Erasmus e disabilità: i numeri di un'esperienza senza barriere

Dal 2014 al 2017 hanno partecipato a esperienze professionalizzanti in Europa 709 giovani con bisogni speciali. Numeri più esigui per gli studenti di istituti tecnici e licei e per gli universitari

04 gennaio 2019

I ragazzi con disabilità possono fare un’esperienza di studio o tirocinio in Europa perché l’obiettivo del Programma Erasmus+, gestito dalla Commissione europea e dai diversi Paesi partecipanti, è l’apprendimento continuo attraverso un’esperienza all’estero. Non importa se si frequenta una scuola professionale, un liceo, l’università, si lavora, si ha un bisogno speciale o una situazione economica disagiata. In Italia la gestione è affidata a tre enti: l’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire – con competenza in materia d’istruzione scolastica, istruzione superiore ed educazione degli adulti –, l’Agenzia nazionale -Erasmus+ Inapp per il settore Istruzione e formazione professionale, l’Agenzia nazionale per i giovani in ambito di educazione informale degli under 30. Quindi non sono soltanto gli universitari ad andare a studiare in giro per l’Europa. A specificarlo è l’inchiesta di Michela Trigari pubblicata sul numero di ottobre di SuperAbile Inail, il magazine per la disabilità dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro curato dall’agenzia di stampa Redattore Sociale. 

Ma diamo un po’ di numeri. Nel 2017 l’Agenzia Erasmus+ Inapp per il settore Istruzione e formazione professionale ha finanziato 29 progetti che hanno coinvolto ragazzi con bisogni speciali, quasi il triplo rispetto all’anno precedente: nel 2016, infatti, erano stati appena dieci, nove nel 2015 e 20 nel 2014. Nell’ambito dei questi progetti, in questi anni, hanno potuto partecipare a esperienze professionalizzanti di mobilità transnazionale in Europa 709 giovani con disabilità (683 in azienda, 26 in scuole o centri di formazione professionale). In questo quadriennio il finanziamento totale approvato per questa tipologia di progetti è stato di oltre 21 milioni di euro, mentre a presentarli sono stati soprattutto scuole e istituti professionali (25), enti di formazione (14), organismi del Terzo settore (13), aziende (8) e pubbliche amministrazioni (7). 

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"Tra gli obiettivi del programma Erasmus+, infatti, c’è la promozione dell’equità e dell’inclusione: per questo possono accedere alle opportunità offerte anche ragazzi con disabilità fisiche, cognitive e sensoriali, con difficoltà di apprendimento, con problemi economici in famiglia o di origine straniera – spiega Rossano Arenare dell’Agenzia Erasmus+ Inapp per il settore Istruzione e formazione professionale –. Si cerca in questo modo di abbassare il livello di abbandono scolastico, migliorare la conoscenza delle lingue straniere, aumentare le competenze personali e professionali, preparare al mondo del lavoro, sviluppare maggiore autonomia nei giovani", compresi quelli con disabilità. A partecipare sono apprendisti, studenti, neodiplomati o neoqualificati, che fanno un’esperienza professionalizzante o un tirocinio all’estero in imprese o altri contesti di lavoro, scuole o centri di formazione. "Per i giovani con bisogni speciali i costi sono coperti al 100% e comprendono, oltre alle spese di viaggio, vitto e alloggio e alla presenza di un accompagnatore, anche l’eventuale acquisto di qualsiasi supporto in grado di facilitare la loro partecipazione e, laddove necessario, perfino il coinvolgimento di personale specializzato come il logopedista o il fisioterapista". Purtroppo, però, la percentuale di studenti con bisogni speciali che prende parte a questo tipo di attività promosse da Erasmus+, rispetto al totale di tutti i partecipanti, è bassa: solo l’1,9% in quattro anni. 

Numeri più esigui, invece, ma stessa filosofia inclusiva, per quanto riguarda il settore Scuola ed educazione degli adulti Indire: sono state 180, infatti, le persone con disabilità o bisogni speciali partite per l’Erasmus tra il 2014 e il 2017. Il dato si riferisce sia a studenti delle superiori sia a insegnanti, educatori o altro tipo di personale disabile. E all’università che succede? Anche se nel corso degli ultimi tre anni accademici la partecipazione di studenti, docenti o altro staff con disabilità ha registrato una crescita media del 36%, passando da 35 persone nel 2014/2015 a 45 nel 2015/2016 e a 61 nel 2016/2017, il numero totale di giovani partiti per l’Erasmus (141) è basso. Su 33 atenei coinvolti nell’ultimo anno accademico di riferimento, l’Università di Milano-Bicocca, l’Università di Modena e Reggio Emilia e quella di Padova sono stati i primi tre con il maggior numero di studenti disabili in mobilità individuale europea. 

"Su questi dati, però, bisogna fare un paio di precisazioni. Per il settore Scuola non è possibile estrapolare esattamente il numero di alunni disabili partiti per l’Erasmus, perché quasi tutti i progetti europei riguardano l’intera classe; quindi il ragazzo con bisogni speciali che partecipa con in suoi compagni non viene “contato” a parte e pertanto il dato precedente è sottostimato – spiega Sara Pagliai, coordinatrice dell’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire –. Per quanto riguarda l’università, invece, il numero italiano è tra i più alti d’Europa. Inoltre gli studenti universitari disabili sono molto meno rispetto ai ragazzi con disabilità che frequentano un liceo o una scuola professionale, per cui anche i numeri di quelli che vanno in Erasmus sono più bassi. E se l’attenzione per i giovani con bisogni speciali è via via cresciuta nel tempo, nell’intenzione della Commissione europea per il 2021-2027 c’è la volontà di raddoppiare i fondi a loro destinati". (Michela Trigari)

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