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Reddito cittadinanza e disabilità, le federazioni incontrano il governo

La Fand e la Fish sono state ricevute dal ministro Fontana: chiesti una serie di interventi per modificare il decreto e rendere il provvedimento più vicino alle persone con disabilità. Fra le richieste: l'estensione della pensione di cittadinanza, la modifica delle scale di equivalenza e l'esclusione delle pensioni assistenziali dal computo del reddito

24 gennaio 2019

ROMA – Il reddito di cittadinanza, così com'è, non piace alle associazioni che rappresentano le persone con disabilità in Italia: il testo è considerato “insoddisfacente” e perfino penalizzante proprio per una categoria particolarmente esposta al rischio povertà. Così la Fish ha preparato un documento, in cui chiede cinque correzioni che ritiene fondamentali e indispensabili. E ieri lo ha presentato al ministro Fontana, primo di una serie di interlocutori politici a cui la federazione intende rivolgersi nelle prossime settimane.

Negli uffici del Ministero per la Famiglia e le Disabilità ieri è stata ricevuta anche l'altra grande federazione nazionale, la Fand, che ha ribadito alla struttura tecnica del Ministero la propria preoccupazione per il provvedimento sul “reddito di cittadinanza” che ha deluso le aspettative di molte persone con disabilità. Il presidente nazionale Franco Bettoni e il vicepresente Nazzaro Pagano hanno chiesto un impegno su tre aspetti fondamentali: attenzione specifica sulle problematiche delle persone con disabilità che porti a politiche realmente inclusive per tutti; inclusione lavorativa per tutte le persone con disabilità; aumento delle pensioni di invalidità civile per tutti coloro che ne beneficiano, a prescindere da ogni altra forma di incentivo contro la povertà e l’esclusione sociale.

L'incontro con Fand e Fish anticipa il tavolo di confronto che era stato annunciato dal sottosegretario Zoccano e che punta a trovare soluzioni condivise per introdurre sensibili miglioramenti e portare ad una maggiore equità sociale per le persone con disabilità. 

E in tal senso ecco muoversi il documento presentato dalla Fish e reso immediatamente disponibile dalla Federazione, che sottolinea come sia ormai evidente a qualsiasi interlocutore che il decreto legge non prevede affatto l’aumento delle pensioni di invalidità né per pochi né per tanti. “Riteniamo che tale istanza debba essere oggetto di uno specifico ulteriore intervento normativo con adeguate risorse – afferma il presidente Falabella - ma nel frattempo vanno sanati in questa misura di contrasto alla povertà tutti gli aspetti che finiscono per porre le famiglie e le persone con disabilità in una condizione svantaggiata rispetto agli altri nuclei pur ugualmente in povertà assoluta”.


Ed ecco i cinque emendamenti proposti.

Emendamento su pensione di cittadinanza. Il primo riguarda l’estensione della pensione di cittadinanza, attualmente riservata ai soli over65enni che vivano soli o con un’altra persona coetanea o più anziana, anche ai casi di nuclei il cui l’over65enne viva con una persona con disabilità. L’intento è quello di aprire una ulteriore “finestra” per casi di reale disagio e isolamento. Questo il testo proposto: “Per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 65 anni il Rdc assume la denominazione di Pensione di cittadinanza quale misura di contrasto alla povertà delle persone anziane. I requisiti per l’accesso e le regole di definizione del beneficio economico sono le medesime del Rdc, salvo dove diversamente specificato. Tale misura è concessa anche nelle fattispecie in cui il componente o i componenti di età pari o superiore ai 65 anni convivano con una persona con disabilità grave o non autosufficienza come definite dall’allegato 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013”.

Emendamento su parametri della scala di equivalenza. Il secondo emendamento richiede di ponderare le scale di equivalenza, in modo da considerare maggiormente la persone con disabilità nel nucleo familiare, prevedendo parametri aggiuntivi. È importante sia per il calcolo delle soglie di accesso sia per l’ammontare del reddito di cittadinanza eventualmente erogato. Ecco il testo proposto: Il parametro della scala di equivalenza, di cui al comma 1, lettera b), numero 4, è pari ad 1 per il primo componente del nucleo familiare ed è incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente di età maggiore di anni 18 e di 0,2 per ogni ulteriore componente minorenne, fino ad un massimo di 2,1. Il totale dei parametri è in ogni caso elevato di 0,4 per ogni componente con disabilità grave o non autosufficienza e di 0,2 per ogni componente con disabilità media come definite dall’allegato 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013 e fino ad un massimo di 2,5”.

Emendamento su soglia patrimonio mobiliare. Il terzo emendamento prevede un innalzamento della soglia patrimoniale (risparmi) aggiuntiva da 5.000 a 7.500 euro per le persone con disabilità più severa. Ecco il testo suggerito da Fish: "un valore del patrimonio mobiliare, come definito a fini ISEE, non superiore a una soglia di euro 6.000, accresciuta di euro 2.000 per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di euro 10.000, incrementato di ulteriori euro 1.000 per ogni figlio successivo al secondo; i predetti massimali sono ulteriormente incrementati di euro 5.000 per ogni componente con disabilità media e euro 7.500 per ogni componente con disabilità grave o non autosufficienza, come definite dall’allegato 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, presente nel nucleo”;

Emendamento su soglia della componente reddituale. Il quarto emendamento interviene sul computo del reddito che non si può superare pena l’esclusione dalle misure. Si richiede che dal calcolo del reddito familiare siano escluse le pensioni assistenziali di invalidità, cecità, sordità civile, non solo perché non equo, ma anche per evitare probabili contenziosi nei quali lo Stato soccomberebbe. Su analogo tema, infatti, si è già pronunciato il Consiglio di Stato nel 2016. Ecco il testo proposto: “Ai soli fini del Rdc, il reddito familiare, di cui al comma 1, lettera b) numero 4), è determinato ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 2013, al netto dei trattamenti assistenziali eventualmente inclusi nell’ISEE. Ai fini del presente decreto, non si include tra i trattamenti assistenziali l’assegno di cui all’articolo 1, comma 125, della legge n. 190 del 2014”.

Emendamento su agevolazioni alle imprese. L’ultimo emendamento è quello che punta sulle politiche per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. Il decreto prevede una serie di incentivi ai datori di lavoro che assumano persone beneficiarie di reddito di cittadinanza. L’emendamento, a costo zero per l’erario, prevede che gli incentivi del reddito di cittadinanza possano essere erogati solo a condizione che le aziende siano in regola con le assunzioni obbligatorie previste dalla legge 68/1999 (collocamento mirato). L’altra precisazione consente la cumulabilità degli incentivi previsti da questo decreto legge con quelli disciplinati dalla legge 68/1999, rendendo così più vantaggiosa l’assunzione di persone con disabilità.

Fiducioso il presidente della Fish Falabella: “Lo staff tecnico del Ministro Fontana, con atteggiamento sicuramente orientato all’ascolto e alla disponibilità, si è riservato di compiere le valutazioni tecniche sugli emendamenti presentati, valutando in seno all’Esecutivo l’ipotesi di recepirli, in tutto o in parte, come Governo al momento del dibattito parlamentare – riferisce - La nostra azione politica non si ferma certo qui né è improntata all’attendismo – conclude - Proseguiremo la nostra pressione assieme a chiunque abbia a cuore queste istanze fino all’ultimo passaggio dell’iter parlamentare, condividendo in modo trasparente tutte le novità, positive o negative”.

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