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Migranti. San Ferdinando, Medu: "Una lenta strage nella Piana di Gioia Tauro"

L’associazione Medici per i diritti umani è presente a San Ferdinando da 6 anni con una propria clinica mobile. “E’ una lenta strage, non frutto della fatalità ma della endemica e gravissima assenza delle istituzioni in un territorio in cui ogni anno affluiscono oltre duemila lavoratori migranti per la raccolta degli agrumi, obbligati a vivere e lavorare in condizioni disumane”

16 febbraio 2019

Sono 3 i morti in poco più di un anno nella baraccopoli di San Ferdinando. “Tutti morti bruciati nei ripetuti roghi della baraccopoli nella Piana di Gioia Tauro, in Calabria. Oltre a queste morti è necessario ricordare l’assassinio di Soumayla Sacko, dal Mali, ucciso a colpi di fucile il giugno scorso mentre stava tentando di recuperare del materiale per costruire un riparo, in una località non lontana dalla baraccopoli. E’ una lenta strage quella che si consuma nella Piana di Gioia Tauro, non frutto della fatalità, ma della endemica e gravissima assenza delle istituzioni in un territorio in cui ogni anno affluiscono oltre duemila lavoratori migranti per la raccolta degli agrumi, obbligati a vivere e lavorare in condizioni disumane”. Il commento è del Medu-Medici per i diritti umani, che con una clinica mobile è presente per il sesto anno consecutivo nella Piana di Gioia Tauro per un intervento di assistenza sanitaria e inclusione sociale con il progetto Terragiusta (progetto realizzato in collaborazione con le associazioni Ois- Osservatorio Internazionale per la Salute Onlus, A Buon Diritto, Cambalache, Vibosalus, e in collegamento con l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria e l’Associazione Apicoltori Produttori Calabresi).

Medu Copertina - "I dannati della terra"

Afferma Medu: “Le pessime condizioni igienico-sanitarie e strutturali in cui versa la baraccopoli di San Ferdinando sono note da anni (si veda il rapporto di Medici per i Diritti Umani "I dannati della terra"). L’assenza di qualsivoglia sistema di riscaldamento che non siano bracieri e falò tra baracche ammassate di legno e plastica non fa che accrescere i rischi di roghi nell'insediamento durante l’inverno. In occasione dell’ultima tragica morta del dicembre scorso, Medu avvertiva che sarebbe stato facile prevedere come il Dl Salvini su immigrazione e sicurezza, ormai legge, non avrebbe fatto altro che alimentare aree di marginalità ed esclusione come i grandi ghetti, contribuendo ad aggravare questa vergogna italiana. Questo oggi sembra puntualmente avverarsi”. 
Dopo l’ennesima tragedia, Medici per i Diritti Umani torna a chiedere pressantemente alle istituzioni “azioni immediate per assicurare condizioni di accoglienza dignitose e sicure ai lavoratori migranti della Piana di Gioia Tauro”. Medu chiede inoltre “la pianificazione di un programma di largo respiro per l’inclusione sociale e abitativa dei lavoratori migranti della Piana che non si limiti a rimanere sulla carta come avvenuto negli anni precedenti ma che si declini in interventi concreti e con tempistiche certe”.

I resoconti giornalistici sul rapporto "I dannati della terra" del Medu sono stati pubblicati dall'Agenzia Redattore Sociale (Area abbonati):
Migranti, a Gioia Tauro condizioni ancora "vergognosamente disumane"
- Regolari ma sfruttati: meno di 3 lavoratori su 10 con contratto a Gioia Tauro

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