:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Sostegno scolastico e inclusione, per far posto a una riforma slitta il decreto

Il ministero dell'Istruzione intende modificare il decreto legislativo 66/17 e mettere in atto una “piccola rivoluzione”, che modifichi i criteri di assegnazione del sostegno e introduca l'insegnante di sostegno “a tempo indeterminato”, a garanzia della continuità. Attesa e critiche

06 dicembre 2018

SCUOLA – Battuta d'arresto per il decreto attuativo della Buona Scuola relativo all'inclusione scolastica degli studenti con disabilità: il ministero dell'Istruzione rimetterci mano e rinviarne l'entrata in vigore dal 1° gennaio al 1° settembre 2019. Parliamo del decreto legislativo 66/17, che conteneva rilevanti novità per quanto riguarda il diritto allo studio, l'inclusione degli alunni con disabilità e il sostegno scolastico. 

Verso la riforma del sostegno. Ora, intenzione del ministero sarebbe di approvare, entro il prossimo settembre, una vera e propria riforma del sostegno, che prenda il posto delle norme contenute nel relativo decreto attuativo della Buona scuola. E' quanto ha annunciato il sottosegretario Salvatore Giuliano, in un videomessaggio trasmesso in occasione del 3 dicembre. “Il ministero del'Istruzione vuole celebrarla con un atto concreto – ha detto – Vogliamo migliorare il modo in cui gli alunni e le alunne con disabilità vivono la scuola. Il 1° gennaio doveva entrare in vigore un decreto che però pone un problema serio: non tiene adeguatamente conto del parere delle famiglie e della scuola, del contesto e della situazione personale del ragazzo: insomma una serie di fattori decisivi per l'inclusione. Non a caso le famiglie erano molto preoccupate. Per questo siamo intervenuti: abbiamo fermato l'entrata in vigore di quella norma e oggi abbiamo presentato la bozza di un decreto che corregge questi errori”. In che modo? Innanzitutto, “a stabilire quante ore di sostegno vanno assegnate è un gruppo composta da insegnanti, famiglia, personale medico e un rappresentante degli enti locali”: poi, “se in una scuola ci sono barriere, ci sono tanti alunni con disagio, se si trova in periferia: tutto questo va considerato. E le famiglie in questo avranno un ruolo fondamentale. La disabilità è il risultato del rapporto tra le condizioni della persona e il contesto in cui vive e agisce, ha ricordato Giuliano, riferendosi alla Convenzione Onu. “Siamo di fronte a una piccola grande rivoluzione – ha concluso - Per la prima volta, avremo anche delle piccole misure di accompagnamento e prevediamo che tutto il personale partecipi alle attività di formazione, abbia il supporto necessario e le buone pratiche siano mese in rete”. 

L'insegnante di sostegno “a tempo indeterminato”. Altra novità sarebbe, secondo quanto riferito da Orizzonte Scuola, l'assegnazione “dell’insegnante a tempo indeterminato per l’intero ciclo di studi dell’alunno”, al fine di garantire la continuità didattica. Un'eventualità, quest'ultima, che non piace al sindacato Anief: secondo il presidente nazionale Marcello Pacifico, “la continuità didattica non si garantisce abolendo le competenze relative al ciclo scolastico degli insegnanti o limitando al 50% i trasferimenti su posto comune, ma assumendo in ruolo i 40 mila supplenti oggi chiamati in deroga fino al 30 giugno su posti liberi, in modo da risparmiare soldi. Perché quello delle assunzioni sui tanti posti liberi è l’unico modo per garantire, ogni inizio d’anno scolastico e non in autunno, la copertura di tutti i posti richiesti dalle scuole”. Anief, pertanto, ribadisce che “pensare di salvaguardare i bisogni formativi dell’allievo confermando lo stesso docente di sostegno per l’intero ciclo scolastico è un’illusione. Questo, docente è, infatti, inserito all’interno dell’organico scolastico: all’inizio di ogni nuovo anno, sempre che abbia mantenuto la stessa sede di servizio, nulla vieta che possa cambiare alunno”. 

Riforma o “toppa”? Il sindacato Anief ritiene che “sulla didattica 'speciale' l’amministrazione scolastica sta cercando di disapplicare delle norme sbagliate, figlie della Buona Scuola di Renzi, introducendo però delle semplici 'toppe': ancora una volta, manca un piano di revisione serio e di investimenti per un settore, quello della frequenza degli alunni con disabilità, che con un incremento costante di 10 mila nuovi iscritti l’anno è arrivato all’attuale consistenza di 280 mila alunni disabili iscritti (dati certificati Istat)”. 

Resta la critica al decreto che il ministero ha inteso irinviare (o annullare): una critica avanzata già in passato dalle associazioni e oggi ribadita da chi lavora in questo settore. Come Evelina Chiocca, responsabile del Coordinamento italiano insegnanti di sostegno: “Il decreto legislativo 66/2017 contiene troppi errori – afferma - non solo in relazione alle improbabili formule magiche che contiene, ma anche per la distanza culturale che continua a voler interpretare, impedendo alla scuola dell'inclusione di poter decollare. Basti pensare al fatto che insiste nel pensare alla formazione 'separata' fra docenti incaricati su posto disciplinare e docenti incaricati su posto di sostegno, come se l'alunno con disabilità fosse unicamente del docente di sostegno. Ora, attendiamo il testo per capire in che cosa consistono le novità che il nuovo governo intende proporre”. (cl)

box

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa