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Sea Watch: interrogati fino a sera anche i minori. “Prassi anomala, siamo sgomenti”

Intervista a Piero Mangano responsabile della cooperativa La Prospettiva di Catania, che ieri ha accolto i minori sbarcati dalla Sea Watch. “La polizia è venuta nel centro e ha sentito tutti fino a sera. Avevamo chiesto di lasciare il tempo ai ragazzi almeno di riprendersi e ambientarsi. Sono tutti minori e hanno subito torture in Libia”

01 febbraio 2019

ROMA - Neanche il tempo di una doccia. I minori scesi ieri dalla nave Sea Watch a Catania, sono stati interrogati fino a sera, subito dopo aver varcato la soglia del centro di prima accoglienza della città etnea. Una prassi anomala che ha lasciato sgomenti gli stessi operatori della cooperativa La Prospettiva, responsabili della struttura. A raccontarlo a Redattore sociale è il presidente della cooperativa, Pietro Mangano: “Si tratta di ragazzi che hanno segni evidenti di torture e che sono molto provati da quello che è accaduto in queste settimane. Avevano il terrore di tornare indietro - sottolinea - ci vorrà tempo per curare anche queste ferite invisibili”. 

Dottor Mangano, innanzitutto, come stanno i ragazzi?
Il nostro medico sta facendo i primi colloqui, ma alcuni hanno ferite evidenti provenienti da vere e proprie torture, che ci raccontano di aver subito in Libia. A livello psicologico sono molto provati: parliamo di ragazzi che hanno già un passato di abusi. Queste ferite interne sono difficili da rimarginare, se non con un lavoro attento e costante, molto lungo da parte di operatori specializzati. Alcuni al momento dello sbarco erano in lacrime e quando hanno varcato la soglia della comunità erano felicissimi perché si era trovata una soluzione a questa odissea. Tutti avevano paura di essere riportati in Libia. Ci hanno raccontato che nei giorni di fermo sulla nave, quando non capivano perché non li facevano sbarcare, il loro pensiero e il loro terrore era questo.

Cosa è successo dopo il loro arrivo nel vostro centro?
E’ successa una cosa che ci ha lasciato sgomenti: la polizia ha voluto immediatamente interrogare i ragazzi. Non gli hanno lasciato neanche mezza giornata per ambientarsi o semplicemente farsi una doccia. Lo abbiamo anche chiesto, ma niente. Sono stati interrogati per ore, fino alle 20,30, all’interno della nostra struttura.

Non è una prassi?
No, non lo è, e ci ha lasciato molto sorpresi.

Si è molto discusso sull’età. Sono tutti minori?
Sì, sono minori, tutti tra i 16 e 17 anni. La questura ha chiesto di fare un accertamento sull’età, lo faremo ma non abbiamo ragione di ritenere che non siano minorenni. Per la maggior parte provengono dalla Guinea, alcuni dal Senegal e uno dal Gambia.

Che tipo di lavoro si farà ora con questi ragazzi?
Dopo i primi colloqui con gli operatori e gli psicologici, l’attenzione si sposterà sulla parte sanitaria. Dovremo approfondire la loro condizione di salute. Inoltre, il Tribunale dei minori ha già nominato i tutori legali, e questo consentirà di accelerare tutta la parte amministrativa. La cosa bella è che per la prima volta i tutori sono stati nominati prima che i ragazzi scendessero dalla nave ed erano al porto ad accoglierli.

In questo ha inciso anche il ricorso d’urgenzo alla Cedu fatto da Sea Watch?
Sì, il Tribunale si è mosso velocemente, ha aperto il fascicolo in accordo con la Procura della Repubblica. Questo consentirà di accelerare tutto il percorso. Nel nostro centro, che è un centro di primissima accoglienza, potranno restare per un un massimo di 30 giorni, a norma di legge. Dopodiché si procederà con la regolarizzazione: si valuterà, cioè, alla luce della nuova normativa qual è il percorso che risponde all’interesse superiore del minore. Cercheremo di capire se ci sono le condizioni per chiedere la protezione internazionale. Poi i ragazzi saranno trasferiti presso i centri di seconda accoglienza, Siproimi, ex Sprar,  in maniera tale da poter iniziare un percorso di integrazione

Si è detto che i minori dovevano tornare a Siracusa.
La tutela è in capo al Tribunale dei minorenni di Catania che ha come competenza il distretto di Catania, Ragusa e Siracusa. Essendoci centri di prima accoglienza a Catania sono venuti nel nostro centro. Noi stessi siamo stati avvertiti il giorno prima.

Avete avuto comunicazione su un possibile ricollocamento dei minori in altri paesi europei?
No e non credo sia possibile. Hanno già un tutore e un percorso avviato. Tra l’altro noi avevamo preso in carico anche le persone sbarcate dalla Diciotti quest'estate, e nessuna di loro è stata ricollocata. (Eleonora Camilli)

© Copyright Redattore Sociale

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