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"Disobbedienza pensante": in centinaia in piazza al fianco del sindaco Orlando

Stamattina la manifestazione davanti a Palazzo delle Aquile a Palermo. Migranti, attivisti e cittadini insieme per sostenere la decisione di sospendere alcune norme del decreto sicurezza che penalizzano i richiedenti asilo. Il sindaco: "Non c'è motivo di arretrare, io ho assunto una posizione che è solo di coscienza"

04 gennaio 2019

PALERMO - In centinaia, sfidando il forte freddo e la pioggia, questa mattina hanno manifestato in piazza Pretoria a Palermo, davanti a Palazzo delle Aquile, per sostenere la scelta del sindaco Leoluca Orlando e degli altri sindaci d'Italia di non -applicare alcune norme contenute nel Decreto sicurezza, in particolare quelle che riguardano l'anagrafe, ossia l'impossibilità per i richiedenti asilo di ottenere la residenza. In piazza con striscioni e volantini c'erano moltissimi giovani, immigrati, tanti cittadini palermitani e turisti e molti attivisti di associazioni come il Centro Astalli e Mediterranea e della nave umanitaria Mare Ionio.

Ospitato presso la comunità "La zattera" dei laici comboniani, in piazza c'è Cris originario della Nigeria e da tre anni a Palermo. "Da africano è bello vedere come tanti italiani oggi sono vicini a noi - afferma sorridente -. Solo insieme si possono cambiare le cose perché siamo tutti uguali in questo mondo. Io a Palermo sto studiando al conservatorio pianoforte, chitarra e contrabbasso perché mi piacerebbe diventare un musicista. In comunità ho trovato una bellissima famiglia e in città ho tanti amici italiani. Grazie a questa bellissima città mi sento un siciliano come tutti voi e ringrazio tutte le persone che ci vogliono bene. Forza Palermo e viva l'Italia".  

"Ricordo 20 anni fa quando ero nella comunità di don Andrea Gallo, da lui ho ricevuto tanti insegnamenti - dice Ciro Ayed, tunisino, oggi ospite presso il Centro Arcobaleno 3P fondato dalla suora missionaria Anna Alonzo -. Lui diceva: 'Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei'. Oggi quello che sta accadendo è soltanto il risultato di parecchi errori che sono stati commessi nel non sapere gestire l'immigrazione come si sarebbe dovuto fare. La chiusura non porta a niente. Al Centro Arcobaleno 3P da poco è nato un bimbo egiziano da una donna ospitata. Ecco la speranza deve partire proprio da questo bambino e da come saremo in grado di tutelare i suoi diritti". 

"Prima di tutto, al centro dobbiamo mettere la persona e le comunità composte da esseri umani - dice padre Claudio, comboniano, con tanti anni alle spalle vissuti in Sudamerica - . Occorre proprio partire dalla centralità soprattutto di chi soffre. Solo così possiamo cercare di camminare tutti insieme portando ognuno la propria specificità a sostegno di una scelta di libertà per i diritti umani di tutti". In piazza ci sono anche Mario Affronti, dell'ambulatorio del Policlinico di medicina delle migrazioni e Alfonso Cinquemani del Centro Astalli di Palermo. "Questo è il momento della disobbedienza civile pensante riguardo ad una norma che non condividiamo - sottolinea Mario Affronti -. Non stiamo facendo nulla di illegale ma anzi siamo in linea anche con la lettera che i vescovi siciliani hanno scritto riguardo proprio al decreto Salvini definendolo ingiusto e criminogeno. L'essere qui ci conforta e ci fa sperare che le cose possano cambiare". "Penso che sia il momento di resistere - incalza il presidente del Centro Astalli Cinquemani - con tutte le forze che abbiamo avvalendoci di tutti i mezzi che ci offre la democrazia. La Costituzione va difesa davanti al decreto sull'immigrazione che l'ha calpestata". 

Per Mediterranea e la nave umanitaria "Mare Ionio" che in questo momento è in navigazione c'è Luca Casarini. "Siamo tutti insieme contro i porti chiusi, le menti chiuse ed i cuori chiusi - sottolinea con forza l'attivista -. Abbiamo ancora da 13 giorni la nave umanitaria SeaWatch che non ha attraccato in alcun porto. La logica della chiusura produce come nel caso del decreto sicurezza, una fortissima insicurezza, disastri, dolore, rabbia e morti ma anche l'indignazione della società civile. Il tema vero è che dobbiamo costruire una rete forte di disobbedienza pensante che di fronte alla logica della morte faccia prevalere sempre con azioni concrete la vita umana".

"Il sindaco è accanto ai diritti degli esseri umani perché crede fermamente che in città esiste una sola razza che è quella umana - aggiunge la tunisina Nadine Abdia della Consulta della culture e responsabile immigrazione della Cisl di Palermo e Trapani - . Ad essere in seria difficoltà sono persone che sono arrivate dopo avere subito tragedie umane certificate dalle commissioni. La residenza non è solo un semplice fatto anagrafico perché questa è collegata ai diritti sanitari per l'assistenza medica, ai diritti civili come quello di poter fare un contratto di affitto regolare e di potere iscrivere i figli a scuola e partecipare ai corsi di formazione per dei contratti di lavoro. Si tratta della possibilità che dobbiamo riconoscere a tutti di essere una persona, un cittadino con gli stessi diritti di tutti sanciti dalla Costituzione italiana e non un fantasma". 

"Non arretro, non c'è motivo di arretrare, io ho assunto una posizione che non è né di protesta, né di disubbidienza, né di obiezione ma solo di coscienza. Ho assolto alle mie funzioni istituzionali di sindaco, l'ho fatto in modo formale il 21 dicembre, senza fare alcun comunicato". Sono le parole del primo cittadino di Palermo Leoluca Orlando, ex docente universitario di diritto costituzionale in merito alla sua decisione. "C'è una parte di competenza comunale - ha proseguito Orlando - nella quale il decreto manifesta il suo volto disumano e criminogeno, quella che rende concretamente illegittimi coloro che sono legittimi. Siamo in presenza di un provvedimento che priva dei diritti coloro che hanno un regolare permesso di soggiorno, dall'oggi al domani. Tutto questo è in palese violazione dei diritti costituzionali. È dovere di un sindaco non scaricare sui dipendenti comunali la responsabilità, per questo ho disposto per iscritto di sospendere l'attuazione di questo decreto, perché siamo in presenza di una violazione di diritti umani che non sono poi risarcibili. L'anima di Palermo è un'anima accogliente, questa città vive in una condizione di sicurezza proprio perché accogliendo facciamo sentire a casa propria tutti i cittadini. Il mio è un contributo alla sicurezza, in un Paese democratico la sicurezza si garantisce attraverso la garanzia dei diritti di tutti e non soltanto degli amici, dei componenti di un clan o di un gruppo ". (set)

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