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Migranti, Rete legale: “Così abbiamo aiutato le persone della Diciotti”

L'avvocato che ha seguito la vicenda spiega che i ricorsi sono due: uno al tribunale civile di Roma e uno alla Corte europea dei diritti dell'Uomo. "Non coinvolti minori, a parte il figlio di una coppia. La cifra di 40 mila euro è cumulativa, se il giudice liquida anche un euro va bene, il nostro obiettivo è il riconoscimento della privazione della libertà"

22 febbraio 2019

ROMA - “Dopo lo sbarco dalla nave Diciotti le persone sono arrivate a Roma e dopo qualche giorno si sono presentate al nostro presidio. Erano consapevoli di aver subito qualcosa di diverso dagli altri, e terrorizzati dall’idea di poter tornare in Libia. Li abbiamo assistiti con l’ausilio di uno studio legale di Roma: il risarcimento è solo un pezzo del ricorso, il tema è censurare il comportamento tenuto dal nostro governo in quei giorni”. A sottolinearlo è Giovanna Cavallo, della Rete legale per i migranti in transito di cui fanno parte Baobab experience, A Buon diritto, Cir e Radicali italiani. Le associazioni hanno organizzato, questa mattina a Roma, una conferenza stampa per chiarire alcuni aspetti del ricorso d'urgenza presentato al tribunale civile di Roma, per difendere le ragioni dei 42 immigrati (compreso il figlio minore di una coppia) che si trovavano a bordo della nave Diciotti. Innanzitutto - hanno spiegato - i ricorrenti sono tutti maggiorenni: non c’è nessun minore a parte il figlio di una coppia.

I ricorsi sono due: uno al tribunale di Roma e uno alla Corte europea dei diritti dell’uomo. “Abbiamo incontrato queste persone dopo che sono arrivate al presidio del Baobab. Ci chiedevano essenzialmente se fosse giusto essere rimasti sulla Diciotti così tanto tempo. Noi gli abbiamo spiegato che non lo era e che potevano far valere i propri diritti. Abbiamo, quindi, presentato un ricorso 702 bis che chiede l’accertamento della violazione della libertà personale dei migranti che sono stati trattenuti per 5 o 10 giorni, senza il provvedimento dell’autorità giudiziaria. E poi un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo per violazione degli articoli 3 e 5 della Cedu - spiega l’avvocato Alessandro Ferrara, che ha curato il ricorso -. L’azione è di natura civilistica, si chiede a un giudice nazionale di accertare una responsabilità dello Stato italiano. I due provvedimenti sono due, ma legate perché per ricorrere alla Corte europea bisogna prima rivolgersi alle autorità statali”. L’azione legale, spiega l’avvocato è diretta verso il governo nella persona del presidente del Consiglio dei ministri “perché si chiede l’accertamento di una responsabilità nazionale. Ci sono già dei precedenti: c’è una sentenza del 16 ottobre 2016, in cui l’Italia è stata condannata per il trattenimento nel Cie di Ponte Galeria, prorogato senza la possibilità della controparte di comparire davanti a un giudice con l’assistenza di un avvocato e quindi di potersi difendere. Da questa sentenza in poi il tribunale ha recepito l’indirizzo interpretativo e condannato il ministero dell’Interno”.

L’avvocato chiarisce che la cifra del risarcimento, da 42mila a 71mila euro è esemplificativa e cumulativa: “la quantificazione è stata fatta in base a parametri europei, che prevedono essenzialmente una somma di 174 euro al giorno per illegittimo trattenimento. A seconda delle ipotesi di 5 giorni o 10 di privazione della libertà si arriva a 1000 o 1700 euro a testa. Dopodiché se il giudice liquida anche un euro a noi va bene lo stesso. Il punto non è il risarcimento ma l’accertamento della violazione della libertà”. Riccardo Magi, deputato di Più Europa, che ha fatto visita ai migranti sulla Diciotti nei giorni dello stallo al porto di Catania ricorda le "condizioni a bordo erano inaccettibili per uno stato di diritto, specialmente per persone che avevano già subito abusi in Libia". 

I migranti trattenuti sulla nave Diciotti non sono gli unici ad essere stati presi in carico dalla Rete di supporto legale per i migranti in transito. in tutto nel 2018 sono state assistite 342 persone per la ricerca di soluzioni concrete di accoglienza e protezione. Tra questi oltre il 28% sono richiedenti asilo, alcuni con un riconoscimento di protezione internazionale a cui non sono seguite adeguate misure di integrazione (11%) e oltre il 10% di persone con protezione umanitaria per le quali ora si apre un destino più che mai incerto. Il 30 per cento delle prese in carico riguarda i casi relativi alla difficoltà di accesso alla richiesta di protezione internazionale presso l’Ufficio immigrazione di Roma. “Abbiamo presentato 4 ricorsi ex articolo 700 al tribunale di Roma proprio perché i cittadini stranieri erano impossibilitati ad accedere alla procedura- spiega Francesco Portoghese, avvocato di A Buon diritto -. I giudici hanno accolto i ricorsi, censurando il comportamento dell’Ufficio immigrazione, e in un caso hanno accordato anche un risarcimento”. Tra le altre criticità la difficoltà del rinnovo del permesso di soggiorno da parte della Questura di Roma per chi esibisce come residenza, via Modesta Valenti, residenza fittizia accordata ai senza fissa dimora. “Viene detto a queste persone che serve una residenza reale e non virtuale - continua Portoghese - spiegando che via Modesta Valenti non si concilia con esigenze di ordine e sicurezza. Stiamo valutando azioni e ricorsi anche in questo caso”. (Eleonora Camilli)



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