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In Lombardia 80 mila cinesi: titoli di studio alti e lavoro autonomo

La stima dell'Ismu: il 10% dichiara di non comprendere per nulla la nostra lingua e il 46% di lavorare più di 50 ore alla settimana. A Milano oltre 29 mila i residenti. La comunità si prepara a festeggiare il Capodanno e il passaggio all'anno del Maiale

08 febbraio 2019

MILANO –  La comunità cinese lombarda si prepara a festeggiare domenica 10 febbraio il passaggio dall’anno del Cane a quello del Maiale e il cuore dei festeggiamenti per il Capodanno a Milano sarà la tradizionale parata che va da Piazza Gramsci a via Paolo Sarpi. L’Ismu stima (su dati dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicità) che al 1° luglio 2018 siano quasi 80 mila i cinesi presenti in Lombardia, di cui 47 mila fra le province di Milano e Monza-Brianza. Si tratta di un “collettivo ben equilibrato per genere" (50,5%  maschi e 49,5% femmine), in cui gli over50 rappresentano un decimo del totale e la maggioranza assoluta è in Italia da oltre un decennio. In due casi su tre i cinesi presenti in Lombardia sono coniugati, e in quasi un caso su due possiedono un titolo di studio di scuola secondaria superiore o una laurea.

Secondo l'Ismu la scarsa conoscenza dell'italiano è ancora uno dei maggiori tratti distintivi: il 10% dei cinesi dichiara di non comprendere per nulla la nostra lingua, contro meno del 2% degli immigrati appartenenti ad altre nazionalità. Il 30% sono lavoratori autonomi/imprenditori, contro una media per gli altri immigrati dell’8% e il lavoro irregolare – spesso stabile, peraltro – ha un’incidenza tripla rispetto a quella rilevata mediamente all’interno degli altri gruppi nazionali in Lombardia. Tra le principali tipologie di lavori: titolari o esercenti di attività commerciali, addetti alle vendite (o ai servizi), addetti alla ristorazione (o negli alberghi). Addirittura il 46% dei cinesi dichiara di lavorare più di 50 ore alla settimana, contro una media del 7% tra gli altri stranieri. Lo stipendio, d’altra parte, per l’8% dei cinesi è superiore ai 2.500 euro netti mensili, contro una media dell’1% oltre tale soglia fra gli altri collettivi. Dal punto di vista abitativo, infine, i cinesi vivono più spesso degli altri immigrati in coabitazione con parenti, amici o conoscenti (in un caso su due col partner, più eventualmente i figli).

A Milano oltre 29 mila residenti di origini cinesi. È opinione diffusa far risalire al 1920 la prima presenza cinese a Milano. La zona eletta a piccolissima Chinatown fu quella, allora semiperiferica, di via Paolo Sarpi. Quello di quest’anno, dunque, si potrebbe definire il 99° compleanno del collettivo cinese a Milano, in attesa del centenario nel 2020. Secondo l’Istat al 1° gennaio 2018 i residenti cinesi nella sola città di Milano sono oltre 29mila (su 267mila stranieri). E con quasi 3mila residenti è diventato Villapizzone il quartiere più cinese di Milano, che supera dunque in valori assoluti la storica presenza in zona Sarpi (2.223 residenti al 1° gennaio 2018).
La comunità cinese nella città di Milano rappresenta l'11% della popolazione straniera residente, ma in alcuni quartieri l'incidenza di questa comunità è particolarmente significativa: a Sarpi costituiscono ancora ben il 43% degli stranieri residenti, in Comasina il 34%. Considerando i 9 municipi milanesi la comunità cinese si concentra principalmente nelle zone nord-ovest della città: municipio 8 e 9 insieme accolgono oltre 15.700 residenti, pari al 53,3% del totale residenti cinesi in città. In particolare oltre il 29% dei cittadini cinesi risiede nel municipio 9 e un quarto nel municipio 8.

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