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Una raccolta fondi per l'orto botanico: appello ai cittadini

L'Università di Bologna chiama a raccolta la cittadinanza per rinnovare un pezzo del suo sistema museale. Il direttore dei musei dell'Ateneo, Roberto Balzani: “Non limitiamoci a stanziare cifre per gli investimenti, ma creiamo intorno al progetto una forma di partecipazione”

23 dicembre 2018

Plastico orto botanico

BOLOGNA - “I nostri musei sono sottoesposti, nonostante siano molto importanti. Stiamo spingendo perché siano più visibili e siamo passati complessivamente da 100 mila a 140 mila visitatori annui da luglio 2017 a giugno 2018, evidentemente intercettando una parte dei flussi turistici arrivati in città”. Roberto Balzani dirige il sistema museale dell'ateneo bolognese e tiene a precisare che la scelta di lanciare una raccolta fondi per rinnovare l'orto botanico è uno strumento per rendere il percorso di rinnovamento di questo pezzo del sistema museale “qualcosa di più compreso dalla città, per favorire un senso di appartenenza più profondo”. “Ci siamo detti, invece di fare come si fa normalmente, stanziando cifre per gli investimenti che si vogliono realizzare, non fermiamoci a questo ma creiamo intorno al progetto una forma di partecipazione”, spiega Balzani.

Nell'ultimo anno sono state 21 mila le persone che hanno visitato l'orto botanico, “l'unico grande spazio verde all'interno delle mura di Bologna”, fondato quasi 500 anni fa dal naturalista Ulisse Aldrovandi. “La scelta di aprire i musei nel fine settimana ha incrementato i flussi di visitatori stranieri, ma c'è un po' di tutto, fra cui 25 mila studenti”. L'idea è di realizzare il progetto che dovrà essere messo a punto nel cinquecentesimo anniversario dalla nascita di Aldrovandi, che cadrà nel 2022. “Dobbiamo mantenere un doppio binario, che ora nell'orto tradizionale non è particolarmente visibile – chiarisce il direttore -, quello del museo vegetale vivente con attenzione alle specie e alle rarità botaniche e quello del giardino pubblico, una funzione che c'è già e deve continuare a essere leggibile. La prima missione ci interessa perché vogliamo che rimanga quello per cui è stato costituito. Dall'altra parte vogliamo che continui a essere il più bel giardino pubblico dentro le mura”.

La raccolta fondi sarà aperta per tutto il 2019. “Puntiamo a portare a casa il massimo che si può, più ci sarà partecipazione, più l'orto sarà bello – aggiunge Balzani -. Tariamo le nostre aspettative su altre esperienze, quella del restauro del Nettuno è la più prossima [per la quale il Comune lanciò una raccolta che raggiunse 550 mila euro, ndr]. Il Nettuno è un simbolo, l'orto botanico è un bene fruibile, ci aspettiamo una raccolta di diverse centinaia di migliaia di euro. L'università, per il momento, negli stralci di bilancio per il 2020 ha previsto diverse centinaia di migliaia di euro da investire, a cui si aggiungeranno le quote dell'edilizia in capo agli uffici tecnici”.

L'incarico di progettare gli spazi verdi e creare aree tematiche diversificate attraverso un nuovo allestimento delle collezioni presenti sarà affidato a una figura scelta da un comitato scientifico composto da botanici, tecnici, rappresentanti del Comune, dell'Università e del quotidiano QN – Il Resto del Carlino.

L'ingresso al giardino rimarrà gratuito. È possibile che diventi a pagamento quello per l'erbario, oggi consultabile solo su prenotazione, se l'ateneo riuscirà a farlo diventare un vero e proprio museo con percorso guidato, “come hanno fatto all'Università di Pisa”, conclude Balzani. (Benedetta Aledda)

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