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Sea Watch e Sea Eye: appello per un’informazione corretta e necessaria

L’Associazione Carta di Roma, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa italiana chiedono una trattazione adeguata della vicenda, utilizzando termini giuridicamente appropriati: “Quelle 49 donne, uomini e bambini sono naufraghi, nessuno di loro è clandestino”

04 gennaio 2019

ROMA – “Raccontare la vicenda con i termini giuridicamente appropriati è una necessità inderogabile per rispetto della verità sostanziale dei fatti: quelle 49 donne, uomini e bambini sono innanzitutto persone, giuridicamente sono naufraghi, nessuno di loro è clandestino”. L’Associazione Carta di Roma, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa italiana lanciano un appello ai direttori di testata, ai giornalisti, ai redattori e a tutti i professionisti della comunicazione chiedendo di raccontare nella maniera adeguata la vicenda dei migranti a bordo delle due navi delle Organizzazioni Sea Watch e Sea Eye, ai quali non è ancora stato garantito l’approdo in un porto sicuro.

“Raccontare, come giornaliste e giornalisti, quanto sta accadendo a bordo della Sea Watch è un dovere dell’informazione, per questo proponiamo un appello – scrivono le associazioni. Come ha affermato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno “Sentirsi comunità significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri”. Approdare in un porto sicuro è un diritto, raccontarlo è un dovere dell’informazione”.

 

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