:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Alla mensa scolastica un menù in simboli per essere tutti uguali

In due scuole primarie di Reggio Emilia si sperimenta una lista del pranzo realizzato con la Comunicazione aumentativa alternativa, per dare ai bambini con disabilità comunicativa complessa consapevolezza del cibo proposto e la possibilità di scegliere

29 dicembre 2018

REGGIO EMILIA - A partire dal 5 dicembre in 3 classi seconde e 2 prime delle Scuole primarie Leopardi e King di Reggio Emilia il menù presentato alla mensa è lo stesso per tutti ed è tradotto in simboli e disegni che permettono anche ai bambini con disabilità comunicativa complessa di partecipare in maniera più consapevole al pranzo. “È nato tutto da un'esigenza clinica sul campo”, racconta Simona Pedrazzi. La neuropsichiatra fa parte del gruppo che per alcuni mesi ha lavorato al progetto all'interno della Neuropsichiatria Infanzia e adolescenza dell'Ausl Irccs di Reggio Emilia. “Nelle scuole in cui abbiamo proposto il menù in simboli sono inseriti alcuni bambini con bisogni comunicativi complessi, che sono in carico al nostro servizio – spiega il medico -. Seguivano già un progetto di Comunicazione aumentativa alternativa e le colleghe terapiste hanno pensato potesse sere utile proporre un menù realizzato con la Caa da condividere con i compagni di classe”.

L'equipe di comunicazione aumentativa alternativa
Equipe, menu di simboli

Si tratta di bambini con difficoltà nella comunicazione dovute a diversi motivi: “Alcuni di loro hanno difficoltà linguistiche gravi, altri disabilità intellettive come un ritardo cognitivo, altri ancora problemi neuromotori dovuti a paralisi cerebrali, o problemi sensoriali come la sordità – chiarisce Pedrazzi -. Con il menù in simboli questi bambini riescono a sentirsi più coinvolti in quello che succede all'interno della classe, a capire cosa gli viene proposto. Quando la maestra anticipa cosa si mangerà quel giorno, il bambino con difficoltà comunicativa non capisce un messaggio verbale così complesso, mentre il sistema visivo lo aiuta nella comprensione”. L'effetto di una lista del pranzo per immagini può essere molto importante. “Dal punto vista emotivo, il bambino con disabilità comunicativa complessa si sente finalmente parte della classe, alla pari con i compagni. Questo strumento gli permette di avere il loro stesso ruolo, di anticipare il piacere o meno che proverà nel mangiare quel cibo, la possibilità di esprimere preferenze, di intervenire come fanno i suoi compagni”. Può essere una facilitazione anche per gli scolari stranieri che conoscono ancora poco o niente l'italiano.

Nelle classi che lo sperimentano erano già attivi progetti di Caa specifici per ogni bambino, mentre il menù è uguale per tutti. Prima di introdurlo, le insegnanti sono state formate e con loro le operatrici dell'Ausl faranno una verifica a metà percorso e un'altra a fine anno. “Speriamo di portarlo presto in altre scuole”, conclude Pedrazzi. (Benedetta Aledda)

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa