. Nel messaggio inviato a Claudia Fiaschi il sottosegretario sottolinea che “con la riforma del Terzo settore si stabilisce un patto sociale di responsabilità tra lo Stato e gli Enti di terzo settore”. “Lo Stato - continua il messaggio - riconoscendo la valenza delle attività di utilità sociale, di cittadinanza attiva, identificate nel generico alveo del “non profit”, rinuncia attraverso una fiscalità agevolata ad introiti che potrebbero essere redistribuiti secondo altri programmi. Questo punto è stato per troppo tempo trascurato, invece è una prospettiva di cui va tenuto conto perché obbliga a una responsabilità sociale che, qualche volta, abbiamo visto mancare in alcune associazioni che con il loro operato hanno infangato il lavoro di tanti volontari”. Durigon sottolinea inoltre che la posizione del Governo è di apertura nei confronti degli attori investiti e interessati dalla riforma.

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