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Sud Sudan: il cessate il fuoco non tiene e precipita la situazione di crisi

La situazione è ormai fuori controllo nella capitale Giuba e nelle altre zone del Sud Sudan, in guerra da dicembre 2013. Nonostante la firma di un cessate il fuoco, nel Paese si registrano esecuzioni sommarie, raid di gruppi armati e stupri di massa. E ora anche la carestia, aggravata dalla guerra

06 marzo 2019

Precipita la situazione in Sud Sudan. Il cessate il fuoco firmato dal presidente Salva Kiir e dal leader dei ribelli, Riek Machar, non tiene. E così si torna a parlare di rapimenti ed esecuzioni. Il tutto aggravato da una carestia che sta colpendo il paese. Una situazione che è stata denunciata nei giorni scorsi anche dai vescovi del Sud Sudan, come riportato dall’agenzia Fides: “La pace dovrebbe garantire beni di prima necessità e servizi alla popolazione, ma questo non sta accadendo”.

Esecuzioni capitali. Amnesty International ha fatto sapere che a febbraio, il mese in cui le violenze hanno raggiunto l’apice, sono state eseguite ben 7 condanne a morte, ossia tante quante l’intero 2018. E in alcuni casi le impiccagioni sono state fatte in assoluta segretezza e senza avvisare i parenti.

Foto: Daniel X. O’Neil (via Flickr)
Sud Sudan, bandiera

Rischio fame. Nel loro più recente rapporto, Fao, Unicef e World Food Programme hanno fatto sapere che in Sud Sudan ci sono quasi sette milioni di abitanti in pericolo di sicurezza alimentare. Di questi, 860 mila sono minori. Dati in costante peggioramento: il numero di chi potrebbe essere presto malnutrito è cresciuto del 13% da gennaio 2018 a oggi.

Le cause. Prima responsabile di questa situazione è la guerra, che di fatto impedisce alla popolazione di avere cibo. Gli scontri, inoltre, rappresentano spesso un ostacolo insormontabile per chi coltiva o si dedica all’allevamento. Per esempio, si prevede che la coltivazione di cereali, che lo scorso anno è servita al 61% delle persone, quest’anno non supererà il 52%. “Le proiezioni sono allarmanti e la sicurezza alimentare continua a peggiorare”, ha commentato Pierre Vauthier, rappresentante della Fao in Sud Sudan.

Il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir (al centro con il cappello) – Foto: Ssunaronald (via Wikimedia)
Il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir

Politica in alto mare. Nel paese africano continuano a registrarsi gravi episodi di violenza. Un report dell’Unhcr di metà febbraio, per esempio, ha denunciato 175 vittime di stupro nello Stato di Unity, una regione petrolifera caratterizzata da aprile 2018 dalle incursioni di una milizia legata al vicepresidente Taban Deng Gai, che agisce insieme a una divisione dell’esercito regolare. Ad aggravare la situazione, inoltre, ci sono formazioni politiche, con milizie al seguito, che si sono rifiutate di firmare la tregua.

La storia. Il Sud Sudan ha conquistato l’indipendenza nel 2011 ed è ad allora che risalgono i primi motivi di conflitto, a partire dall’accesso al cibo e alla spartizione del potere politico. Una situazione che ha portato al progressivo sgretolamento interno sia del Movimento di liberazione del popolo sudanese, sia delle fazioni più vicine a Riek Machar e Taban Deng Gai.

L’articolo integrale di Lorenzo Bagnoli, “Sud Sudan: il cessate il fuoco non tiene e precipita la situazione di crisi, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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