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Venezuela: forze armate di Maduro accusate di repressione contro indigeni

Almeno 5 morti tra gli indigeni Pemon, colpevoli di avere manifestato per chiedere di lasciar entrare aiuti umanitari in Venezuela. E la Commissione interamericana sui diritti umani chiede misure precauzionali

13 marzo 2019

In Venezuela scatta l’allarme indigeni Pemon. Il 23 febbraio scorso, a Santa Elena de Uairén, al confine col Brasile, durante una manifestazione le guardie bolivariane hanno sparato e ucciso 5 persone, tra le quali tre Pemon. E da quel momento la situazione non ha fatto che peggiorare: 58 arresti e 23 feriti registrati nel più vicino ospedale in territorio brasiliano.

AFP Photo / Leo Ramirez (via Flickr)
Venezuela osservatorio diritti

La pronuncia della Cidh. Il 1° marzo la Commissione interamericana sui diritti umani (Cidh) ha approvato la risoluzione 7/2019. Il documento, di fatto, si mette di traverso in difesa di questo popolo: la pronuncia prevede misure precauzionali verso i Pemon, in particolare quelli della comunità di San Francisco de Yuruaní (stato di Bolívar) e di Olnar Ortiz, difensore di questa popolazione. Secondo l’organismo, infatti, gli indigeni Pemon stanno correndo il pericolo di essere soggetti a “danni irreparabili” per quanto riguarda i loro diritti.

Le ragioni. La Cidh parla di repressione ad opera di polizia nazionale e guardia nazionale bolivariana. Queste istituzioni, sostiene sempre la Commissione, si sarebbero mosse contro questa popolazione perché aveva organizzato azioni con lo scopo di permettere agli aiuti umanitari di passare la frontiera del Venezuela. Proprio per contrastare queste manifestazioni, dunque, militari e paramilitari, i cosiddetti colectivos, sono entrati in azione.

La denuncia. L’ong Programa Venezolano de Educación-Acción en Derechos Humanos (Provea) ha fatto sapere di aver avuto notizia di violazioni di domicilio in case e negozi a Santa Elena de Uaurén e San Antonio de Morichal ad opera della Guardia nazionale bolivariana. In questi casi, gli abitanti sono stati di fatto costretti ad andarsene. In particolare, l’organizzazione parla di almeno 9 persone minacciate di morte, oltre al sindaco indigeno di Gran Sabana. Nella zona, inoltre, sono stati dispiegati carri armati, creando così una situazione di persecuzione e repressione.

I precedenti. Violazioni dei diritti verso gli indigeni Pemon in Venezuela sono già stati registrati in passato. Nel settembre 2017, per esempio, due ragazzi di 21 e 19 anni, José Gregorio Moraleda Zambrano e Jomas José Alcántara, sono stati ammazzati dalla Guardia nazionale nel corso di proteste contro la mancanza di cibo. E l’8 dicembre scorso il fuoco della Dirección General de Contrainteligencia Militar (Dgcim) ha ucciso un altro indigeno. Un evento che aveva portato a un duro scambio di accuse tra i cacique (i capi delle comunità indigene) e l’allora ministro della Difesa, Vladimir Padrino López.

L’articolo integrale di Samuel Bregolin (da Bogotà, Colombia), Venezuela: forze armate di Maduro accusate di repressione contro indigeni, può essere letto su Osservatorio Diritti. 

AFP Photo / Leo Ramirez (via Flickr)  
 

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