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Caregiver familiari "cavalieri del lavoro": la richiesta in una lettera a Mattarella

Marina Cometto, madre di una donna di 45 anni con gravissima disabilità, racconta al presidente della Repubblica “le richieste sempre più pressanti” che riceve dal suo “datore di lavoro”. E chiede che il suo impegno sia “riconosciuto pubblicamente, per far conoscere agli italiani le profonde, sentite, silenziose vite delle mamme di persone gravemente disabili”

20 febbraio 2019

cometto

ROMA – Scherza, ma neanche tanto, quando chiede di essere insignita del titolo di “Cavaliere del lavoro”: lo chiede perché da 45 anni è al servizio, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, dello stesso “datore di lavoro”, che diventa sempre più esigente. E nonostante questa dedizione e fedeltà, non ha neanche diritto alla pensione. Marina Cometto, mamma e caregiver di Claudia, 45enne con gravissima disabilità, racconta tutto questo nientemeno che al presidente della Repubblica Mattarella, in una lettere che, con ironia, avanza però una richiesta serissima: quella del riconoscimento, non solo formale, dell'impegno di una vita intera. Una richiesta che parte dal racconto delle esigenze quotidiane di sua figlia: un elenco di “vuole”, che in realtà è una lista di bisogni vitali per chi vive una condizione di totale non autosufficienza. 

“Il mio datore di lavoro, una donna, da ben 45 anni avanza richieste sempre più pressanti e impegnative a cui io non riesco a rispondere negativamente – riferisce Cometto a Mattarella - Vuole essere imboccata 5-6 volte al giorno per mangiare e altre 4-5 per bere, per un totale di 6 ore al giorno. Vuole essere sorretta per fare qualche passo in casa con il deambulatore. Pretende di essere svegliata con il sorriso sulle labbra e con una carezza affettuosa. Vuole essere portata a spasso con la sua sedia a rotelle. Vuole la mia attenzione in ogni momento della giornata, per essere accarezzata e impegnata in qualche attività per stimolare il suo lato cognitivo molto compromesso. Vuole essere cambiata sovente, essendo incontinente convive con il pannolone. Vuole più volte nella notte essere girata nel letto per cambiare posizione. Vuole guardarmi negli occhi e trovare comprensione e sostegno. Vuole che io capisca se ha male o se ha bisogno di qualcosa senza dover proferire parola. Vuole essere accompagnata dal medico quando sta male, vuole la mia presenza continua per l’assistenza ospedaliera quando necessita di un ricovero. Vuole che io sia la sua ombra per 365 giorni all’anno. E questo da 45 anni”. 

E' questo l'impegno costante di Marina Cometto da quando sua figlia è nata: “L'assistenza e la cura di questa mia creatura 'speciale' a cui mai ho fatto mancare la mia presenza, ho dimenticato cosa voglia dire dormire una notte in modo continuativo, ho dimenticato cosa voglia dire poter uscire con tutta la famiglia, non ricordo più cosa voglia dire allontanarsi di casa per più di 1 giorno massimo 2 e ogni volta con l'apprensione che chi rimane con lei riesca a cogliere il minimo accenno di malessere”.

Come quasi sempre accade, la famiglia si è caricata sulle proprie spalle tutto il peso dell'assistenza: “Ho sostituito lo Stato – fa notare Cometto al Presidente - ho fatto risparmiare un sacco di denaro ai contribuenti, facendomi carico di molte delle funzioni spettanti ai servizi, siano essi sanitari, educativi o assistenziali”. Di qui la richiesta: “Non crede che io meriti un riconoscimento?”. E una constatazione: “Non mi viene riconosciuto il diritto ad alcuna pensione neppure ora, che ho abbondantemente raggiunto una bella età e un impegno costante paragonabile a un importante impiego, come intensità e fatica fisica e mentale oltre che affettiva”.

E' l'ora che questo riconoscimento arrivi, insieme alla valorizzazione di questo ruolo che tante mamme svolgono: “Viene dato il titolo di Cavaliere ai giocatori perché portano in alto il nome dell’Italia in campo sportivo; viene dato il titolo di Cavaliere a molte persone che, pur facendo onore al nostro Paese, non vivono lo stesso impegno per un numero di anni così cospicuo; viene dato il titolo di Cavaliere a imprenditori, per il loro impegno e ingegno. Non crede, signor Presidente, che ora potrei essere insignita del titolo di Cavaliere del lavoro anche io, per essere stata fedele per 45 anni allo stesso 'datore'? Oltre a essere madre sono infermiera, insegnante, assistente, badante, ma a differenza dagli altri lavoratori non sono stata mai stipendiata. Anzi, ho dovuto scegliere se tornare al lavoro o assistere mia figlia personalmente oppure ricoverarla in un istituto. Ho scelto la via più impegnativa e non me ne pento, lo rifarei. Vorrei però che il mio impegno fosse riconosciuto pubblicamente, non fosse altro per far conoscere agli italiani le profonde, sentite, silenziose vite di tante donne che purtroppo ancora oggi sono ignorate: le mamme di persone con disabilita' grave e gravissima”.

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