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Torture (sistematiche) nelle carceri cecene, agenti russi sotto accusa

La denuncia nel nuovo report del Comitato anti-tortura del Consiglio d'Europa: "Problema profondamente radicato". Una situazione che va oltre i confini ceceni

02 aprile 2019

Le torture compiute dagli agenti russi nelle strutture di detenzione cecene sono al centro di un recente report del Comitato anti-tortura del Consiglio d’Europa (Cpt). E non si tratta di qualcosa di sporadico. Secondo quanto dichiarato dal vicepresidente del Cpt e capo-missione dei controlli fatti nel Paese nel 2017, Mark Kelly, infatti, “per il Cpt è motivo di grande preoccupazione il fatto che, nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi venti anni, la tortura dei detenuti nella Repubblica cecena continui ad essere un problema profondamente radicato”.

Mark Kelly, vicepresidente del Cpt
Mark Kelly, vicepresidente del Cpt

Indifesi. I detenuti ascoltati dal Comitato hanno dichiarato che in seguito alle loro proteste in seguito ai maltrattamenti non è stato fatto nulla. Anche nei casi in cui, si legge nel report, c’erano “lesioni visibili su più parti del corpo”. E non è tutto: in alcuni casi sarebbero stati obbligati a rilasciare una confessione e, in seguito, ancora maltrattati.

Lacune mediche. Alla denuncia di maltrattamento da parte di un detenuto dovrebbero seguire immediatamente degli accertamenti medici. Ma questo non avviene: stando alla relazione, spesso passa molto tempo prima che questo accada e, a volte, la procedura è semplicemente non applicata. I dottori addetti a questi esami sono designati dalle autorità. E forse sta proprio qui parte del problema. Il Comitato, infatti, ribadisce “l'importanza del ruolo che deve essere svolto da medici legali nelle indagini su casi che potrebbero comportare maltrattamenti da parte delle forze dell'ordine”. Ad oggi, la situazione è tale per cui i detenuti spesso evitano direttamente di presentare denunce proprio per paura di subire conseguenze ancora peggiori.

Un problema che va oltre i confini ceceni. Il rapporto sottolinea come, oltre alle violenze diffuse, si registrino spesso anche casi di arresti illegali. E questo sembra non avvenire solo nella Repubblica cecena. “Rimane profondamente preoccupante che nelle loro risposte ai rapporti di visita del Cpt, le autorità russe non abbiano riconosciuto la gravità della situazione”, ha dichiarato il Comitato. Che ha aggiunto come questa situazione sia stata già registrata in altri Paesi del Caucaso settentrionale.

Un problema che viene da lontano. Già 13 anni fa, un lungo rapporto di Amnesty International, “Russian Federation: Torture and forced confessions in detention”, denunciava pubblicamente violenze diffuse compiute dalla polizia russa e la relativa immunità. E allora come oggi si notava come si trattasse di un problema che andasse ben oltre la Cecenia, tanto da meritare in diverse occasioni le critiche della Corte europea dei diritti umani.

L’articolo integrale di Fabio Polese (da Mae Sot (Thailandia), Cecenia: agenti russi (ancora) sotto accusa per torture nelle prigioni, può essere letto su Osservatorio Diritti. Foto: Mark Kelly, vicepresidente del Cpt

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