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I bambini di Bucarest, 20 anni dopo: "Sotto terra abbiamo trovato l'inferno"

Il racconto di Giuseppe Barile, fotografo e reporter che vive a Bologna, appena tornato da Bucarest dove è andato a vedere come vivono oggi quelli che, poco più di 20 anni fa, abitavano nelle fogne della città. Circa 1.400 senza tetto, ex 'bambini delle fogne', vivono nei due dei canali ancora aperti

05 marzo 2019

Foto: Giuseppe Barile
Reportage ex bambini di bucarest 1

Bologna - "Siamo scesi sotto terra e abbiamo trovato l'inferno, un inferno che si trova a pochi passi dal centro della citta'". Inizia cosi' il racconto di Giuseppe Barile, fotografo e reporter che vive a Bologna, appena tornato da Bucarest, capitale della Romania, dove e' andato a vedere come vivono oggi quelli che, poco piu' di 20 anni fa, erano chiamati i 'bambini di Bucarest', la comunita' di senza dimora che abitava le fogne della citta'.

L'obiettivo del suo ultimo documentario, che uscira' in autunno, e' quello di far luce su una situazione risolta soltanto in apparenza e che anzi, oggi "forse e' ancora peggio di com'era negli anni in cui tutti ne parlavano perche' i famosi 'bambini delle fogne' sono cresciuti, adesso hanno la mia eta'. Tra loro c'e' chi non ce l'ha fatta, mentre molti di quelli che sono ancora vivi sono ridotti come uno zombie che sta aspettando solo di morire", spiega Barile. Per capire perche' in Europa ci siano ancora persone che vivono dentro una fogna pero', bisogna fare un passo indietro e arrivare al 1966, quando sotto la dittatura di Ceausescu vennero approvate riforme come l'abolizione del preservativo e dell'aborto, per incrementare la crescita demografica. Una decisione che, dopo alcuni anni, causo' un'ondata di nascite indesiderate. Le conseguenze? Migliaia di bambini abbandonati per le strade.

Nel 1994, Save The Children stimava circa 5.000 bambini senza fissa dimora che, per proteggersi dal freddo e per nascondersi, trovarono rifugio sotto terra, abitando i canali delle fogne. Una storia diventata famosa, soprattutto grazie al 'miracolo' di Bruce Lee, nome d'arte di Florian che, anch'esso vittima di quel destino, trovo' il modo di farsi spazio in una Bucarest che viveva di spaccio di stupefacenti e sfruttamento minorile. Per molti di loro era un salvatore, e tanti reportage di quegli anni raccontano la vita sotto terra come una sorta di mondo maledetto, ma tutto sommato ordinato nella sua follia, con i quadri alle pareti, la musica e l'Aurolac (solvente che se sniffato provoca allucinazioni, ndr) sempre a disposizione. 

Foto: Giuseppe Barile
Reportage ex bambini di bucarest 2

Nel 2015 poi, "una volta arrestato Bruce Lee, il Governo romeno ha deciso di chiudere ufficialmente i canali, anche per dimostrare a tutti che quel problema era stato risolto", spiega Barile che invece, ha visto con i propri occhi come vivono ancora oggi i circa 1.400 senza tetto, ex 'bambini delle fogne', scendendo in due dei canali ancora attivi , "tra puzza, immondizia, escrementi e un'umidita' incredibile", nei quartieri di Baba Novac e Tineretului, che si trovano a 15 minuti a piedi dal centro. "Al Governo e' bastato chiudere i canali principali, come quello piu' famoso vicino alla Gara De Nord, ma sarebbe impossibile bloccarli tutti, infatti noi, guidati da Alin, un ragazzo che vive nei sotterranei e che ci ha fatto da guida a 'casa sua', abbiamo visto in che condizioni vivono queste persone, che sono 'gli ultimi degli ultimi'". In pratica, mentre le politiche sociali attuate si dimostrano inefficienti e i cittadini di Bucarest dicono che "e' un problema risolto, che non esiste piu'", ci sono centinaia di persone che vivono nell'ombra, sotto terra o, per quelli a cui va meglio, trovando alloggio in alcune case abbandonate. 

Foto: Giuseppe Barile
Reportage ex bambini di bucarest 3

Il problema piu' grande pero' e' la tossicodipendenza. "Tutte le organizzazioni che operano in citta' mi hanno detto che paradossalmente la situazione negli anni '90 era piu' semplice, perche' c'era solo l'Aurolac, che non crea dipendenza. Poi e' arrivata l'eroina, e con lei si e' diffuso l'Hiv", spiega Barile, arrivando ad oggi che "c'e' l'etnobotanice, un mix di sostanze chimiche che singolarmente sono legali ma insieme creano una sostanza che nel giro di tre mesi ti ammazza". E' per questo che Carousel, Save The Children e Parada, le tre principali associazioni cercano di aiutare queste persone in citta', hanno perso le speranze. "Da quando e' arrivata questa droga e' finito tutto, perche' e' un fenomeno che non si puo' contrastare, qualsiasi percorso di reinserimento non serve a niente", ha raccontato Iuliana, una delle responsabili di Parada. "Una soluzione poteva essere l'istruzione, ma nemmeno quella e' servita, perche' sei fai andare a scuola un adolescente che e' cresciuto in quelle condizioni, dopo qualche anno poi non ci va piu'", aggiunge Iuliana, che dopo aver lavorato 30 anni nel sociale non crede ci sia via d'uscita per queste persone. "Questo progetto nasce prima di tutto da una mia esigenza personale, dal bisogno di poter aiutare in qualche modo queste persone e di fermare questo fenomeno di totale emarginazione sociale", conclude Barile. (DIRE)

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