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Minori autori di reato: “Facilitare mediazione e giustizia riparativa”

L’autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Filomena Albano, invia una serie di raccomandazioni a Parlamento, Governo e Istituzioni “in attesa di una legge che disciplini l’innesto di questa forma di giustizia nel rito minorile”

28 dicembre 2018

ROMA - “Facilitare la diffusione di soluzioni che consentano l’incontro volontario non solo tra i ragazzi che hanno violato la legge e le vittime, ma anche tra due modi di cercare e praticare la giustizia. Da una parte quella tradizionale che punisce e dall’altra quella riparativa che, ad esempio attraverso la mediazione penale, cerca di ricomporre la frattura sociale e, dove possibile, ricucire responsabilizzando. Non si è responsabili per qualcosa, ma verso qualcuno”. Parte da questo intento la serie di raccomandazioni che l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, ha inviato in materia di mediazione penale e in generale di giustizia riparativa in relazione ai reati commessi da minorenni “in attesa – sottolinea la Garante - di una legge che disciplini l’innesto di questa forma di giustizia nel rito minorile”.
Destinatari delle raccomandazioni sono Parlamento, Governo, ministeri (Giustizia, Interno, Difesa, Istruzione, Economia e Finanze), Regioni, Comuni, Consiglio superiore della magistratura, Scuola superiore della magistratura, Autorità giudiziarie, Consiglio nazionale forense, ordini degli avvocati, uffici e centri di mediazione penale e di giustizia riparativa.

“Gli ambiti individuati dall’Autorità garante per segnare la strada per la promozione della cultura della giustizia riparativa in Italia – spiega una nota del Garante - riguardano: le misure per consentire l’accesso in ogni distretto di Corte d’appello di servizi di mediazione penale e in generale di giustizia riparativa; la futura disciplina normativa; le modalità per ricorrere alla mediazione penale; le reti per la giustizia riparativa; sensibilizzazione, formazione e informazione”.
Le raccomandazioni formulate da Filomena Albano sono contenute in un volume, scaricabile in formato pdf dal sito dell’Autorità garante dal titolo “La mediazione penale e altri percorsi di giustizia riparativa nel procedimento penale minorile”, frutto di un ciclo di audizioni tenuto nei mesi scorsi con magistrati, avvocati, assistenti sociali, professori universitari e mediatori. Il lavoro ha coinvolto tutti i tribunali per minorenni e le procure minorili in Italia, il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia, i centri e gli uffici di mediazione. Mentre è stato annunciato per il 2019 un convegno di approfondimento con la partecipazione di operatori, esperti e cariche istituzionali. La redazione del volume è stata coordinata dalla Garante, Filomena Albano, con il contributo della prof.ssa Claudia Mazzucato, che ha curato il primo capitolo, del prof. Pasquale Bronzo che ha redatto il secondo e della dott.ssa Benedetta Bertolini che ha curato il terzo.

“Il coinvolgimento in un reato, o comunque in fatti penalmente rilevanti, di una persona minorenne – scrive la Garante - è quasi sempre espressione di un conflitto: con l’altro, con la società, non di rado con se stessi. Il reato può essere l’apice di una vicenda conflittuale che si protrae nel tempo, sfociando in un atto lesivo dei diritti altrui, oppure può prescindere da una conoscenza pregressa tra le persone coinvolte, costituendo non l’effetto bensì l’origine, la causa scatenante di un conflitto. Autori e vittime minorenni si trovano così, loro malgrado, a condividere un’esperienza che non si conclude con il fatto-reato, ma anzi ha conseguenze sulle loro vite che perdurano anche a lungo nel tempo. Eliminare la dimensione conflittuale che attraversa l’esperienza umana non è possibile. È tuttavia possibile, e necessario, approntare contesti e strumenti che permettano di imparare a riconoscere, affrontare e se possibile superare il conflitto, o perlomeno gestirne le conseguenze, contribuendo a ricostruire un clima di fiducia nell’altro e in sé, nonché a ripristinare la condivisione delle regole e dei valori fondamentali del vivere comune. Questo vale anche a seguito di fatti ‘gravi’, che esulano dalla conflittualità quotidiana. Direi anzi che questo è necessario soprattutto a seguito di simili fatti, di lesività tale da rendere necessario l’intervento pubblico del sistema giustizia”.

“Il sistema penale classico guarda al passato perché ricostruisce il reato e produce prove che il giudice utilizza per emettere la sentenza – conclude Filomena Albano -. In tal modo cristallizza fatti e ruoli. Cristallizza persone. Il percorso di giustizia riparativa guarda al futuro, restituisce alle persone coinvolte il senso della propria dignità e unicità, rimettendo in moto la loro storia. L’auspicio è che sempre di più e a beneficio di tutte le persone di minore età coinvolte in fatti penalmente rilevanti, quale che sia la veste che ricoprono, venga favorito l’accesso a strumenti capaci di dare spazio e parola al conflitto e al suo bisogno di essere anzitutto accolto, per poter essere realmente superato”. (Teresa Valiani)

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