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Dipendenze, modificare l'"architettura" dei servizi aiuta il percorso di recupero

Dopo l’appuntamento con lo psicologo Antonio Iudici su consumo e approccio dei servizi, prosegue la formazione per giornalisti del progetto “La bussola”. Secondo appuntamento a Roma il 19 febbraio dal titolo "Consumi, la normalizzazione dell’uso?". Iscrizioni entro giovedì 14

06 febbraio 2019

ROMA - Come è possibile modificare "l’architettura" dei servizi per incidere positivamente nel percorso di recupero di una persona con dipendenza da sostanze? Lo scatto culturale (percorso già concretamente da alcune comunità) è quello di rendere più flessibile l’attuale sistema, in modo che tutte le figure professionali coinvolte e la famiglia lavorino intorno al "bene condiviso". Lo spiega Antonio Iudici, psicologo, psicoterapeuta e docente all'università di Padova, nel primo dei quattro corsi di formazione per giornalisti organizzati da Redattore sociale nell'ambito del progetto "La Bussola - Strumenti e risorse per navigare informati". Questo approccio richiede servizi in grado di pensare percorsi e modelli di intervento personalizzati e un sistema di rete, attivo e dialogante, che metta al centro dell’intervento la persona e le sue potenzialità. Partire dalle singole capacità, sottolinea Iudici, vuol dire aiutare la persona a non identificarsi esclusivamente nel ruolo di tossicodipendente (diventandone tra l’altro sempre più "esperto"), ma a praticare i tanti e diversi ruoli che ogni "cittadino" può rivestire: quello di padre, ad esempio, figlio, lavoratore, giocatore di rugby, volontario, esperto di...

Questo modello d’intervento poggia sulla consapevolezza della profonda trasformazione dei consumi e dell’emergere di nuove dipendenze (farmaci legali, gioco, internet o il cibo). Chi fa uso di una o più sostanze psicotrope, sottolineano gli esperti, oggi ne conosce gli effetti e le utilizza intenzionalmente per indurre diversi stati, "per esempio modificare o confermare la propria idea di sé, vivere sensazioni nuove, condividere specifiche esperienze con il proprio gruppo di riferimento". Gli esperti definiscono questo comportamento con il termine "tossicofilia". Ecco perché la dimensione personale e individuale diventa centrale nell'affrontare un percorso di recupero.

Fondamentale poi il ruolo dei giornalisti nel modificare il "come" si parla di dipendenze, a partire da un linguaggio attento, dati chiari e fondati, storie esemplari. E a questo proposito è stato lanciato l’appello a dar vita una "carta", che aiuti i professionisti dell’informazione in questo compito.

Gli appuntamenti formativi proseguono martedì 19 febbraio 2019 dalle 14,30 alle 18,30 (Roma Scout Center, Largo dello Scautismo 1 - www.romameetingcenter.it). Intervengono in questa sessione, dal titolo "Consumi, la normalizzazione dell’uso?", il sociologo Raimondo Pavarin, esperto in epidemiologia delle dipendenze e direttore dell'Osservatorio Epidemiologico metropolitano dipendenze patologiche dell'Azienda Usl di Bologna, e Augusto Consoli, medico specialista in neuropsichiatria infantile che si occupa dal 1982 di tossicodipendenze all'interno dei servizi pubblici. L’evento è accreditato dall'Ordine nazionale dei giornalisti: iscrizione possibile sulla piattaforma Sigef (Corsi enti terzi) entro il 14 febbraio 2019. Dà diritto a 4 crediti.

Le ultime due date: 12 marzo (Dipendenze, cura e prevenzione) e 16 aprile (Adolescenti e consumo, quali servizi).

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