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Reddito cittadinanza. Alleanza contro la povertà: “Troppa fretta, rischio caos”

Positivo l'aumento dei fondi, ma criticità nelle risposte. È la posizione dell'Alleanza sulla misura introdotta dal governo, con il quale auspica un confronto. “Si sottovaluta il fatto che il lavoro è solo una delle dimensioni della povertà e si marginalizzano i servizi sociali comunali. Sarebbe stato più utile correggere il Rei e ampliarne l'utenza”

24 gennaio 2019

BOLOGNA – “Con un'unica mossa si stabilisce un ampio stanziamento a favore dei poveri, ma si peggiorano gli interventi disponibili oggi e quelli che si potranno costruire domani”. È la posizione dell'Alleanza contro la povertà in Italia sul Reddito di cittadinanza: aumentano i fondi, ma le criticità sono nelle risposte. La principale critica riguarda il fatto che gli interventi si concentrano sulla ricerca di lavoro, “numerosi poveri non sono in condizioni di lavorare o non lo sono immediatamente e in assenza di adeguate politiche per l'occupazione questo è un presupposto fragile”, e vengono meno le risposte che non riguardano la disoccupazione. “Il giusto rafforzamento degli interventi per l'occupazione dovrebbe essere complementare alla previsione di quelli concernenti i diversi aspetti della povertà ovvero la responsabilità famigliare, le relazioni, le condizioni psicologiche, l'istruzione, la salute, la disabilità e altro – scrive l'Alleanza – Il Reddito di cittadinanza invece sottovaluta nettamente il fatto che il lavoro, seppure fondamentale è solo una tra le dimensioni della povertà. L'errore di fondo è stato fare dell'incremento dell'occupazione la ragion d'essere delle politiche contro la povertà”.

La conseguenza? “La negativa marginalizzazione dei servizi sociali dei Comuni, che sono però gli unici a possedere le competenze necessarie per comprendere i molteplici volti della povertà”. L'Alleanza contro la povertà sottolinea come “il Rei, il Reddito di inclusione attualmente vigente, al contrario, si basa su una visione della povertà in tutte le sue componenti. Il governo, però, ha deciso di superare il Rei e la sua impostazione: sarebbe stato più utile correggerne i difetti e ampliare l'utenza”. L'Alleanza contro la povertà sta elaborando proposte di miglioramento del decreto, “da sola però nemmeno la nostra più totale disponibilità può bastare. Ci auguriamo di poter avviare un confronto con il governo e il Parlamento nell'esclusivo interesse delle persone e delle famiglie che vivono in povertà in Italia”.

Rischio di alimentare divisioni nella società. Secondo l'Alleanza contro la povertà la distribuzione delle risorse stanziate rischia di alimentare una divisione tra cittadini italiani e stranieri, dovuta alla discriminazione nei confronti di questi ultimi, “mentre è condivisibile richiedere che gli stranieri siano residenti da un certo periodo in italia, portare questa soglia a dieci anni pare immotivato”, e un'altra divisione tra italiani in povertà al Sud e nel Nord del Paese, “non considerare le notevoli differenze esistenti nel costo della vita fa sì che gli italiani poveri del Nord non ricevano sostegni adeguati”. 

I minori ai margini. “Da una parte vengono sfavoriti nella distribuzione dei fondi, a causa della scala di ambivalenza adottata – scrive l'Alleanza – Dall'altra si riduce la loro possibilità di ricevere quei servizi educativi e sociali cruciali per progettare un domani migliore. Trascurare la realtà e il futuro di bambini e adolescenti è una conseguenza logica del modello proposto: in una visione concentrata sul lavoro, infatti, non può esserci spazio per l'infanzia”.

Troppa fretta nell'introdurre la misura. “La partenza prematura comporta un elevato rischio di caos nella presentazione delle domande, impedirà di assumere personale opportunamente contrattualizzato e formato e non consentirà di effettuare controlli adeguati sulle condizioni economiche dei richiedenti”. Più in generale, sottolinea l'Alleanza, “si dimentica un punto ben noto a chi lavora con le persone in difficoltà: la costruzione di risposte in grado di sostenerle al meglio richiede tempo. I danni causati dalla fretta ricadranno sul funzionamento del Reddito di cittadinanza e quindi sui poveri più a lungo di quanto oggi non si pensi”.

Altra critica riguarda “l'enfasi attribuita alle condizioni per accettare le offerte di lavoro, al patto di lavoro, ai navigator e alle altre modalità per promuovere l'occupazione”. Nel decreto, precisa l'Alleanza, “si indica chiaramente che ricorrervi è facoltativo e dipende dalla disponibilità di strutture e personale: data la loro attuale carenza, queste modalità interesseranno pochi utenti”. In concreto, “il Reddito di cittadinanza è disegnato in modo da poter erogare rapidamente il maggior numero possibile di contributi economici, anche a prescindere da qualunque azione di inserimento lavorativo. Nei prossimi mesi più che a interventi di attivazione, assisteremo a una distribuzione a pioggia di risorse”.

I Centri per l'impiego. “La situazione in cui versano i Centri per l'impiego rende le indicazioni tese a evitare i comportamenti passivi dei poveri – le cosiddette norme anti-divano – inapplicabili. Si tratta di disposizioni inefficaci sul piano pratico e dannose sul piano culturale. In questi mesi si è identificato il povero come 'uno che non vuole darsi da fare' o un 'furbo'. Il pericolo di comportamenti scorretti esiste ma riguarda l'intera società italana e non è, come si è voluto far intendere, un'esclusiva dei poveri”.

“Il nostro timore è che il profilo del Reddito di cittadinanza non consenta di valorizzare l'opportunità di disporre di un ampio finanziamento – conclude l'Alleanza – C'è il rischio che il Rdc si riveli la strada sbagliata per rispondere alle esigenze dei poveri, senza raggiungere gli obiettivi di incremento occupazionale. Ciononostante quando si comprenderà che non si è scelta la via migliore per combattere l'esclusione sociale, tornare indietro sarà complicato. E a farne le spese saranno i poveri”. Altro pericolo è “che cresca la schiera di chi si oppone alla lotta contro la povertà. Se pensiamo all'Italia tra 6 mesi o 1 anno, temiamo che il malfunzionamento del Reddito di cittadinanza indurrà molti ad affermare che 'ha fallito, quindi sostenere i poveri è sbagliato”. (lp) 

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