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Marche, a scuola nella yurta: è il terzo inverno dopo il sisma

La struttura ospita bambini fino a sei anni che sono rimasti dopo il terremoto a San Ginesio (Mc). Sul territorio è iniziata la demolizione delle case che sta cambiando di nuovo il paesaggio urbano. L’educatrice Di Luca: “Continuiamo a sostenere l’educazione alla resilienza"

18 dicembre 2018

SAN GINESIO (Mc) - Inizia con qualche giorno di vacanza anticipata a causa delle prime nevicate il terzo inverno in Yurta per i bambini fino a sei anni ospiti della grande tenda che da due anni sostituisce la loro scuola materna. Le ferite causate dal terremoto del 2016 non sono rimarginate ma il paesaggio sta cambiando di nuovo volto perché è iniziata la demolizione delle case. “Inverno qui significa sveglia alle 5 del mattino per accendere la stufa a pellet e scaldare la tenda – spiega Federica Di Luca, educatrice e titolare dell’azienda agricola ‘La quercia della memoria’, responsabile dell’agrinido -. A distanza di due anni la situazione non si è sbloccata, il territorio è a forte rischio spopolamento ma nella nostra struttura continuano ad arrivare bambini e questo ci fa ben sperare per il futuro. In questo momento abbiamo 20 piccoli e ce ne sono altri 4 in lista d’attesa”.

Passeggiate in campagna, cura degli ambienti e degli animali ma anche elaborazione del trauma, perché i bambini dell’agrinido di San Ginesio sono rimasti sul territorio, a contatto quotidianamente con un paesaggio diviso tra la bellezza della natura e la violenza delle macerie. “Il Borgo di Vallato in questo momento sta subendo profonde trasformazioni – spiega l’educatrice – con l’abbattimento delle case. Verranno demolite moltissime abitazioni e questo sta modificando profondamente il paesaggio urbano. Con i bambini portiamo avanti un percorso che non dimentica la dimensione del trauma, per continuare a sostenere il meccanismo di riparazione dentro la cornice dell’educazione alla resilienza, che non significa solo risollevarsi da una esperienza traumatica ma costruire i presupposti quotidiani di una buona educazione anche al presente, oltre che post emergenza. Questo ci porta a proseguire il nostro percorso sulle case che dopo la riparazione ha aperto una nuova fase: quella della ricostruzione. I bambini hanno iniziato a costruire e progettare anche attraverso delle grafiche e dei disegni nuove case, sostenuti pure da molte letture”.

Casa è anche ‘scuola’ e il panorama del territorio, su questo fronte, è molto diversificato. “Alcuni istituti del maceratese – racconta Federica Di Luca - sono stati ricostruiti e molti bambini sono tornati in nuove strutture ma, principalmente, si tratta di progetti finanziati da donatori esterni, privati. Mentre le strutture sostenute dalle risorse dell’Ufficio sisma oggi sono pressoché ferme. Poi ci sono le scuole che hanno resistito al terremoto e che, come è naturale, registrano un forte sovraffollamento con grandi disagi per tutta la comunità”.

“Per la nostra struttura inizia il terzo inverno con molte attese e altrettante aspettative – sottolinea l’educatrice -. Il 19 novembre abbiamo avuto l’impegno della Regione Marche a sostenere il percorso di ricostruzione del nostro asilo, dopo 2 anni di trattative e di impegno sia dell’azienda agricola che dell’associazione dei genitori che aveva avviato una raccolta fondi per l’acquisto di un terreno vicino agli spazi del precedente asilo e della yurta e lo aveva poi donato al comune di San Ginesio assieme a un progetto nato da una equipe multidisciplinare. C’era stato un appello alle istituzioni per la raccolta e, seppure oggi il percorso non è ancora definito, abbiamo una prospettiva di impegno delle istituzioni locali. L’inverno 2018 si apre con una attesa molto forte di arrivare in tempi brevi alla certezza della ricostruzione”.

“L’agrinido si regge solo sulle rette delle famiglie e per rendere accessibile il servizio è necessario trovare nuove risorse che possano completare quello che normalmente sarebbe il costo della retta: un terzo a carico delle famiglie, un terzo del comune e un terzo della regione. Stiamo per chiudere la convenzione con il comune e questo consentirà il recupero di risorse che fino a oggi non sono state accessibili. Mentre restiamo aperti alla solidarietà delle persone che ci hanno aiutato, perché ogni donazione in questo momento è vitale”.

Per i piccoli della Yurta il percorso ‘case’ è sfociato nell’osservazione delle abitazioni in demolizione e questo ha aperto una nuova fase: quella della decostruzione, della rottura intenzionale delle case rotte e anche delle macerie. “Dalle macerie i bambini sono stati in grado di vedere nuove rigenerazioni – spiega la responsabile dell’Agrinido -: dai coppi nascono nuove strutture e i piccoli si accorgono anche che nelle case rotte ci sono oggetti rimasti sotto le macerie. Guardano i materassi, i passeggini e le altre cose di uso quotidiano che però non vedono solo come oggetti rotti ma anche, potenzialmente, con nuove funzioni. Questo ci ha fatto riflettere sull’idea dello scarto, del materiale maceria che per l’adulto è carico di una emotività molto negativa, mentre per i bambini, capaci di vedere in maniera molto più flessibile le cose, si trasforma immediatamente in nuove costruttività e simbolicamente anche in nuovi paesaggi. E in nuove storie”. (Teresa Valiani)

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