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Africa, il debito torna a crescere e rischia di diventare insostenibile

Tra le cause: la discesa del prezzo delle materie prime e le minori entrate fiscali previste per infrastrutture realizzate proprio col debito. Così come la bolletta alimentare sempre più cara. Tra i nuovi creditori la Cina, che nei prossimi tre anni investirà nel continente 60 miliardi di dollari

21 dicembre 2018

Il debito africano torna a crescere. Secondo l’ultimo report dell’Overseas Development Institute (Odi) di Londra, infatti, sono 18 i Paesi del Continente a correre il pericolo di non riuscire presto a finanziare più il proprio debito. Un numero che corrisponde al doppio di quello registrato nel 2013. E già oggi, del resto, ci sono otto Stati che stanno affrontando questa difficoltà: Ciad, Repubblica del Congo, Gambia, Mozambico, São Tomé e Principe, Sud Sudan, Sudan, Zimbabwe. Una realtà che rischia di mettere in ginocchio milioni di persone. Come si legge nel report: "Un debito insostenibile pone rischi significativi all’impegno globale di porre fine alla povertà estrema". E il timore è legato al fatto che una situazione del genere possa portare a tagli importanti in settori fondamentali, quali, tra gli altri, salute, educazione e infrastrutture.

Il trend. Tra gli anni Novanta e Duemila le cose sembravano migliorare: il debito pubblico in diversi Paesi della regione è calato grazie a programmi quali l’Hipc (Heavily Indebted Poor Countries) varato nel 1996 e il Mdri (Multilateral Debt Relief Initiative), messo in atto dal 2005 in avanti. Il risultato di questi programmi, infatti, era stata una diminuzione del debito verso istituzioni sovranazionali e verso il Club di Parigi. Dagli anni Dieci di questo millennio, però, il trend sembra di nuovo essere cambiato in peggio, con debito, e relativi interessi, in forte crescita.

Le cause. Il direttore Africa del Fondo monetario internazionale (Fmi), Abebe Aemro Selassie, indica diverse cause per spiegare l’aumento del debito, cresciuto nell’Africa Subsahariana di ben il 20% in appena cinque anni. Tra queste, in particolare, Selassie sottolinea la discesa del prezzo delle materie prime e le minori entrate fiscali previste per infrastrutture realizzate proprio col debito. E la guerra dei dazi in Africa potrebbe mietere diverse vittime. Così come la bolletta alimentare sempre più cara.

La Cina in Africa. A cambiare, segnala lo studio, sono anche gli attori coinvolti. Il debito, storicamente in mano soprattutto a Paesi del cosiddetto Club di Parigi, ha mutato fisionomia col passare del tempo: se nel 2007 il 15% era posseduto da Stati fuori da questo gruppo, nel 2016 la quota era già cresciuta al 30 per cento. E ad aumentare c’è anche il debito detenuto da creditori commerciali. Risultato? "Una delle conseguenze è che il costo del debito ha ripreso a crescere più velocemente del debito stesso", ha scritto il Center for Global Development. E tra i nuovi creditori, il report fa notare il ruolo crescente della Cina, che ha dichiarato che nei prossimi tre anni investirà nel Continente qualcosa come 60 miliardi di dollari. Una situazione che, secondo i ricercatori, rappresenta "una minaccia per la sostenibilità del debito per la larga scala dei progetti finanziati e per la mancanza di trasparenza sui termini e le condizioni", anche se non ci sono ancora prove lampanti di conseguenze negative da questo punto di vista dei prestiti cinesi. 

L’articolo integrale di Alessandro Pirovano, “Cresce il debito africano: altro che 'cancellazione', la situazione precipita", può essere letto su Osservatorio Diritti. 

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