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“Jacky può”, online il portale per imparare l'economia divertendosi

Mani Tese promuove un sito interattivo dedicato ai ragazzi per diventare cittadini senza paura dell’economia superando l’analfabetismo economico. Il 46% degli italiani non ha una formazione specifica in ambito economico, nonostante l’economia sia al centro della vita quotidiana di tutti

27 gennaio 2019

MILANO – È on line il portale educativo interattivo “Jacky può”, dedicato ai ragazzi per consentire loro di diventare cittadini consapevoli superando l’analfabetismo economico. Ideato da Mani Tese, in collaborazione con ActionAid, Fondazione Finanza Etica, Oxfam e WWF e con il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, il sito è pensato per i ragazzi dai 14 ai 19 anni e parte dall’analisi e dalla decostruzione dell’homo economicus. Valigetta, carte di credito e macchina sportiva, circondato da banconote e vestito in modo impeccabile: Jackypuò è la caricatura dell’uomo economico razionale, né così vera da incoraggiare l’identificazione, né così lontana dalla realtà da metterla in ridicolo con troppa leggerezza. Il percorso didattico è pensato soprattutto per le classi con l’accompagnamento dell’insegnante o dell’educatore (a cui il portale dedica una guida specifica) e permette ai ragazzi di prendere consapevolezza del modello che Jacky può rappresenta per poi smontarlo e provare a ricostruirlo.

“Il portale Jackypuò – racconta Giosuè De Salvo, Responsabile Advocacy, Educazione e Campagne di Mani Tese – è un’iniziativa che rientra nel progetto ‘New Business for Good. Educare, informare e collaborare per un nuovo modo di fare impresa’ co-finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, che intende favorire la consapevolezza, soprattutto da parte dei giovani, sui vizi del ‘business as usual’ nella costruzione di un futuro sostenibile e sulle virtù dei nuovi modelli d’impresa fondati sull’etica, l’ecologia e l’inclusività”. “Se la società è multidimensionale, per comprenderla bisogna imparare a pensare in modo sistemico costruendo ponti e collegamenti tra i saperi – aggiunge Giacomo Petitti, Responsabile Educazione e Formazione di Mani Tese – Solo così sarà possibile insegnare agli studenti a sapersi relazionare con gli altri, a riconoscere i propri limiti, a rispettare e saper mettere in discussione le regole, ma soprattutto a immaginarsi nel futuro. Altrimenti a vincere sarà la paura di quello che non capiamo, di ciò che è diverso da noi, delle cose troppo difficili. E invece di una società globale che immagina nuove soluzioni per vivere senza distruggere il pianeta, avremo cresciuto una generazione di cittadini spaventati e frustrati, incapaci di formulare un’opinione superiore ai 160 caratteri”.

Ragazzi a rischio di analfabetismo economico. Gli studenti nella fascia 14-19 anni sono a rischio di analfabetismo economico, dal momento che la loro alfabetizzazione economica avviene (se avviene) fuori dalla scuola, nei contesti educativi informali. Secondo una ricerca internazionale di Ing Direct realizzata da Tns Nipo, il 46% degli italiani non ha una formazione specifica in ambito economico, nonostante l’economia sia al centro della vita quotidiana di tutti.
Tra i cittadini che sostengono di avere ricevuto una preparazione in ambito economico e finanziario, solamente nel 18% dei casi ciò è avvenuto nell’ambito della scuola secondaria, l’11% ha intrapreso degli studi universitari economici, mentre ben il 25% è completamente autodidatta: ha acquisito conoscenze leggendo libri (16%) e informandosi attraverso internet, quotidiani o riviste e programmi televisivi (9%).  Solo una persona su cinque, in sostanza, dichiara di aver sentito parlare di economia a scuola, esclusa l’università. Una preparazione parziale e insufficiente. “Le fonti di apprendimento non scolastiche offrono in maniera pressoché univoca lo stesso punto di vista, basato sulla concezione di homo economicus, contribuendo a convincere che può esistere un solo tipo di economia” dichiara Giacomo Petitti. “L’homo economicus, tuttavia, ha limiti notevoli – prosegue Petitti - perseguendo come obiettivo la massimizzazione del proprio benessere, non prende in considerazione la complessità delle relazioni e dell’ambiente nel quale è immerso. Agisce in modo individualistico secondo ciò che più gli conviene, senza considerare che il proprio benessere è determinato anche dal buon funzionamento della comunità di cui fa parte e dalla salute dell’ambiente che lo circonda”.

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