Festa di Sant'Egidio, da 50 anni “portavoce degli ultimi”

Basilica affollata dal “popolo” di Sant’Egidio per la celebrazione. Presenti in ministri Trenta e Tria - De Donatis: “La Comunità si è fatta portavoce degli ultimi costruendo reti nelle periferie”. Impagliazzo: "Dialogo e incontro per realizzare un mondo più fraterno"

10 febbraio 2019

ROMA - Sant'Egidio e la sua ricca comunità hanno riempito, ieri, la Basilica di San Giovanni in Laterano: una messa solenne e una festa di popolo, per la conclusione del cinquantesimo anniversario di Sant’Egidio. Nella sua omelia il Cardinale Vicario, Angelo De Donatis, ha sottolineato il legame della comunità con la città di Roma ma anche la sua universalità grazie alla sua presenza nelle periferie umane ed esistenziali del mondo e nell’impegno a costruire ponti di dialogo e di pace: "Sant'Egidio si è chinata sull'uomo ferito nelle periferie e ha offerto reti di amicizia e solidarietà". Ricordando gli incontri nello "spirito di Assisi", il cardinale ha detto: "la Comunità ha costruito ponti di salvezza e dialogo con tutti".

Sant'Egidio in festa a Roma

Il presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, nel suo saluto, ha voluto ricordare che Sant’Egidio “ama molto Roma, la sua gente e le sue periferie” e che, a partire dall’esperienza maturata in cinquant’anni di “amicizia verso tutti”, intende “realizzare un mondo più fraterno" dove ci sia “più ascolto e più dialogo a tutti i livelli della società”. La basilica si è riempita di folla sin dal primo pomeriggio con il “popolo di Sant’Egidio”, gente di ogni età, proveniente da tutti i quartieri della Capitale, insieme ai poveri che ne fanno parte, a tanti amici che ne accompagnano il cammino, rappresentanti delle istituzioni (presenti tra gli altri i ministri della Difesa, Elisabetta Trenta e dell’Economia, Giovanni Tria), del mondo della politica, delle Chiese cristiane e delle altre religioni.

Alla fine della celebrazione si è fatta festa con tutti i partecipanti: anziani in difficoltà, a cui Sant’Egidio è particolarmente vicino, persone senza fissa dimora, che quest’inverno – in cui solo a Roma sono morti 12 uomini che vivevano per strada – hanno particolarmente sofferto, persone con disabilità, molte delle quali inserite in percorsi artistici e lavorativi, immigrati che da anni vivono l’esperienza dell’integrazione nel tessuto civile italiano, i tanti che sono arrivati con i corridoi umanitari e alcune donne vittime della tratta, accompagnate nel reinserimento nella vita sociale.

La storia della Comunità è stata inaugurata il 7 febbraio 1968 a Roma da Andrea Riccardi con un piccolo gruppo di liceali che volevano cambiare il mondo. Oggi Sant’Egidio è presente in tutti i continenti, con oltre 60mila persone di tutte le età e condizioni sociali, ha celebrato quest’anno il suo cinquantesimo anniversario guardando al futuro e all’impegno che l’attende, in un mondo globalizzato ma sempre più privo di riferimenti. Papa Francesco, che ha ribattezzato Sant’Egidio “la Comunità delle 3 P” (Preghiera, Poveri, Pace), nella sua visita del marzo scorso a Santa Maria in Trastevere, proprio in occasione del cinquantesimo, le ha affidato una missione: “E’ la missione di ritessere pazientemente il tessuto umano delle periferie, che la violenza e l’impoverimento hanno lacerato; di comunicare il Vangelo attraverso l’amicizia personale; di mostrare come una vita diventa davvero umana quando è vissuta accanto ai più poveri; di creare una società in cui nessuno sia più straniero. È la missione di valicare i confini e i muri per riunire”.

Con un nome scelto negli anni Settanta dal luogo dove aveva trovato stabilità, la chiesa e il monastero di Sant’Egidio, nel cuore di Trastevere, è partita un’avventura che ha portato la Comunità nelle periferie umane ed esistenziali dei diversi continenti, dall’impegno tra i poveri di ogni condizione (senza dimora, anziani soli, bambini di strada in Africa e in America Latina, minori che crescono alle Scuole della Pace) fino ai programmi per la cura dell’Aids e la registrazione anagrafica (con i progetti DREAM e BRAVO!), dal dialogo interreligioso secondo lo “spirito di Assisi” al lavoro per la pace in vari Paesi del mondo e particolarmente in Africa, dopo quella ottenuta il 4 ottobre 1992 per il Mozambico, fine di una guerra civile che aveva fatto un milione di morti. Il tutto all’insegna della gratuità.

La festa di Roma è stata la prima delle tante che si svolgeranno in 70 Paesi, dall’Europa all’Africa, dall’Asia all’America Latina.

© Copyright Redattore Sociale