Palermo, in cattedrale preghiera e riflessione contro la tratta di persone

Arcivescovo Corrado Lorefice: “Commozione, condivisione e compassione siano al centro della nostra vita per le azioni concrete di aiuto alle vittime”

09 febbraio 2019

PALERMO - Testimonianze, canti e preghiere per riflettere sulla tratta di persone nel mondo e attivarsi ancora di più per fronteggiare il fenomeno. In questo modo ieri sera in Cattedrale si è svolta la giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone voluta da Papa Francesco in memoria di santa Giuseppina Bakhita, la giovane schiava sudanese, liberata e divenuta religiosa canossiana, canonizzata nel duemila. La quinta giornata, curata dall’USMI Sicilia è stata guidata dalla giornalista paolina suor Fernanda Di Monte. La serata si è conclusa con il canto finale "One love" del coro gospel The Nightingales Singers Ensemble. 

veglia tratta palermo

La tratta di esseri umani è una delle peggiori schiavitù del XXI secolo che riguarda il mondo intero. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) circa 23 milioni di persone, spesso povere e vulnerabili, sono vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato, espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegale e altre forme di sfruttamento. Le vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù per il 60 % sono donne e minori. Per trafficanti e sfruttatori la tratta di esseri umani è una delle attività illegali più lucrative al mondo: rende complessivamente circa 32 miliardi di dollari l’anno ed è il terzo “business” più redditizio, dopo il traffico di droga e di armi.

L’obiettivo della serata di riflessione e preghiera - a cui hanno partecipato l'arcivescovo Corrado Lorefice, il pastore valdese Peter Ciaccio con i valdesi, diversi consacrati di parecchi ordini religiosi, laici impegnati sul tema e pure il sindaco Orlando - è stato quello di creare maggiore consapevolezza del fenomeno che colpisce tante persone, che non hanno voce, non contano, non sono nessuno: sono semplicemente 'schiavi' di un sistema. Al contempo l'auspicio è quello di provare a dare risposte attraverso azioni concrete.

La comboniana suor Valeria Gandini ha ricordato l'impegno della rete internazionale di consacrati/e Talitha Kum per il contrasto della tratta, presente in 77 paesi del mondo. A livello locale, invece, Margherita Maniscalco del Ciss ha ribadito le diverse attività, svolte a vario livello, del Coordinamento antitratta Favour e Loveth nato nel 2012.

Durante la celebrazione sono state fatte cinque richieste di liberazione: da ogni forma di sfruttamento, dalla discriminazione razziale, dall'avidità di possedere, dal senso di superiorità e voglia di dominare e dall'indifferenza e dalla paura. In ogni momento è stato portato un cero e consegnato ad un giovane che portava una maschera che poi è stata tolta. 

A parlare in maniera commossa della sua storia e del suo nuovo percorso di vita è stato il giovane immigrato di 18 anni Mussa ospite di una comunità per minori. "Vengo dal Mali e sono in Italia da 7 mesi - racconta -. Sono scappato dal mio Paese in guerra dove hanno massacrato mio zio e violentato mia zia sotto miei occhi. Prima di arrivare in Italia sono passato dall'Algeria e poi dalla Libia, dove ho lavorato e poi sono finito in prigione. Oggi la mia vita, grazie a chi mi ha aiutato è cambiata. Studio e cerco di fare una vita normale come quella di tutti voi. Dopo avere visto tanta sofferenza e violenza, il mio desiderio è quello di diventare una persona sempre più capace di aiutare gli altri. Ringrazio Dio se sono vivo e posso essere qua stasera con voi".

"Compassione, commozione e condivisione siano sempre più al centro della nostra vita di persone vere - dice l'arcivescovo Corrado Lorefice - in grado di organizzare la resistenza contro ogni male. Oggi più di ieri dobbiamo custodire un cuore desto capace, come Gesù ci insegna, di prendere realmente in carico la vita di chi incontriamo coinvolgendoli in un processo di liberazione. Purtroppo nel caso della tratta prevale uno stile di vita occidentale che incide a livello mondiale che ha idolatrato l'economia dell'accumulo del capitale. Tutto questo crea inevitabilmente dipendenza e schiavitù. Si tratta allora di pensare al nostro modo di stare nel mondo, valorizzando le relazioni e rifiutando ogni forma di sopraffazione dei più deboli".

"La tratta esiste perché c'è chi ne trae profitto - continua l'arcivescovo -. A Palermo ma non solo esistono parecchie realtà come le unità di strada che cercano di attivarsi per aiutare le vittime. Sensibilità, cambiamento di stile di vita e prossimità possono essere alla base delle comunità che oggi cercano di dare risposte ad ogni forma di sfruttamento. Abbiamo belle esperienze anche di chi inizia percorsi di riscatto sociale. Questo aspetto è quello su cui oggi bisogna puntare di più se vogliamo pensare ad un futuro diverso di liberazione delle vittime della tratta. Questo è un grande compito richiesto a tutte le nostre comunità se vogliamo vivere un cristianesimo autentico attraverso cammini e azioni concrete di assunzione di responsabilità". (set)

 

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