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Firenze, gli studenti in carcere per fare sport coi detenuti

Le porte del carcere fiorentino di Sollicciano si sono aperte per le classi 5° dell’ITT Marco Polo. Gli studenti hanno disputato due amichevoli in carcere nell’ambito del progetto “Vengo a giocare da te”, promosso dalla Uisp

15 gennaio 2019

FIRENZE - Le porte del carcere fiorentino di Sollicciano si sono aperte per le classi 5° dell’ITT Marco Polo. Gli studenti hanno disputato due amichevoli in carcere nell’ambito del progetto “Vengo a giocare da te”, promosso da UISP Area Nuovi Stili di Vita. Si è trattato dell’appuntamento conclusivo per un’iniziativa che aveva lo scopo di far dialogare il mondo della scuola con la comunità carceraria di Sollicciano attraverso lo sport. Da qui l’idea di un incontro di calcio nella sezione maschile e di un match di pallavolo in quella femminile e trans per avvicinare due realtà che, pur nello stesso quartiere, hanno raramente occasione di confronto.


“Sono venuto altre volte in carcere con i giornalisti Rai e la Fiorentina, con i dirigenti Uisp e i consiglieri comunali – racconta il presidente di UISP Comitato di Firenze Marco Ceccantini - Questa è stata una volta diversa. E’ stato interessante vedere la reazioni dei ragazzi. All’inizio i loro volti erano tesi e preoccupati, erano consci di entrare in un mondo diverso. Dentro, come sappiamo, lo sport accomuna tutti e scioglie le tensioni soprattutto causate dalla non conoscenza delle problematiche altrui”. 

Scoprire il mondo di Sollicciano, insomma, per riappropriarsi anche di uno spazio del quartiere e scoprire un’altra parte di Firenze. “E’ stata un’occasione di incontro e confronto culminata con questo evento – sottolinea il presidente del Q4 Mirko 
Dormentoni - Un piccolo progetto della Uisp che ha portato a un risultato importante per tutti, studenti e detenuti. Sollicciano è un pezzo di questo quartiere”.

Le due gare, disputate all’insegna del fair play, hanno visto trionfare i detenuti in tutte e due le occasioni. La mattinata si è conclusa con un terzo tempo a base di patatine, bibite e panettone. Il risultato più prezioso della giornata sono però i commenti dei partecipanti.
I docenti hanno sottolineato la valenza educativa del progetto. David Rastrelli, insegnante ITT Marco Polo, parla di “esperienza importante con una realtà che sembra lontana. Oggi ciò che colpisce è la gioia evidente che anche una semplice partita di pallavolo con persone venute dall’esterno, per chi è recluso rappresenta un vero e proprio regalo”. 
Il collega Maurizio Mazzei fa notare come “la maggioranza degli studenti si è avvicinata a questa possibilità con grande curiosità. Una volta in campo dopo i primi momenti di assestamento, è stato tutto naturale e il fair play ha caratterizzato l’intera partita. A 60 anni sono entrato per la prima volta in una realtà come questa e credo che a tutte le età 
valga la pena confrontarsi con realtà che non conosciamo”. Entusiasti i commenti dei ragazzi. “Ci aspettavo persone totalmente diverse, più cattive, arrabbiate e con aspetti duri e maniere brusche – raccontano due studentesse Vittoria e Chiara-, ma non è stato così. Sono state accoglienti e con battute e risate hanno cercato di metterci a nostro 
agio. Veramente una bella esperienza”.

Una lezione di vita utile anche dall’altra parte del muro. Per Valentina Palmucci, Responsabile Attività Sezione Femminile Sollicciano “lo scambio tra l’interno e l’esterno avvenuto attraverso questo progetto è un’esperienza preziosa per i detenuti e un motivo di grande riflessione per gli studenti che si sono confrontati sul campo da gioco, dove ognuno nello stesso instante assume il ruolo di giocatore, in uno spazio di assoluta parità”. “Per noi è una giornata felice – raccontano Giudi e Angela, recluse a Sollicciano-, una festa, ci vorrebbero più occasioni così, per poterci confrontare con un mondo esterno che non entra per giudicarci, ma per trascorrere del tempo con noi. Qualcuna di noi ha 
preferito stare in campo piuttosto che incontrare l’avvocato, perché quello può essere rimandato a domani, ma la partita è oggi, solo oggi”.

 

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