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Erasmus e disabilità. Il viaggio di Sofia a Cracovia, con la figlia di otto anni

Sofia è una mamma, ha la sclerosi multipla, scrive di turismo accessibile e frequenta l’università. Fino a febbraio sarà in Polonia per studiare, ma anche per realizzare una guida sulla città

05 gennaio 2019

BOLOGNA - L’Erasmus? "Una sfida con mio figlio Dejan". A parlare è Sofia Riccaboni, 42enne di Arezzo con la sclerosi multipla che, dopo essersi laureata nel 2017 alla triennale in Scienze della formazione e dell’educazione, si è iscritta alla specialistica in Scienze della formazione e consulenza pedagogica nelle organizzazioni e ha fatto domanda per studiare sei mesi all’estero, proprio come tutti gli altri universitari. "Dejan studia lingue e attualmente è in Erasmus negli Stati Uniti – racconta –. Quando ha fatto domanda, mi ha detto: “Mamma, tu non vai via?”. Ma io ero titubante: ho tre figli (oltre a Dejan, che ha 22 anni, ci sono Pamela di 19, anche lei studentessa, e Andrea Chandra di otto, ndr) e mi muovo in carrozzina".

Erasmus e disabilità 4

Poi, però, ha cambiato idea: ha iniziato a dare un’occhiata a qualche ateneo nell’Europa dell’Est e, alla fine, ha fatto domanda per Vilnius, Praga e Cracovia. Ed è stata proprio la Uniwersytet Jagiellonski ad accettare la sua domanda. In questo momento, e fino a febbraio 2019, Sofia è in Polonia per proseguire gli studi. Insieme a lei, e al suo accompagnatore, c’è la figlia più piccola. La sua storia è stata raccolta da Laura Pasotti per l’inchiesta di ottobre di SuperAbile Inail, il magazine per la disabilità dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro curato dall’agenzia di stampa Redattore Sociale. 

-"Sono passata dall’adrenalina del momento in cui ho fatto domanda alla preoccupazione di quando l’hanno accettata. Poi sono stata travolta dalla burocrazia italiana, ma alla fine ce l’ho fatta", sottolinea Sofia che, prima di partire ufficialmente per l’Erasmus, ha scelto di trascorrere qualche giorno a Cracovia per risolvere alcune questioni pratiche, come trovare un alloggio accessibile, incontrare i docenti e iscriversi ai corsi, ma anche scegliere una scuola per la figlia che frequenta la terza elementare. "Ho rinunciato alla proposta abitativa dell’università perché aveva alcune barriere architettoniche, ma dall’Italia non era semplice capire se una casa aveva l’ascensore, se le porte erano abbastanza larghe per far passare la carrozzina o se, al contrario, c’erano scale di accesso che io non potevo fare".

Il semestre a Cracovia non sarà solo di studio: l’obiettivo è realizzare una guida sull’accessibilità della città. "Scrivo da sempre, ma da quando mi sposto in sedia a ruote ho iniziato a occuparmi di turismo accessibile – puntualizza –. Non pensavo di poter continuare a viaggiare, ma poi ho capito che il problema è, molto spesso, la mancanza di informazioni". Quindi Sofia ha creato il progetto “Viaggiare disabili” per sensibilizzare sul tema del turismo e della mobilità senza barriere e poi ha aperto il blog mammahalerotelle.com (il nome è stato scelto dalla figlia Andrea Chandra quando l’ha vista la prima volta in carrozzina). "Lei è contentissima di questa esperienza, viaggia sempre con me, non stiamo mai ferme – conclude –. Per l’anno prossimo stiamo già pensando di partire per il giro del mondo. Ma prima, ovviamente, mi devo laureare". (lp)

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