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Dallo storytelling al co-housing: ragazzi fuori famiglia verso l'autonomia

L'attività di Agevolando, associazione fondata a Bologna nel 2010, per accompagnarne i ragazzi, in affido o in comunità, verso la maggiore età. "Proviamo a dare una risposta, in qualche modo a crearla insieme"

23 febbraio 2019

TRENTO - Per descriversi hanno scelto un cactus dentro una mongolfiera che spicca il volo, perché in questa immagine c’è tutta la voglia di andare verso l’alto ma anche una storia personale spesso fatta di "spine". Con queste giovani piante l’associazione Agevolando, fondata a Bologna nel 2010, cura un vivaio eccezionale, con migliaia di ragazzi che hanno affrontato o stanno ancora affrontando percorsi di crescita "fuori famiglia" e che a 18 anni si trovano improvvisamente a doversi rendere autonomi. La legge infatti parla chiaro: con la maggiore età si devono lasciare i centri in cui si è accolti, le famiglie affidatarie. Passi non semplici a maggior ragione se si proviene da percorsi accidentati, se si è fragili. Nel tempo in molte regioni sono stati attivati percorsi e progetti di affiancamento per i care leavers, e a breve arriverà dallo Stato un fondo triennale sperimentale da 15 milioni di euro, da ripartire tra le regioni che aderiranno, proprio per implementare azioni volte all’acquisizione dell’autonomia da parte dei ragazzi.

Cosa fa in concreto Agevolando? A spiegarlo, e a raccontare la genesi dell’associazione, è Federico Zullo, tra i fondatori e attuale presidente: "Tutto è nato dall’incontro con altri ragazzi e ragazze che come me erano care leavers: confrontandoci sulle esigenze di chi “ci era passato”, avvertendo il bisogno di partecipazione, abbiamo pensato di fare qualcosa insieme. Oggi aiutiamo i ragazzi sia dal punto di vista culturale che operativo, con progetti abitativi, relazionali, sul benessere psicologico". A Trento l’associazione ha un gruppo molto attivo, coordinato da Fabrizio Pedron, care leavers e oggi anche educatore della comunità Murialdo. Ci si incontra, ci si conosce, si creano momenti in cui ciascuno racconta la propria storia, tira fuori pezzi di sé. "In questo percorso di vicinanza e accompagnamento intercettiamo i bisogni - spiega - e proviamo a dare una risposta, in qualche modo a crearla insieme".

Da qui nascono iniziative come il laboratorio di storytelling, il gruppo di aiuto allo studio "Patentissima" pensato per ragazzi che devono conseguire la patente, e un doppio progetto di co-housing, in collaborazione con altri enti del territorio, pensato per far fronte a uno dei nodi cruciali di chi viene da percorsi fuori famiglia, ossia la questione abitativa. A Trento si viaggia quindi su due binari: da un lato, due appartamenti che al momento accolgono ciascuno 4 ragazzi e 4 ragazze, alcuni studenti universitari altri care leavers che hanno però acquisito un minimo di autonomia economica; dall’altro il progetto Vivo. con fa sì che alcune famiglie o singole persone che ne abbiano voglia e possibilità accolgano ragazzi provenienti da percorsi fuori-famiglia.

E poi c’è il Care leavers network, che è oggi la costola più importante dell’associazione: una rete nazionale - ramificata in 13 regioni, tra cui la provincia di Trento - composta da gruppi di ragazzi, facilitati naturalmente anche da professionisti, che discutendo ed elaborando ciò che è stato il loro percorso fuori famiglia, il loro cammino verso l’autonomia, segnalano bisogni e formulano proposte rivolte ai professionisti e alle istituzioni, quindi a chi si è occupato e si sta occupando di loro. (Valentina Leone)

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