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Capodanno con i senza dimora, cena e danze a Palermo

Iniziativa dell'associazione La danza delle ombre che gestisce un centro diurno e un dormitorio pubblico. Intervista a Marina Scardavi: "Chiedono aiuto anche alcune famiglie che hanno casa e scendono in strada addirittura con i loro figli piccoli e grandi"

15 dicembre 2018

PALERMO - Saluteranno l'ultimo giorno dell'anno trascorrendo una serata tutti insieme all'insegna della spensieratezza e della gioia. E' la festa di Capodanno del 31 dicembre che per la prima volta organizza l'associazione La danza delle ombre dentro il centro di assistenza diurno dedicato ai senza dimora. Il programma prevede prima una cena per 30 persone e poi con un televisore la visione di film natalizi e l'ascolto di musiche. Il 21 dicembre, sempre l'associazione organizzerà pure una cena per 50 persone presso il convento del Boccone del povero con uno scambio di doni di Natale.

L'associazione "La danza delle ombre" offre diversi servizi dedicati ai senzadimora che vivono in strada o nei dormitori e a famiglie in stato di povertà. Ha, infatti, un centro diurno dove è possibile fare la doccia, lavare i vestiti e anche fruire dei servizi di assistenza sociale, psicologica, medica e legale. Inoltre per chi è in difficoltà vengono distribuiti pure vestiti, generi alimentari e beni di prima necessità. Le persone registrate che fruiscono dei servizi sono circa 800 con un'affluenza giornaliera variabile che va da 20 a 40 utenti ogni pomeriggio dal lunedì al venerdì. Di questi ci sono anche famiglie in povertà con figli che non riescono a fronteggiare le spese di vita quotidiana. Inoltre insieme ad altre realtà, l'associazione gestisce anche il dormitorio pubblico di p.zzetta della Pace "La casa di Muhil" che accoglie 25 persone, tra uomini e donne.

A presiedere l'associazione La Danza delle Ombre, nata nel 2010 è la dott.ssa Marina Scardavi, da 15 anni impegnata attivamente nel sociale che, oltre ad avere avuto un lungo trascorso di volontariato presso la comunità di Sant'Egidio è anche un funzionario dell'Asp.

Per la prima volta avete deciso di organizzare la festa di Capodanno

E' un modo per fare vivere serenamente un momento di festa in compagnia per chi è completamente solo. Speriamo in un inizio dell'anno che possa dare maggiore pace a tutti.

Sarete anche quella di Natale del 21 Dicembre?
Sì, per l'occasione oltre al tradizionale scambio dei doni, faremo ascoltare musiche natalizie e leggeremo brani e poesie che facciano comprendere il senso più profondo del Natale al di là del lato esclusivamente consumistico.

La povertà di chi vive in strada rispetto a prima è cambiata?
Facciamo i conti con situazioni sempre diverse di nuove povertà. Da pochi giorni per esempio ospitiamo al dormitorio una persona di 50 anni che prima lavorava e adesso ha perso tutto e in questo momento è stata allontanato pure dalla famiglia. Di questi casi di perdite di lavoro e di separazioni familiari ne abbiamo avuti parecchi. Alcuni senzadimora hanno la residenza virtuale che gli permette di essere cittadini in piena regola. 15 anni fa c'era sicuramente meno povertà non solo dei singoli ma anche delle famiglie che in qualche misura riuscivano con dei lavoretti a fronteggiare i bisogni primari. Le persone che vivevano in strada erano diverse: incontravi il clochard che per alcune vicende della vita sceglieva di vivere in strada. C'è ancora Mohamed, un ex architetto iraniano che ancora oggi vive in un vecchio camper ma ricordo Arturo, un ex funzionario austraico di banca che conobbi come alcolista. In alcuni di loro era evidente la scelta di rifiutare tutte le convenzioni sociali per vivere in una sorta di 'eremitaggio' forse lontano da ciò che li aveva fatti soffrire. Oggi coloro che rimangono in strada sono persone colpite invece da gravi lutti familiari, perdite di lavoro e di punti riferimento; una scelta spesso obbligata dal precipitare di alcuni eventi. Purtroppo, oltre a giovanissimi immigrati troviamo anche molti ragazzi italiani che scappano dalle famiglie oppure dalle comunità di accoglienza. E' chiaro che in questo stato di fragilità è molto facile che subentrino i vizi come alcol e droghe. Credo che forse bisognerebbe interrogarsi sul perché succede questo e attraverso quali misure si potrebbe evitare che accada.

Sono cambiate anche le persone che usufruiscono dei beni distribuiti durante i giri di assistenza notturna?
Tra le persone che vivono in strada o in macchina che hanno bisogno di tutto, da qualche tempo si avvicinano ai volontari, per ricevere cibo e beni di prima necessità, anche alcune famiglie che hanno casa che scendono in strada addirittura con i loro figli piccoli e grandi. Chiaramente si tratta sempre di persone che hanno un disagio però c'è il rischio che alcuni di loro si abituino ad un sistema assistenziale che con il tempo li fa adagiare senza farli andare avanti. La famiglia che viene al centro per chiedere aiuto per acquistare una bombola per cucinare è diversa da quella di chi decide di non porsi più il problema perché si appoggia al cibo che distribuiscono ogni giorno per la strada. Occorre sempre mettere le persone in grado di camminare con le loro gambe senza alimentare esclusivamente un circuito assistenziale sterile che non gli fa fare alcuno sforzo di fuoriuscita dal loro stato di marginalità sociale.

Ci sono storie positive di chi è uscito dalla strada?
Sì anche se sono sempre poche rispetto alla quantità di persone che hanno bisogno di aiuto. Ricordo con affetto Antonino, un anziano di 70 anni che era alcolista. Dopo essere riusciti a fargli avere l'invalidità abbiamo saputo che poi è riuscito a ritornare a casa del figlio non bevendo più. Il ritorno in famiglia gli aveva fatto pure allontanare il vizio. Poi ricordo ancora Paola, una ragazza romena che, dopo quasi due anni di dormitorio ha trovato un lavoro e una casa. La permanenza e l'uscita dal dormitorio e variabile perché per alcuni può avvenire soltanto non appena trovano una sistemazione migliore. Se sono persone sole che non hanno trovato soluzioni migliori al loro forte disagio è chiaro che non possiamo lasciarle in strada. A volte si tratta purtroppo di persone con problemi di salute che non possono lavorare.

Quanto è importante il lavoro di squadra per rispondere ai diversi bisogni?
Il lavoro di gruppo è fondamentale perché i personalismi non portano a niente. Ogni persona della nostra equipe ha un sua competenza che mette a servizio insieme ai diversi volontari che si spendono in vario modo attraverso le diverse iniziative che periodicamente organizziamo. Da soli non si va da nessuna parte perché soltanto insieme si può innescare un circuito virtuoso che aiuta queste persone a stare meglio. E' pur vero che in alcuni casi, soprattutto in situazioni di maggiore difficoltà, occorre dare un indirizzo anche con un certo rigore al fine di dare risposte immediate che evitino il peggio.

Tra i volontari avete anche alcune persone ex senzadimora che scelgono di dare una mano?
Ne abbiamo alcune che sicuramente quando scelgono di mettersi al servizio del loro fratelli più fragili hanno quella marcia in più che è dettata proprio dallo stato di sofferenza che avevano e che sono riusciti a superare. Oggi con impegno e fatica siamo riusciti a creare tra gli accolti del dormitorio e quelli che vengono al centro anche una sorta di atmosfera familiare che rende tutti più sereni.

Perché la scelta di aiutare i più deboli facendo già il medico?
Andando in giro per la strada per aiutare chi aveva bisogno ho conosciuto il lato più vero e più umano della nostra città. Solo se abbiamo il coraggio e la voglia di uscire dai nostri ambienti, spesso chiusi e sterili, possiamo arricchire la nostra vita. La nostra anima si può nutrire soltanto quando ci doniamo agli altri a cui proviamo a dare un poco di felicità. Dopo anni di volontariato posso dire di avere ricevuto dagli altri sempre più di quanto abbia dato. (set)

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