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Reddito cittadinanza e disabilità: dalle correzioni all'ultimatum di Salvini

"Approverò il Reddito di cittadinanza solo se ci saranno i soldi per i disabili”: all'ultimatum di Salvini, Conte risponde promettendo “una soluzione”. Le proposte delle associazioni per modificare il decreto, perché la misura sostenga anche le persone con disabilità

10 gennaio 2019

ROMA - Reddito di cittadinanza e disabilità: la partita si fa dura, con Salvini che sul tema ha lanciato, martedì, un inedito ultimatum: Approverò il Reddito di cittadinanza solo se ci saranno i soldi per i disabili”. Gli ha risposto Conte, rassicurandolo: “Troveremo una soluzione”. Sì, ma quale?

Per il momento, il decreto è quello in bozza, ma correzioni e modifiche sono ancora possibili, sempre nei limiti delle risorse stanziate dalla legge di bilancio. Non è escluso quindi che novità ce ne saranno, in materia di disabilità, (e non solo) per quanto riguarda i requisiti di accesso al reddito e alla pensione di cittadinanza. I giochi sono tutt'altro che chiusi e soprattutto le associazioni possono svolgere un ruolo fondamentale, nell'orientare il decreto suggerendo integrazioni, modifiche e correzioni. Abbiamo quindi chiesto loro di suggerire i propri “emendamenti”.

La Fish indica ben otto possibili correzioni alla bozza di decreto, tutte finalizzate a rendere il reddito di cittadinanza una misura di “contrasto alla povertà anche per le persone con disabilità”. Consapevole che le risorse messe in bilancio non sono sufficienti per elevare a 780 euro tutte le pensioni d'invalidità, la federazione chiede: primo, che la pensione di cittadinanza sia estesa anche alle persone con disabilità, a prescindere dall’età; secondo, che il limite Isee sia elevato a 15 mila euro nel caso in cui nel nucleo sia presente una persona con disabilità grave o non autosufficiente; terzo, che la soglia reddituale fissata a 6 mila euro sia elevata a 12 mila nel caso in cui nel nucleo sia presente una persona con disabilità grave o non autosufficiente; quarto, che sia eliminato dal decreto il computo delle provvidenze assistenziali; quinto, che il limite di patrimonio mobiliare consenta un incremento maggiore di quello previsto, nel caso in cui sia presente nel nucleo una persona con disabilità; sesto, che nella scala di equivalenza per il calcolo del limite di reddito e dell’importo del reddito di cittadinanza, sia aggiunto un coefficiente ulteriore ed aggiuntivo di 0,5 per ogni persona con disabilità grave o non autosufficiente presente nel nucleo e dello 0,2 nel caso sia presente una persona con disabilità media; settimo, che sia adottato, ai fini del calcolo dell’Isee, quanto previsto dall’articolo 6 del DPCM 159/2013 (cioè il cosiddetto ISEE ridotto) quando il valore sia di maggior favore per il richiedente nel caso sia persona con disabilità; infine, che anche le persone con disabilità e chi le assiste possa accedere al Patto per il Lavoro e al Patto per l’inclusione sociale.

Condivide la posizione della Fish il Comitato 16 Novembre, da sempre in prima linea nelle battaglie per i diritti, le risorse e le politiche per le persone con grave disabilità: “Sosteniamo e facciamo nostri gli otto punti della Fish – ci spiega la presidente, Mariangela Lamanna - aggiungendo che è necessario porre la massima attenzione ai bisogni, anche di natura monetaria, delle persone con disabilità gravissima e delle loro famiglie, considerando che le risorse a disposizione sono altamente insufficienti come denunciato più volte dalla nostra associazione rispetto allo stanziamento del fondo non autosufficienza fermo a 550 milioni. Inoltre, rinnoviamo ancora una volta l'invito a questo governo a convocare urgentemente il tavolo nazionale per la non autosufficienza, con cui definire un piano con chiari livelli essenziali di assistenza da garantire su tutto il territorio al fine di eliminare le disuguaglianze territoriali attualmente esistenti”. E per far fronte all'insufficienza delle risorse, rispondendo però alle effettive necessità, Lamanna chiede di “fare una differenziazione per lo stadio della disabilità, perché anche le gravissime non sono tutte allo stesso livello e non presentano lo stesso bisogno assistenziale. Mettere tutto lo stesso piano tutte le disabilità è un errore gravissimo. Come diceva don Milano, non c'è niente di più diseguale che far parti uguali tra diseguali'. Il tavolo interministeriale per la non autosufficienza ha proprio il compito di considerare tutti questi aspetti e stabilire un piano d'invertenti adeguato ai bisogni effettivi, omogeneo e definitivo”.

Anmic, da parte sua, chiede “l’adeguamento diretto delle pensioni di invalidità, ferme a soli 282 euro – riferisce il presidente Nazaro Pagano – Attendevamo dal Governo una soluzione legislativa chiara – spiega Pagano - che adeguasse finalmente le pensioni di invalidità che restano oggi le pensioni assistenziali più basse del nostro Welfare e che sono con ogni evidenza totalmente inadeguate alle necessità di un soggetto disabile. Ma la necessità di innalzare le misere pensioni degli invalidi civili è purtroppo finita in questi giorni nella confusione della polemica politica. Con l’introduzione di questo reddito di cittadinanza, così come delineato nella bozza di decreto che restringe notevolmente la platea dei beneficiari, i destinatari saranno invece solo i nuclei familiari, creando un complesso meccanismo di calcolo del reddito complessivo. In tal modo, nella maggioranza dei casi, gli invalidi non riceveranno più alcun adeguamento pensionistico. Nella discussione politica si rischia così di innescare una guerra fra poveri -sottolinea la ANMIC - che mette in contrasto i legittimi interessi dei cittadini in povertà economica con quelli disabili, spesso più svantaggiati anche sotto il profilo familiare e sociale Chiediamo pertanto che le persone con disabilità siano destinatarie di un aumento congruo delle loro misere pensioni, ferme a soli 282 al mese”. (cl)

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